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LIVORNO: NO AI TASER

LIVORNO: NO AI TASER

Durante il Consiglio comunale di lunedì 28 novembre il dibattito si è cristallizzato sulla proposta -annunciata e posta la scorsa settimana in commissione dalla Lega e dal gruppo misto- di permettere ai vigili urbani del comune di Livorno di essere equipaggiati con i taser, uno strumento di tortura e repressione riconosciuto dai suoi sostenitori – in modo grottesco e superficiale- come una forma deterrenza non letale.

La narrazione favorevole al taser -che ricordiamo essere in prova in almeno 12 città italiane dal 2018 senza che ci siano dati pubblici liberamente accessibili- è dissociata dalla mole di informazioni dispensate e sviluppate negli anni dalle organizzazioni che si occupano del monitoraggio e del rispetto dei diritti umani negli Stati Uniti, in Canada ed in Irlanda, posti nei quali si registra un utilizzo indiscriminato di taser nei confronti di persone disarmate, arrivando secondo le statistiche a costituire un quadro nel quale 8 persone su 10 sono state colpite da un elettroshock pur senza brandire un arma bianca o da fuoco.

Il fatto che questo flusso di dati provenga da nazioni con regolamentazioni quasi inesistenti in materia di armi letali è assolutamente non secondario.

La classificazione di arma “non letale” è stata presto cancellata nel dibattito pubblico in favore della categoria “less lethal”, nonostante secondo Amnesty International Canada sia necessaria una moratoria che blocchi l’utilizzo dello strumento in attesa di una più profonda conoscenza sulle ipotetiche implicazioni dannose nei confronti del corpo umano; uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista Circulation dell’American Heart Association ha rilevato che i taser possono causare “aritmie ventricolari, arresto cardiaco improvviso e persino morte” in soggetti predisposti o che presentano problematicità e patologie nel sistema cardiaco, cardiovascolare e nel complesso delle articolazioni del corpo.
Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura riferisce che l’uso dei taser possa declinarsi come una forma di tortura in relazione al dolore acuto che provoca, in un mondo in cui le malattie del sistema cardio circolatorio sono in rapida ascesa.

Dal 2006 al 2019 negli Stati Uniti sono state accertate almeno 1000 morti correlate all’utilizzo del taser nel lungo termine.

Ci chiediamo perché si scelga di pensare ad un ipotesi così dannosa verso le persone che vivono e attraversano il nostro territorio quando invece si dovrebbe destinare molto più tempo alla discussione di forme di riconciliazione e di pacificazione del contesto di reato (visto che il taser avrebbe il suo snodo centrale nelle dimensioni di micro criminalità o nella repressione delle risse durante il weekend) utilizzando i vigili e le vigilesse come una risorsa al servizio del cittadino in sincronia con la rigenerazione delle circoscrizione e dei presidi territoriali per decentralizzare i processi decisionali e di gestione dei beni comuni.
In un tessuto sociale che anagraficamente risulta esposto a molteplici tipi di patologie associate ad un età demografica molto elevata, arenare il dibattito su uno strumento di tortura che potrebbe inevitabilmente produrre ulteriori danni al corpo -durante una caduta conseguente alla paralisi del corpo non si ha il controllo di ciò che sta accadendo, rendendo molto facile la rottura di un osso o un trauma molto grave- significa essere distanti dalle condizioni materiali che caratterizzano le esistenze quotidiane delle persone.

La composizione variegata dal punto di vista etnica in una comunità locale occidentale nel 2022 impone la necessità di attuare meccanismi di descalation articolati anche attraverso la conoscenza della diversità delle culture e delle lingue.

Riteniamo sia pericoloso affidare delle armi di questo tipo -che inevitabilmente verrebbero impiegate per mettere fine anche a piccoli litigi- in una città dove sono presenti gruppi di differenti etnie e culture che spaziano dall’area del Maghreb a quella dell’est asiatico o dei paesi vicini al golfo persico.
Restiamo inoltre spaventati dalle dichiarazioni del consigliere Di Liberti-gruppo misto- che ha decantato la possibilità di utilizzare i taser durante sfratti e sgomberi, costruendo una caricatura da ventennio fascista che dimostra quanto sia pericolosa la narrazione del degrado e del decoro alla quale siamo esposti da oramai troppi anni, tempo durante il quale si è prodotta una vera e propria fobia della povertà e della marginalità, unita alla credenza che lo Stato non debba esistere per il welfare o il benessere ma solo per la tranquillità di chi possiede patrimoni immobiliari o immensi ecomostri dove sfruttare i giovani nelle stagioni estive.

Ci vergogna il fatto che si possa anche solo immaginare una proposta del genere in un’area di crisi complessa dal punto di vista occupazionale, ambientale ed economico.

Sempre contro le prepotenze di chi concepisce la vita come un immenso carcere dove sorvegliare e punire la marginalità.

Potere al Popolo Livorno

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