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A GRAZ, LA SECONDA CITTÀ DELL’AUSTRIA, DOVE IL PARTITO COMUNISTA PESA 29% ALLE COMUNALI

Nell’immagine diverse pubblicazioni del KPÖ, in primo piano una pagina con una foto della sindaca Elke Kahr e dell’assessore Robert Krotzer

Come membri dell’assemblea regionale di Potere al Popolo Estero abbiamo deciso di creare uno spazio online per dare voce a formazioni politiche geograficamente lontane dall’Italia ma vicine in termini di ideali, lotte e aspirazioni. In quanto emigrati stiamo lavorando, con spirito internazionalista, a costruire legami con le altre organizzazioni socialiste e comuniste nel mondo.

Buona navigazione!


#7 Potere al Popolo! Intervista Robert Krotzer (KPÖ) a Graz

Siamo oggi con Robert Krotzer, nel suo ufficio, nel municipio di Graz, in Austria. Lui è assessore, ha 35 anni, si è formato e ha lavorato come insegnante di tedesco e storia, e da molti anni è membro del KPÖ, il Partito comunista d’Austria.

Indice dell’intervista realizzata il 9 Dicembre 2022
1. Conosci Potere al Popolo?
2. Qual è la ricetta del successo elettorale raggiunto?
3. Come e perché devolvete due terzi del vostro compenso da amministratori?
4. Avete successo elettorale locale ma non sul piano nazionale, come mai?
5. Qual è la composizione sociale del partito?
6. Dove imparate ad amministrare?
7. Quali obiettivi avete già raggiunto nell’amministrazione della città?
8. Quali sono i tuoi compiti da assessore? E i “buoni propositi” per il nuovo anno?
9. Quali difficoltà hai incontrato nell’attività di amministratore?
10. Cosa possono raggiungere sindaca comunista e assessori comunisti in una società capitalista?
11. Saluti

Robert, grazie di aver accolto il nostro invito all’intervista e poi di averci invitati qui per realizzarla! Prima di cominciare, rispondi per favore del tutto sinceramente: conosci/conoscevi Potere al Popolo?

Una risposta del tutto sincera: sì, lo conoscevo, lo conosco. Siamo in quanto Partito comunista ovviamente anche un partito internazionalista, dove è per noi importante ciò che accade in altri Paesi, in particolare ciò che lì accade nei movimenti sociali e mi è già capitato negli ultimi anni più volte di incrociare Potere al popolo. Qualche volta c’è stato anche e c’è un contatto di persona. Nostre compagne e compagni sono stati un paio di mesi fa a Padova, a dare anche un supporto alla campagna elettorale. Quindi c’è appunto uno scambio sempre ogni volta molto fruttuoso.

Dopo aver raccolto negli ultimi anni sempre maggiore consenso elettorale, a Settembre 2021 il KPÖ (Partito comunista d’Austria) ha ottenuto alle elezioni comunali il 28,8%, diventando il primo partito. Avete ottenuto 15 consiglieri comunali su 48, e 3 posti in giunta su 7, tra questi tre Elke Kahr: è dal 2021 la sindaca di Graz. A causa di questo successo il KPÖ di Graz ha attirato su di sé molta attenzione, anche internazionale. Avete di nuovo rotto la regola secondo cui i partiti comunisti devono essere elettoralmente perdenti. Come avete fatto?

