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[FRANCIA] UN GIORNO DI LOTTA E SOLIDARIETÀ ALLA WHIRLPOOL DI AMIENS

Giovedi 11 luglio siamo stati ad Amiens, allo stabilimento WN (ex Whirlpool).

Ci hanno accolto i rappresentanti della RSU della fabbrica, delegati operai di CGT, CFDT, CFTC, CFE-CGC.

Dobbiamo innanzitutto segnalare la generosa ospitalità degli operai e la disponibilità della equipe di François Ruffin – deputato della France Insoumise – per averci messo in contatto con gli operai e averci fornito un supporto logistico.

I delegati sindacali ci hanno guidati nello stabilimento, mostrandoci alcuni locali. La prima scena è stata raggelante, come testimonia una delle foto qui allegate: una enorme sala che prima ospitava le catene di montaggio ora completamente deserta.

Inizia un confronto ricchissimo, rispettoso e pieno di riconoscimento reciproco tra noi e gli operai. Noi raccontiamo la storia degli operai della Whirlpool di Napoli, loro ci raccontano la drammatica storia di Amiens. Poi le due delegazioni si scambiano le magliette delle rispettive lotte: “Napoli non molla” – c’è scritto sulla nostra, sulla loro – “Whirlpool fabbrica disoccupati” (traduzione dal francese).

La storia della Whirlpool di Amiens è scandalosa e, purtroppo, rischia di anticipare il destino dello stabilimento di Napoli.

Nel 2002 la multinazionale statunitense delocalizza la produzione di lavatrici in Slovacchia. In quel momento la fabbrica contava piu di 1000 operai. Lo stabilimento di Amiens perde le lavatrici, ma continua a produrre asciugatrici. “Un sito produttivo di eccellenza – raccontano gli operai – cosi ci ha sempre detto l’azienda”. Così ha sempre detto agli operai dello stabilimento di Napoli.

In realtà nel 2002 per gli operai di Amiens inizia una lunga odissea. Nei 15 anni successivi l’organico si riduce a 290 impiegati, a cui vanno aggiunti 300 tra operai interinali e indotto.

Il 24 gennaio 2017 la Whirlpool annuncia la chiusura del sito. “Un sito produttivo di eccellenza” – continuano a ripetere, increduli, i delegati sindacali che ci ospitano… “Una grossa menzogna, la Whirlpool voleva disimpegnarsi già da tempo, ci ha tolto la produzione poco a poco, ha iniziato a spostare le macchine, a delocalizzare parti della produzione, a ridurre l’organico… fino alla chiusura”.

Gli operai si mettono in sciopero nell’aprile 2017. Inizia una lunga e intensa mobilitazione. La Whirlpool cerca di uscire con il volto pulito da questa storia, cerca una mediazione: un acquirente. Dopo un anno e mezzo di lotte e contrattazioni tra azienda, governo e sindacati, l’acquirente si trova, si chiama Nicola Decayeux, imprenditore e presidente della Confindustria locale. Decayeux riceve subito 2,5 milioni dallo Stato, che ne promette altri 1,5 a verica del “buon stato di salute economica” della WN, e 7,4 milioni di euro dalla Whirlpool, che arriva perfino a pagare pur di scaricare il barile nelle mani di altri. Il governo si affida ingenuamente a simili uomini di affari. Risultato: nasce una nuova azienda che dovrebbe riconvertire lo stabilimento ormai Ex Whirlpool e mantenere 164 operai su 282. Tra i più di 100 licenziati erano compresi tutti i sindacalisti e gli operai più combattivi che hanno guidato la lotta negli anni passati.

Ma le cose in fabbrica non vanno come dovrebbero. Lo stabilimento non produce, i 164 operai superstiti non lavorano. Dopo un anno, la nuova azienda (la WN) dichiara fallimento. Arriviamo a oggi. Nel prossimo luglio la Ex Whirlpool dovrebbe chiudere definitivamente. Tutti per strada. Il Governo con le spalle al muro. Che fare? Che fine hanno fatto i 7,4 milioni che la Whirlpool ha dato alla WN? E i finanziamenti pubblici? Perché il governo non ha sorvegliato sulla realizzazione del piano industriale?

