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[Livorno] Il Big Brother sugli “spazzini” di Livorno

Udite, udite, anche Livorno vuole restare al passo coi tempi e con il progresso tecnologico.
Ma di cosa stiamo parlando?

Di investimenti per l’apertura di un nuovo impianto produttivo che possa riassorbire tanti operai rimasti disoccupati o formarne di nuovi? Assolutamente no.

Allora, magari, di un qualche sistema al servizio del cittadino che possa risultare comodo ed efficiente? Nemmeno per idea.
Stiamo parlando del fatto che adesso, se sei uno “spazzino”, ossia un lavoratore di società come AVR che si occupano della pulizia delle strade, verrai dotato di un braccialetto elettronico che comunica in tempo reale con una centrale operativa, per informarla di dove sei, che strada hai pulito e che cestino hai svuotato. Insomma, come i dipendenti di Amazon, più o meno, che si devono spostare velocissimamente tra uno scaffale e l’altro, per migliorare la velocità di spedizione dei prodotti.
Oppure come nel romanzo di George Orwell “1984”, dove chiunque e dappertutto, era sottoposto all’occhio vigile e attento del “Big Brother”.
No, non stiamo esagerando. Al momento, non esiste nessun reale motivo per introdurre un tale sistema di controllo sui lavoratori.
Anche perché, intorno a questi argomenti, ci sarebbe da chiedersi del perché il tuo “capo” – pardon, datore di lavoro – dovrebbe assolutamente conoscere la tua posizione. Cosa dovrebbe succedere di così grave da doverti far controllare da un dispositivo elettronico in tempo reale?

Su questo argomento – è ovvio – non basterebbe un ciclo di seminari per parlarne adeguatamente. Tutela della privacy, rischio di non aderire alle tabelle di produttività e quindi vedersi tagliato lo stipendio da continue multe, etc., sono argomenti che andrebbero sviscerati e su cui i lavoratori e i sindacati dovrebbero battagliare per contrastare questa deriva.
Noi crediamo, infatti, che vada garantita la privacy del lavoratore. Inoltre, ai lavoratori deve essere assicurata piena libertà di movimento per svolgere adeguatamente la propria senza sottostare, invece, al volere – e alle esigenze produttive – dell’azienda.
E questo caso diventa, così, esemplare di quanto stiamo dicendo.
Anche perché, gli stessi eventi che accadono nel mondo – come il caso di Cambridge Analytica – ci confermano che i “dati” sulle abitudini delle persone, e nel nostro caso dei lavoratori, sono una ghiotta merce da rivendere sui mercati internazionali, una sorta di “nuova materia prima” su cui sviluppare nuove strategie di guadagno.

Ma, inoltre, il problema che qui noi ci poniamo, ha delle basi anche più concrete.
Non solo siamo contrari a questo tipo di controllo maniacale sui lavoratori, ma lo siamo ancor di più per un caso come quello degli addetti alla pulizia delle strade nella nostra città.
Sappiamo bene, infatti, che Giunta, Sindaco e 5 stelle portano l’esempio del risanamento di Aamps come fiore all’occhiello della loro capacità amministrativa.
Ma vogliamo ricordare a lor signori, che la colpa del disastro di Aamps non può essere imputata ai suoi dipendenti, né tantomeno ai lavoratori delle aziende che operano in appalto, come quelli di AVR. Non è colpa loro se Aamps aveva buche infinite.
Il dissesto di questa azienda (che, ricordiamolo, è una partecipata al 100% del Comune di Livorno) è da imputarsi ai precedenti dirigenti voluti dal Partito Democratico, agli amici degli amici infilati in posizioni amministrative solo per lucrare, e via dicendo.

Detto ciò, quindi, ci chiediamo per quale motivo, un fatto del genere debba essere applicato per una ditta in appalto a una partecipata del Comune di Livorno: sembra, infatti, che la Giunta stia mirando unicamente a far cassa, aumentando i ritmi di lavoro dei lavoratori di AVR per esempio, ma soprattutto con tutta la faccenda delle “strisce blu” per i parcheggi e dei contrassegni a pagamento per i residenti, che si stanno espandendo a macchia d’olio in tutta la città, senza garantire un dovuto sistema di trasporto pubblico alternativo ed efficace (anzi, siamo di fronte al taglio continuo di linee e corse delle vetture di CTT).
Dove vuole arrivare quindi questa Giunta?
È una domanda che stiamo iniziando a porci.

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