È ovviamente una lunga storia che risale a decenni fa ed ha a che fare con le posizioni che il partito ha preso all’inizio degli anni 90, al tempo della grave crisi del movimento comunista, mondiale e ovviamente anche in Austria, rispetto alla domanda “Come andare avanti dopo il fallimento degli Stati del socialismo reale nell’Europa dell’est?”. Una risposta del nostro partito a Graz e nella Stiria [Stiria, in tedesco Steiermark, è il nome di uno dei 9 stati federati che compongono la Repubblica federale d’Austria] è stata una formula che dice: “Un partito utile per la vita quotidiana e per i grandi obiettivi del movimento di lavoratrici e lavoratori”. A molti congressi di partito sono state utilizzate tante formule, ciò che conta è però che le si riempia di vita e proprio questo è qui per decenni riuscito: essere  partito utile per la vita quotidiana. Così per esempio negli anni 90 è stato istituita una Linea telefonica emergenza affitto, un punto di riferimento per persone che hanno problemi col padrone di casa, difficoltà con il contratto di affitto; esiste ancora oggi e molti la utilizzano. Effettivamente con gli anni è diventata una regola non scritta, una voce che circola: “Se hai problemi con l’abitazione, allora vai dai comunisti, dalle comuniste, che loro ti possono aiutare!”. Così ci sono molti campi della vita quotidiana dove il partito è diventato un partito utile e abbiamo una miriade di contatti personali quotidiani con chi vive qui. Offriamo molteplici consulenze sociali, dove le persone vengono supportate in maniera molto concreta riguardo ai loro diritti, ricevono informazioni o semplicemente ricevono incoraggiamento, quando le difficoltà sono così grandi che uno dispera e non vede una via d’uscita per sé  stesso.

Inoltre molto del successo ha sempre anche a che fare con determinate persone che operano  concretamente. Qui in particolare Elke Kahr, che dall’inizio degli anni 90 è attiva a Graz a livello politico comunale ed è stata a fianco di molte migliaia di persone, è riuscita a raggiungere e ottenere molto, soprattutto nel settore dell’alloggio e dell’edilizia comunale. Tutto ciò è legato anche ad una sua caratteristica: quella di essere una persona alla mano. Elke Kahr è la prima donna ad essere sindaco, la prima comunista, ed è anche figlia di operai, una figlia della classe operaia. Anche questo conta molto e ha contato molto nel favore incontrato: moltissime persone hanno visto il successo elettorale del KPÖ come il loro proprio successo elettorale, per la prima volta i ricchi e i potenti non sono rimasti al potere.

Hai parlato in un’intervista di un “altro stile di fare politica”. Uno dei suoi tratti caratteristici è donare una buona parte dello stipendio mensile da amministratore politico. È una pratica che il vostro compagno Ernest Kaltenegger ha inaugurato a Graz nel 1998. Dei circa 6000 Euro netti che tu ricevi, ne devolvi circa 4000. Poi in una “giornata dei conti aperti” date conto dell’utilizzo di questi soldi. Ci parli del senso e dell’organizzazione della donazione? Chi la gestisce e secondo quali criteri?

Non siamo stati noi ad inventare questo principio. Si tratta di un vecchio principio socialista, comunista, già fissato nella Comune di Parigi, tale per cui i rappresentanti politici non devono guadagnare più di un operaio qualificato o di un’operaia qualificata. Oggi si trova questa concezione anche in una serie di partiti comunisti e marxisti, che sia il Partito comunista portoghese o anche in Belgio, il Partito del lavoro, dove è così per i parlamentari. C’è da noi una particolarità che ha sicuramente anche a che fare con la situazione dell’Austria, dove politici e politiche (similmente accade forse in Italia) hanno scarsa credibilità, cosa alla quale in gran parte loro stessi hanno contributo. E appunto nel 1998 c’è stata la riflessione: “Se noi dicessimo che non lo tratteniamo per noi, ma lo consegniamo al partito, non sarebbe poi tanto diverso da quello che affermano molti politici”, e invece affinché tutto sia aperto e trasparente, esiste questa “giornata dei conti aperti” dove chiunque può venire a vedere cos’è stato fatto col denaro e chi è stato supportato.
È importante per diversi motivi. Da una parte tu non ti allontani così tanto dalla popolazione lavoratrice, per via di uno stipendio tanto alto. Questo regolamento fa notare alle persone che viene condotta una politica del tutto diversa, disinteressata e non orientata al proprio vantaggio. Per di più in piccolo viene vissuto così un esempio di principio socialista, nel senso che si ridistribuisce il denaro. Con ciò raggiungiamo anche molti che del tutto comprensibilmente si sono proprio allontanati dall’attività politica, dall’esercizio politico borghese affermatosi, perché dicono “Tutti lo fanno solo per proprio vantaggio, mentono e truffano dove possono”.
Concretamente: io verso mensilmente 4000 Euro su un conto amministrato da una mia collega e ho insieme ad una collega che è assistente sociale orari di ricevimento in cui le persone vengono con le loro questioni. Osserviamo quali richieste ci sono, come va con gli arretrati nel pagamento del fitto, gli arretrati nel pagamento della corrente, del riscaldamento. Ovunque dove la situazione sia preoccupante prendiamo in carico noi una parte del pagamento; lo facciamo per esempio affinché non avvenga nessun distaccamento del riscaldamento o affinché non venga avviato nessun procedimento di sfratto.

