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[LIVORNO]Nazionalizzare Moby/Tirrenia e indagare sulla privatizzazione della Porto 2000

Questa emergenza sanitaria ha creato in tutto il paese enormi danni a livello economico per i lavoratori e i disoccupati.

Anche a Livorno ci sono centinaia di famiglie che non sanno come arrivare a fine mese anche solo per fare la spesa. Ma in questi giorni vogliamo parlare di alcuni casi vergognosi sui quali non si può tacere, dove le aziende stanno facendo il bello e il cattivo tempo con i diritti dei lavoratori e il loro salario, con spesso responsabilità di parte pubblica.

Partiamo ad analizzare la situazione di Tirrenia, Moby e della Porto 2000, la società che gestisce il traffico passeggeri del Porto di Livorno.

Porto 2000 era un’azienda con floridi bilanci in mano all’Autorità Portuale e alla Camera di Commercio, quindi pubblica.

Oggi è un’azienda privatizzata e data in mano a un soggetto in enorme difficoltà economica con tutte le conseguenze del caso per i lavoratori. Ma andiamo per gradi.

Nata nel 1996 come Azienda a capitale pubblico è cresciuta nel corso degli anni fino a diventare una delle più importanti realtà del Porto, sia per il traffico traghetti che per quello delle crociere.

Nel 2014, per la legge 84/94 è incominciato l’iter della privatizzazione che ha visto cedere le quote di maggioranza dell’intero pacchetto alla Livorno Terminals cordata di Armatori e terminalisti che fa capo al Gruppo Onorato, gli altri due soci di minoranza sono Msc e Ltm. L’assegnazione ufficiale agli aggiudicatari è avvenuta il 5 maggio 2019. Il potere di controllo e di gestione della società è ovviamente in mano ai privati.

L’aggiudicatario ha vinto la gara per aver presentato un piano industriale più convincente degli altri candidati, avendo sparato 91 milioni di investimenti per la realizzazione del nuovo Terminal Crociere da costruire all’Alto Fondale.

La Porto 2000 ha riportato nel 2019 dati indubbiamente positivi con una crescita del 4 per cento. Stessi dati fino al 28 febbraio per quanto riguarda l’esito dei traffici proveniente dal settore traghetti. Tutto ha incominciato a rallentare durante il periodo iniziale delle restrizioni fino al blocco totale dei passeggeri imposto dalla Ministra De Micheli.

Per far fronte alla riduzione dell’attività lavorativa i dipendenti stanno usufruendo degli ammortizzatori sociali fino al 12 maggio. Diverso il discorso per i precari che sarebbero dovuti entrare al lavoro il primo aprile e che invece adesso si ritrovano a casa.

A causa dell’emergenza Covid-19 molte crociere hanno ovviamente disdetto le prenotazioni per maggio e giugno, e in questa fase è ipotizzabile uno stop ancora più prolungato.

Ma vediamo soprattutto cosa sta succedendo intorno al Gruppo Onorato, maggior azionista della società: sono incominciate ad addensarsi molte nubi economiche. Sul gruppo armatoriale da tempo c’è una crisi finanziaria di vaste proporzioni. Negli ultimi tempi le cronache hanno riportato una situazione che rischia di portare al default. Il Gruppo di cui fa parte Moby, ToremaR e Tirrenia è quotato in borsa e proprio in questi giorni le agenzie di rating lo hanno declassato nuovamente al limite del fallimento.

Onorato a fine marzo non ha pagato le cedole di un Bond da 300 milioni, e come se non bastasse, la Commissione Europea ha decretato che i soldi versati da Moby alla sua controllata Tirrenia, non sono aiuti di Stato. Per cui Moby dovrà versare 180 milioni di euro allo Stato. E’ ovvio che Moby, così come Tirrenia vanno nazionalizzate al più presto.

La crisi del Gruppo Onorato ha purtroppo attratto a se anche una società in salute come Porto 2000. In meno di 10 mesi un bene pubblico è stato letteralmente smantellato per tappare le voragini create su altri fronti ma sempre facente parte del solito azionista.

Questa cosa non doveva essere permessa. Chi ha vigilato sui conti della società offerente?

Oggi la Porto 2000 è una società in crisi, cosa impensabile fino ad un anno fa, e qualcuno vorrebbe far passare il Covid-19 come la cartina tornasole di tutto.

Molte incognite si pongono sul futuro della Porto 2000 e sulla realizzazione di quel Porto passeggeri che a detta di tutti con l’arrivo dei privati avrebbe dovuto spiccare il volo.

Chi oggi finanzierebbe un progetto di 91 milioni a soggetti vicini al crack finanziario?

E soprattutto viene da chiedersi chi si assume la responsabilità di aver consegnato la Porto 2000 a questi soggetti?

E chi pagherà le scelte sbagliate dell’Autorità Portuale, i lavoratori?

Possiamo affermare, e i dati lo confermano, che la privatizzazione della Porto 2000 è stata un’operazione fallimentare che rischia di compromettere il futuro di una parte importante dell’economia e dell’occupazione del nostro territorio.

Quali prospettive hanno oggi i lavoratori davanti a questo fallimento dichiarato.

Sarebbe proprio il caso che davanti al fallimento della privatizzazione e alla mancanza di prospettive la parte pubblica si riprendesse le quote non solo per salvare il Porto da un progetto irrealizzabile, ma soprattutto per dare certezze ai lavoratori che sono stati dati in pasto a una società in crisi.

Su tutti questi aspetti serve che l’Autorità Portuale dia risposte alla città e ai lavoratori.

Pensiamo inoltre che il Governo debba nazionalizzare al più presto le compagnie del gruppo Onorato considerando anche i suoi enormi debiti verso lo Stato, così come avvenuto per Alitalia. Ricordiamo che Onorato acquistò nel 2012 la good company Tirrenia, lasciando la bad company con 800 milioni di euro di debiti allo Stato e non ha ancora pagato il saldo di 180 milioni di euro. Inoltre recentemente era stato cessato il servizio di collegamento con le isole, interrompendo preziose forniture di cibo e farmaci, lasciando migliaia di lavoratori in un drammatico limbo, senza lavoro e senza cassa integrazione.

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