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L’Autonomia Differenziata dal punto di vista dell’Ambiente

L’Autonomia Differenziata dal punto di vista dell’Ambiente

La secessione dei ricchi, ovvero la cosiddetta Autonomia Differenziata, ha come presupposti il disegno separatista della Lega e la revisione dell’articolo V della Costituzione e come obiettivo la creazione di nuove forme di sfruttamento delle persone e dell’ambiente, con un conseguente allargamento delle disuguaglianze tra le regioni del nord e del sud (già molto forti) e le tra classi sociali.

L’antefatto: tutto ha inizio con la riforma del titolo V della Costituzione varata nel 2001 dal governo di centro-sinistra di Giuliano Amato. Nel 2017 le Regioni Veneto e Lombardia hanno indetto e realizzato rispettivi referendum per chiedere maggiore autonomia.
Su questa falsa riga, nel 2018 il governo Gentiloni, nella persona del sottosegretario Gianclaudio Bressa ha firmato a Palazzo Chigi una pre-intesa sulla cosiddetta “autonomia differenziata”, accettando il principio che le Regioni con maggiore reddito potessero contare su risorse maggiori di quelle attualmente spese dallo Stato.
Oggi, la regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna hanno chiesto il trasferimento dallo Stato di un gran numero di materie: si va dalla scuola alle infrastrutture, all’energia, alle grandi opere, ai beni culturali, al lavoro e non da ultimo la tutela dell’ambiente.

Oxfam, Eurostat, ISTAT, CENSIS e SVIMEZ ecc affermano come di anno in anno la forbice economica e sociale tra le Regioni del nord e sud Italia aumenta e con essa aumenta anche divario tra ricchi e poveri.
E allora perché, di fronte a tali evidenze, non si attuano politiche per la coesione, la redistribuzione del reddito, per la giustizia fiscale e ambientale?
La ragione è semplice: come sappiamo le disuguaglianze non sono una stortura, una variabile “negativa” del sistema ma un preciso progetto politico sul quale il neoliberismo fonda il suo consenso ed esercita il suo dominio sull’uomo e sulla natura.

Prendiamo l’esempio della Sanità: il passaggio alle Regioni della gestione di questo essenziale servizio pubblico ha significato la fioritura di una vera e propria industria della sanità privata, (ricordiamo la condanna in via definitiva per corruzione di Formigoni ex Presidente di Regione Lombardia).
Il costante peggioramento della Sanità delle regioni meridionali ha alimentato una fortissima emigrazione sanitaria di centinaia di migliaia di cittadini disperati. La logica dell’autonomia differenziata è sfruttare al meglio le debolezze delle altre micro patrie regionali.

Se le conseguenze economico e sociali dell’Autonomia Differenziata sono drammatiche, nell’ambito della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici l’autonomia differenziata è addirittura demenziale.
Nonostante il fatto che la catastrofica situazione ambientale del pianeta richieda politiche e visioni di sistema che prevedano profonde revisioni a scala planetaria dell’economia e della società, con l’autonomia differenziata si creerebbero piccole isole egoistiche fuori da ogni controllo democratico centrale.

Come verranno gestiti i bacini idrografici interregionali e in particolare come verrà monitorata la qualità delle acque? come verrà tutelata la fauna selvatica che si muove indifferentemente dai confini amministrativi? Quali saranno gli standard della qualità dell’aria e come saranno rispettati con diverse normative, e di conseguenza come sarà garantita la salute pubblica? Come adottare, ed è questa l’assurdo, politiche per ridurre le emissioni nocive con 20 diverse politiche industriali ed energetiche?

I cambiamenti climatici, lo sappiamo, non conoscono confini regionali e nazionali. Richiedono un’azione generale immediata su tutto il territorio nazionale ed extranazionale, attraverso piani di riconversione dell’economia, delle fonti energetiche, e della ridistribuzione delle risorse disponibili nel pianeta che permettano un’azione concertata a livello nazionale ed internazionale.

La crisi ecologica nei suoi molteplici aspetti ha raggiunto livelli talmente elevati che soltanto una conversione delle attività umane, comprese quelle produttive, programmata e sviluppata a livello centrale, nazionale ed extranazionale, potrebbe iniziare a invertire la rotta, per non continuare ad accelerare irresponsabilmente verso una catastrofe generale annunciata e di carattere irreversibile.
Bisogna contrastare con ogni mezzo questo irresponsabile ed eversivo disegno politico agendo capillarmente in ogni territorio per informare le cittadine e i cittadini circa le sue conseguenze e per creare sinergie e mobilitazioni locali e nazionali che possano rivolgersi alle istituzioni chiedendo l’immediato stop a questo pericoloso e inaccettabile progetto secessionista.

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