I risultati elettorali nazionali non sono altrettanto favorevoli. Alle comunali avete raggiunto nel 2017 il 20,3%, nel 2021 il 28,8%. Alle ultime elezioni regionali, della Steiermark, nel 2019 il KPÖ ha raggiunto complessivamente il 6% (il 13% a Graz), mentre ha raggiunto nello stesso anno solo lo 0,69 % alle elezioni nazionali (2,2% a Graz). Come te lo spieghi e in che direzione bisogna andare?

Bisogna prendere in considerazione la storia dell’Austria e il complessivo paesaggio politico austriaco. L’Austria è stata caratterizzata per tutto il periodo della Seconda repubblica, dal 1945, da un anticomunismo molto forte. Diversamente dall’Italia, dove il PCI ha giocato un ruolo molto importante, ampio, qui il KPÖ è dagli anni ‘50 fuori dal Parlamento, registrando poi risultati elettorali di circa l’1%. Ha incontrato, a parte determinate roccaforti, poco favore politico ed è stato sempre corredato di etichette negative; il muro dell’anticomunismo è stato in Austria sempre molto alto. Perciò il successo elettorale è potuta arrivare solo a livello locale, quando cittadini e cittadine hanno visto esserci comunisti e comuniste impegnarsi per le persone, esserci per chi lavora, in maniera disinteressata. È stato visto che i comunisti sono quelli che osano prendere la parola e opporsi e che non corrispondono alla propaganda negativa costruita intorno a loro.

Allo stesso tempo abbiamo avuto nel partito sviluppi molti differenti. Mentre noi qui abbiamo preso le mosse da uno sviluppo della politica dal basso verso l’alto, in altri pezzi del partito ci si è sempre mossi ad un livello molto astratto, parlando delle grandi questioni del mondo con l’idea che se le persone finalmente per una volta leggono tutto ciò che il partito dice di intelligente, allora semplicemente ci seguiranno. Così ci sono stati anche moltissimi tentativi di politica di alleanza, che sono tuttavia tutti quanti falliti, perché hanno sempre tentato di saltare fatiche invece necessarie.

In fin dei conti come comunista o complessivamente come attivista di sinistra, devi, se vuoi veramente attecchire nella popolazione e vuoi produrre un radicamento, allora devi essere concretamente a portata di mano per le persone. Devi esserci. E devi anche prendere in carico ogni lavoro. Questo significa investire tempo, fare banchetti informativi, condurre consulenze, significa organizzare feste, incontri, dove le persone possono avvertire che insieme possono fare la differenza. In altre parti dell’Austria c’è stato per anni, molti anni, niente o solo molto poco di questo. Abbiamo adesso da alcuni anni di nuovo sviluppi molto positivi. In altre città austriache, come Salisburgo o anche Linz, è recentemente riuscito che il KPÖ ottenesse un secondo incarico politico in giunta e a Krems, una piccola cittadina nella Bassa Austria, il partito ha contribuito affinché la lista di cui fa parte passasse da due a tre incarichi. Il nostro spazio per i prossimi anni non saranno sicuramente le elezioni nazionali, dove con lo sbarramento al 4% è molto difficile ora come prima per un partito piccolo come il KPÖ. Ma dove abbiamo speranza di poter fare ulteriori passi in avanti è a livello locale. Certamente aiuta adesso il fatto che noi a Graz, nella seconda città dell’Austria, indichiamo la sindaca, la quale è nel frattempo molto conosciuta in tutta l’Austria, molto popolare, e il fatto che il KPÖ ha una reputazione molto buona molto oltre i confini della città. Puntiamo soprattutto a elezioni locali e regionali. Vedremo cosa porteranno con sé le prossime elezioni nazionali.