Oggi gli operai denunciano una vendita-truffa, chiedono verità e giustizia, chiedono un piano industriale efficace, chiedono il rimborso dei milioni ricevuti dalla WN, l’azienda acquirente, per mettere in piedi un vero progetto industriale.

“La responsabilità di tutto questo è della Whirlpool”, dicono gli operai. “Ci ha preso in giro per anni, poi ha messo in atto una vendita truffaldina… la Whirlpool deve impegnarsi nuovamente, lo Stato deve sorvegliare, e noi operai vogliamo essere attori di un nuovo accordo, di un nuovo progetto industriale, perché se fino a ora ci hanno preso in giro, ora spetta a noi sorvegliare direttamente sulla realizzazione di un piano alternativo.
Non lasciatevi prendere in giro dalla Whirlpool”, questa la conclusione degli operai di Amiens.

Ora gli operai della WN – Ex Whirlpool si mobilitano ancora. Al loro fianco degli oltre 100 licenziati della Whirlpool e i sindacati confederali.

Dopo aver lungamente parlato della Whirlpool, della lotta di Amiens e di Napoli, delle chiusure della multinazionale in Germania, Svezia e prossimamente a Yale (in Inghilterra), scendiamo tutti in corteo: centinaia di operai marciano verso il comune. Noi con loro. Le principali TV della Francia ci intervistano chiedendoci chi siamo e cosa siamo venuti a fare. “Siamo la voce della lotta degli operai della Whirlpool di Napoli” – rispondiamo loro. “Questa è la loro storia. Napoli non molla”.

Un motto, una storia, una maglietta ripresa e raccontata alle telecamere di France3, la Tv di stato, riscuotendo interesse da parte di molti giornalisti sul posto.

Poi arriviamo alla piazza del Municipio. Inizia l’assemblea pubblica. Una delegazione operaia è ricevuta dal Comune, gli operai chiedono a tutte le istituzioni pubbliche di intervenire in loro sostegno. Intanto in piazza partono gli interventi. Gli operai ci chiedono di parlare, ci danno il microfono.

“Siamo venuti a portarvi un messaggio di solidarietà e di fratellanza da parte degli operai di Napoli. È importante infatti che oggi la lotta degli operai d’Europa si sviluppi e si coordini su un piano internazionale. Oggi abbiamo scoperto la vostra storia – la storia degli operai di Amiens: una storia che anticipa quella di Napoli, e questo ci servirà a non abbassare la guardia, a continuare in questa durissima lotta, a non credere alle menzogne della Whirlpool, a pretendere che l’azienda resti a tutti i costi. Ma neanche voi, amici di Amiens, conoscevate la nostra storia. Nessuno ve l’ha raccontata. Per questo siamo qui, per darvi forza, per informarvi che a migliaia di kilometri di distanza ci sono 430 operai che coraggiosamente e senza posa combattono per salvare il lavoro, difendere i loro diritti, difendere una parte dell’economia della propria regione. Proprio come voi operai di Amiens! Denunciamo oggi in Italia e in Francia le nefandezze e le menzogne della Whirlpool! Facciamo pressione sulla multinazionale e sui nostri governi! Che la Whirlpool rispetti gli impegni presi! Che i governi si impegnino seriamente nel garantire produttività e occupazione con un piano industriale pubblico!”

Applausi, strette di mano, segni di amicizia. Scambiamo contatti, numeri, considerazioni. Conosciamo François Ruffin, deputato della Franche Insoumise che da 18 anni segue le vicissitudini dello stabilimento di Amiens e lotta al fianco degli operai. Raccontiamo anche a lui la storia di Napoli.

Da parte loro gli operai della RSU di Amiens ci ringraziano e ci salutano esprimendo l’intenzione di venire in Italia, magari a Roma durante un tavolo di negoziazione, per portare la loro solidarietà agli operai napoletani e far sentire alla Whirlpool la propria presenza. Insomma questo è solo l’inizio.

Intanto il gruppo di Potere al Popolo Parigi continuerà a lavorare sul campo per sostenere gli operai della Ex Whirlpool di Amiens e tenere viva la memoria della lotta di Napoli, mentre Potere al Popolo Napoli continuerà a sostenere nei fatti la mobilitazione di Via Argine, fino alla vittoria!

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