Qual è la composizione sociale del partito: chi sono i suoi membri? Siete particolarmente radicati in determinati luoghi di lavoro?

Siamo nella sostanza un partito della popolazione lavoratrice, in tutta la sua ampiezza, quindi personale di scuola materna così come artigiani, insegnanti, persone con formazione universitaria in vari ambiti, si tratta di un campo relativamente ampio di attiviste e attivisti.

La composizione sociale dell’elettorato: abbiamo le nostre roccaforti nei tradizionali quartieri operai di Graz, il nostro maggiore risultato è a Gries, che è la base, il quartiere proletario della città, e anche molto di impronta migratoria. Lì come anche in molti altri quartieri siamo stati votati come partito più forte, a Gries nettamente oltre il 30%. In questo si nota certo anche l’orientamento e il lavoro del partito, il fatto che noi per molte persone siamo l’unico partito percepibile.

Allo stesso tempo abbiamo ottenuto buoni risultati anche in quartieri piuttosto borghesi. Prima di tutto non sono quartieri solo borghesi, ma anche là esiste un certo mix di composizione sociale, con molti studenti per esempio. D’altra parte per tante persone che hanno un reddito molto buono non è indifferente lo sviluppo sociale della città e vedono proprio nel KPÖ la forza che può far progredire lo sviluppo sociale nella città. Questa credibilità del partito è data anche dal fatto che risulta indipendente dalle lobby economiche e in particolare dalla lobby delle costruzioni e degli immobili, e che allora siamo noi anche la forza più efficace contro questa sfrenata, negli ultimi anni molto forte, cementificazione della città a favore dell’economia immobiliare.

Infine la composizione sociale è un punto essenziale anche riguardo alle nostre e nostri 15 consigliere/-i. Abbiamo due colleghi che sono guardie giurate, un installatore, una maestra, una collega che lavora nel settore produttivo dell’elettronica, abbiamo anche qui quanto alla composizione sociale una base ampia. Anche questo si nota come differenza rispetto ad altri parlamenti/consigli comunali, da noi in maniera molteplice affluiscono semplicemente molti problemi provenienti dal mondo del lavoro, è importante che nelle discussioni arrivi come se la passano in particolare le persone che lavorano.

Come acquisiscono i membri del KPÖ le competenze necessarie per amministrare? Che ruolo gioca la trasmissione intergenerazionale delle conoscenze? E in che misura la formazione politica è lasciata ai singoli?

Impariamo quotidianamente non solo dai libri, ma anche molto intensamente da tutti gli incontri che abbiamo con le persone e le organizzazioni, le più differenti. Far confluire tutto questo nella strategia e nell’orientamento del partito è un compito impegnativo. Su questo discutiamo anche molto e ci riuniamo spesso e nonostante ciò non riusciamo a parlare di tutto, perché spesso in un giorno hai così tanti incontri e contatti che è impossibile riferirli. Ma è essenziale imparare dalla pratica, ovviamente senza perdere di vista il marxismo come bussola. Un punto essenziale è quello che tu hai chiamato apprendimento intergenerazionale, la trasmissione del sapere, delle esperienze da una generazione del partito alla successiva. Io stesso ho potuto imparare negli ultimi 15 e più anni davvero molto semplicemente da compagne e compagni più maturi e dal loro vario operato. Questo risale fino alla generazione del nostro partito che è stata attiva nella resistenza antifascista. Purtroppo molti di queste compagne e compagni sono negli ultimi anni deceduti.

Contemporaneamente impariamo certamente da tutte le esperienze che sono state fatte nel consiglio comunale e da quelle che sono state fatte nel settore sindacale e in tutti gli aspetti della vita del partito. Abbiamo anche un’associazione che si occupa di formazione nel KPÖ, dove ci sono molte iniziative, per un ventaglio molto ampio di temi. Molte di queste sono anche pubbliche, si tratta di discussioni, conferenze, ma anche iniziative culturali; si trasmette un atteggiamento critico, politicamente resistente proprio anche attraverso il lavoro culturale. Credo che questo punto sia importante, che gli accessi al comunismo possono essere tanto vari, quanto varia oggi è semplicemente la vita e che gli interessi delle persone spesso sono così differenti; quindi occupandosi di resistenza antifascista o di lavoro quotidiano per esempio nel settore della cura o occupandosi di temi LGBT, insomma attraverso molte, molte questioni ci si imbatte nella considerazione che il capitalismo non è la fine della storia e nemmeno il migliore dei mondi possibili, e invece proprio a partire da qui ci si pone la domanda: “Che aspetto potrebbe avere un altro mondo?”. Al riguardo si è davvero in buone mani se ci si rivolge a Marx e al marxismo e al partito comunista, e speriamo che anche con noi si sia in buone mani. C’è sicuramente anche da noi una serie di possibilità per approfondire e formarsi.

Da un anno amministrate il Comune di Graz in una coalizione con Verdi (17,3% alle elezioni del 2021) e Socialdemocratici (9,5%). Quali obiettivi avete raggiunto?

Abbiamo questa coalizione da Novembre 2022, e abbiamo redatto un documento di coalizione. Siamo riusciti già a realizzare molti punti essenziali in un anno. A cominciare da molte facilitazioni riguardo a misure sociali: l’accesso agli alloggi comunali è stato esteso, allo stesso tempo è stata ultimata la costruzione di oltre 250 alloggi comunali; abbiamo ampliato l’accesso alla “carta sociale”, una prestazione sociale di supporto per persone con reddito modesto, ne abbiamo migliorato le prestazioni e faremo ancora ulteriori miglioramenti; quest’anno abbiamo sospeso gli aumenti della tassa su rifiuti e condutture.

Abbiamo realizzato molte piccole cose che sono però molto importanti per le persone, anche per quanto riguarda la trasparenza e una democrazia più percepibile. Prima per esempio, nell’ultima fase di una amministrazione molto di destra che ha puntato molto sulla spartizione politica, molti funzionari di partito venivano impiegati in funzioni pubbliche. Anche a questo abbiamo messo fine, ci sono ora ovunque procedimenti trasparenti e oggettivi in base ai quali vengono scelti i migliori per le funzioni pubbliche di direzione. Abbiamo cominciato anche a risparmiare riguardo ai partiti o alle spese per i partiti, per esempio i finanziamenti per i gruppi consiliari sono stati ridotti e questo denaro ora viene utilizzato per un fondo sociale col quale vengono supportate persone bisognose.

Il tuo assessorato si occupa di salute, cura e integrazione. Quali sono i tuoi compiti da assessore? Indicacelo per favore in maniera sintetica, ma non generica. Nomina per favore 1-2 buoni propositi per il nuovo anno riguardanti la tua delega.

Sono responsabile dell’Ufficio della salute (Gesundheitsamt). È un ufficio che per via della pandemia è ora conosciuto notevolmente di più. Vi è connessa tutta l’offerta del servizio sanitario pubblico. È stata per due anni e mezzo una grande sfida, ma insieme alle colleghe e i colleghi dell’ufficio abbiamo saputo padroneggiare molto bene la situazione.

Si tratta di compiti essenziali nell’ambito della salute e siamo sul punto di rafforzare il carattere di Servizio per la popolazione. Abbiamo avuto da ultimo una campagna vaccinale in cui siamo usciti, andando nei quartieri. I consulenti vaccinali hanno cercato la conversazione diretta con le persone. Proprio questo è importante per noi, che si vada direttamente dalle persone e in questo senso il proposito per il nuovo anno per l’ufficio sanitario è la creazione di una piattaforma della salute (Gesundheitsdrehscheibe), dove le persone con problemi di salute possano andare e ricevere la migliore consulenza possibile, supporto e indirizzamento. Soprattutto per persone che soffrono le barriere sociali o che dovessero avere anche barriere linguistiche. È importante così anche che si predisponga una offerta plurilinguistica e che sia un centro di consulenza facilmente accessibile.

Un centro facilmente accessibile ce l’abbiamo già da alcuni anni nel settore della cura, è una gran bella sfida, abbiamo circa 10 colleghe e colleghi attivi per la popolazione, per le persone che sono bisognose di cura, per i loro parenti, per trovare e attivare la migliore forma di supporto e assistenza. Lo continueremo a estendere e rafforzare, nel settore le sfide sono molto grandi: la mancanza di personale è probabilmente qualcosa che si conosce anche in Italia, anche qui è conosciuta; trovare risposte a questa situazione critica, questa sarà nel futuro la grande sfida.

Infine l’integrazione: a questo proposito è per noi molto importante avere con molti, molti alleati uno scambio, un confronto stretto. C’è a Graz un paesaggio molto vasto di istituzioni sociali, associazioni per l’integrazione, che lavorano all’organizzazione di una buona convivenza nella città di oltre 100 nazionalità. Anche questo è qualcosa in cui anche a Graz abbiamo un diverso approccio rispetto a quello della precedente amministrazione, che ha più volte messo le persone le une contro le altre, alimentato il risentimento. All’opposto noi diciamo: “Graz siamo tutti”. E così è per noi, vogliamo che appunto Graz sia la città in cui tutte le persone che ci vivono si sentano a casa, indifferentemente da quali parti del mondo provengano.

Sei assessore dal 2017. Ti chiedo di parlarci di un paio di difficoltà affrontate in questi anni di attività politico-amministrativa, e di come si sono risolte.

Bisogna sicuramente distinguere tra prima del 2021 e dopo. I primi 4 anni e mezzo sono stati determinati da una coalizione molto di destra, composta da ÖVP e FPÖ, che si è servita di tutto il suo potere. Hanno sottratto ad Elke Kahr la delega-competenza sulle abitazioni, in fin dei conti con l’obiettivo di indebolire il Partito comunista. Non ha funzionato. Allo stesso tempo mi hanno dato la delega riguardante Salute e cura [N.B. In base al regolamento austriaco la distribuzione di assessorati e deleghe include la minoranza consiliare] perché credevano non si potesse fare niente in quel settore. In questa situazione abbiamo fatto ciò che il KPÖ ha sempre saputo fare, cioè essere operoso, andare dalle persone, siamo andati nei supermercati dove si comprano materiali di edilizia, nei quartieri residenziali, abbiamo offerto vaccinazioni nei quartieri ecc. Tutto questo lo abbiamo fatto in questi anni con molti pochi mezzi, ma semplicemente con molto impegno e passione. In questo settore per noi in fin dei conti la sfida era fare, con un budget così mini, qualcosa che venisse avvertito dalla popolazione e ci è riuscito poi non così male.

Adesso la situazione è ovviamente del tutto differente. Ci sono essenzialmente più possibilità ora che indichiamo la sindaca e l’assessore al settore finanziario, e siamo in coalizione con Verdi e con SPÖ, con i quali nonostante differenze e discussioni interne, concordiamo nell’orientamento fondamentale, cioè di rendere la città sociale, ecologica, democratica. Certamente ci sono altre costrizioni, soprattutto quella data dal budget e poi di come il Comune possa reagire alle sfide attuali, con gli aumenti di prezzo. Non abbiamo come città la possibilità di fare una propria politica fiscale, che dovrebbe cominciare a prendere i soldi là dove sono presenti in misura imponente. Ciò non è possibile a livello comunale e come molte altre comunità soffriamo di questa politica fiscale neoliberale che lascia inviolati i grandi patrimoni, intoccati i grandi profitti. Alla fine per la mano pubblica c’è sempre meno e si sta difronte alla grande sfida di assicurare i servizi di interesse generale, mantenere ed estendere la necessaria offerta di servizi, dalle scuole fino al settore della cura, senza molto denaro a disposizione. Questa è adesso la grandissima difficoltà difronte alla quale siamo, per la quale noi puntiamo sempre ancora sull’alleanza con la popolazione e dove di sicuro ancora si tratta di avviare confronti e lotte riguardo alle forme della ridistribuzione.

Ripropongo una domanda che vi è stata posta quasi identica dalla rivista Jacobin: Cosa possono raggiungere una sindaca comunista e due assessori comunisti in una società capitalista?

Sul piano comunale è possibile mettere una serie di accenti. Nella conversazione di oggi molti li abbiamo già citati, riguardo all’edilizia residenziale comunale, ai servizi di supporto, o riguardo complessivamente all’orientamento della politica della città, riguardo al fatto che noi in quanto città vogliamo diventare percepibili dalla stessa popolazione come città che è dalla parte della popolazione. Non come ulteriore istituzione coercitiva dello stato borghese che rende la vita difficile, ma proprio una città che si avvicina alle cittadine e ai cittadini. Tutto ciò comincia col              lavoro sociale in ciascun quartiere, ho già nominato la piattaforma della salute, che stiamo sviluppando, e poi quanto offre l’ufficio donne, o l’ufficio integrazione, con l’avvicinamento a persone della più diversa origine. Con questo si può raggiungere già qualcosa di concreto, e allo stesso tempo aprire anche un altro accesso, in quanto si imposta una politica dal basso che non ha una mentalità di dominio, ma invece comincia proprio concretamente, già con il fatto che qui il municipio è aperto per le persone di tutti i ceti sociali e che qui nel municipio non sono in giro solo uomini in giacca e cravatta, ma invece semplicemente vi accede la normale popolazione. Nell’inquadramento di principio delle questioni politiche e della questione di quali alternative sociali ci siano, io credo sia molto importante che un altro modello, in ogni caso a livello comunale, sia vivibile e tangibile. E questo va sempre organizzato, insieme alla popolazione, così che sia un’unità di più aspetti: un  progetto di progresso sociale, un progetto di trasformazione comunale e anche uno che rafforzi infine la fiducia in sé stessa della classe delle lavoratrici e dei lavoratori. Così da mostrare che non c’è bisogno di politici conservatori o di destra per la buona amministrazione, ma di un partito comunista e del lavoro quotidiano di tutte le persone a cui il partito può affidarsi, e della fiducia ricevuta. Il fatto che un progetto di questo tipo funzioni bene riempie le persone di orgoglio. E con questo siamo alla fine nel grande inquadramento delle questioni e si può tendere l’arco verso l’Italia e Antonio Gramsci che ha designato la lotta di classe come guerra di posizione, dove si tratta di lotta tra la classe dominante e la classe lavoratrice. Qui siamo di sicuro anche parte di questo conflitto e qualcosa che viene percepito senz’altro a livello austriaco più generale.

Le nostre domande sono finite. Vuoi aggiungere ancora qualcosa?

Posso solo aggiungere parole di saluto alle compagne e ai compagni. Prima di tutto i nostri cordiali e solidali saluti da parte del KPÖ di Graz e del KPÖ della Stiria. Un invito, quando noi abbiamo iniziative o feste o quando altrimenti i vostri percorsi vi portassero a Graz, a passare da noi! Siamo contenti del confronto e dell’interesse. Inoltre posso augurarvi energia e grinta per le battaglie politiche in Italia. Avete condizioni politiche che sicuramente non sono facili, anche proprio adesso con il nuovo governo. Proprio questo rende però urgentemente necessario che ci sia con la vostra presenza una forza politica che punta sul fatto che le persone si organizzino da sé, che nel sociale le cose si mettano di nuovo in movimento, che le lotte di classe si mettano di nuovo in movimento. E su questo fondamento noi auguriamo a voi, e così facendo a noi, in quanto internazionalisti, tutto il meglio! E la lotta va avanti.

Grazie, Robert!

Volentieri!

 

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