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Ensamble Insoumise: intervista a Potere al Popolo

di Lorenzo Trapani – Andrea Mencarelli

Traduzione dell’intervista a Lorenzo Trapani (Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo) e pubblicata su: http://reflexions-echanges-insoumis.org/potere-al-popolo-interview. Traduzione a cura di Andrea Mencarelli (Potere al Popolo Parigi).

Parigi, 3 ottobre 2018

10 mesi dopo la sua creazione, 6 mesi dopo una campagna elettorale quasi completamente improvvisata, Potere al Popolo si appresta a tenere, il 20 e 21 ottobre a Roma, la sua Assemblea Nazionale Costituente. In questa occasione, Lorenzo Trapani, membro del Coordinamento Nazionale, ci descrive la situazione politica italiana, le lotte in corso e la costruzione di Potere al Popolo.

Come descriveresti la situazione politica italiana, 6 mesi dopo l’elezione del governo Lega-M5S?

Il governo italiano ha preteso, dal suo insediamento, di essere il “governo del cambiamento”. Ma è stato chiaro, sin da subito, che non lo era per niente. In realtà, possiamo dire che ci sono tre “governi”. Quello della Lega, di Salvini, che è direttamente legato al fascismo, nel senso che Slavini ha legami diretti con Casapound, la parte guidata dal M5S, che è più legalista e che crea il substrato per l’opzione fascista, ma, soprattutto, c’è la terza componente del governo, “i professori”. Si tratta di Tria, Ministro dell’Economia, e del presidente della Repubblica Mattarella, che gioca un ruolo essenziale. È proprio lui che, direttamente, ha permesso l’insediamento di questo governo, opponendosi alla nomina di Savona, come Ministro dell’Economia, con il pretesto che lui fosse troppo “euro-scettico”. Inoltre, analizzando queste tre componente, possiamo vedere quale sia la linea di continuità sull’austerità e sulle decisioni dettate dall’Unione Europea.

Come analizzi il ruolo dell’Unione Europea?

Potere al Popolo ha caratterizzato, in numerose assemblee, l’Unione Europea come una gabbia. Non abbiamo ancora deciso se bisognerebbe trasformarla o romperla, non abbiamo ancora preso posizioni ufficiali sulla questione Piano A / Piano B, ma il fatto che si tratti di una gabbia è estremamente chiaro per noi, come l’abbiamo indicato nel nostro programma. Per ritornare sull’austerità, è evidente che non sia altro che uno “strumento”. Da quando si parla di austerità? Dalla crisi del 2008, a partire dal momento in cui sono state lanciate tutte le politiche di “macelleria sociale”. In realtà, queste politiche hanno accelerato i processi già in coso nel continente europeo.

Dunque, 6 mesi dopo le elezioni, possiamo dire che se all’inizio le tre componenti (Lega, M5S e professori) erano percepiti come in un equilibrio relativo, adesso è differente. Il M5S è totalmente sottomesso al progetto della Lega, e in questo senso è la Lega che detta l’agenda delle riforme “a costo zero”, e la Lega e il M5S sono completamente sottomessi ai “professori”, come lo si vedrà a proposito della Legge Finanziaria.

Come si svolge la battaglia politica intorno a questo progetto di budget fiscale?

Il documento di presentazione della Legge Finanziaria è stato reso pubblico da tre giorni. Vi si possono leggere orientazioni generali sulle pensioni, la flat tax, il reddito di cittadinanza. Ma non ci sono ancora delle cifre precise. Quello che sappiamo è che si tratta di una manovra a costo zero. Nessuna redistribuzione delle ricchezze, ma riallocazione delle risorse. Possiamo illustrare questo punto attraverso la questione delle pensioni. Si parla molto della famosa “quota 100”, che Salvini e Di Maio paventano come un avanzamento per i lavoratori, che potrebbe finalmente allontanarsi piuttosto dalle condizioni attuali, imposte dal governo Monti. A dire il vero, questa riforma è nata da un incontro con la Confindustria. I padroni si trovano di fronte a un invecchiamento della forza lavoro e desiderano quindi eliminato i lavoratori più anziani nel mercato del lavoro, ovvero colo che hanno salari più elevati, contratti con garanzie più solide, per rimpiazzarli con lavoratori più giovani e precari. Pertanto, per mandare in pensione coloro che hanno ancora un posto di lavoro, è più che probabile che il montante delle pensioni sarà rimesso in discussione. In questo modo, il governo può fare quelle grandi sbandierate sul fatto che ci saranno più pensionati e più giovani a lavoro, ma il livello dei diritti e delle tutele sarà abbassato per tutti. Questo è esattamente un esempio di quello che chiamiamo riforme a costo zero. Si vede come la Lega ne può trarre beneficio nei sondaggi, sul piano della propaganda, ma che in realtà questo assomiglia a tutto ciò che è stato fatto sotto il governo Renzi. E ci si chiede come il M5S possa continuare a far credere che stia mettendo in campo il suo programma di abolizione della povertà…

Ma allora la reazione dell’UE è stata violenta?

È vero che l’Europa detta sempre i criteri e l’ordine del giorno. Questo si è visto quando Tria è andato a Bruxelles a presentare la Legge di bilancio e Juncker ha minacciato l’Italia di fare la stessa fine della Grecia. Ma vorrei un attimo ritornare sulla questione della propaganda, sui migranti e sul reddito di cittadinanza. La questione dei migranti è stata utilizzata dall’ala fascista di questo governo come un’arma di distrazione di massa. Se guardiamo ai fatti, da 6 mesi, Salvini non ha fatto nulla di nuovo. Ha semplicemente utilizzato tutte le disposizioni delle Leggi Minniti (Ministro dell’interno di Renzi), che aveva già diminuito in maniera consistente le protezioni e le garanzie per gli immigranti. Ora Salvini vuole far passare un decreto, quello “Sicurezza e Immigrazione”, che creerà una nuova bomba sociale. Sopprimendo uno degli status di protezione dei migranti e rifugiati in Italia, creerà decine di migliaia di persone che non avranno il diritto di lavorare, che saranno clandestini, ma che non avranno l’obbligo di lasciare il territorio italiano. Allo stesso tempo, le risorse destinate alle strutture di accoglienza saranno fortemente diminuite. Un’altra misura a costo zero.

Possiamo fare lo stesso tipo di constatazione sul reddito di cittadinanza.

In queste condizioni, il debito pubblico dell’Italia non aumenterà sensibilmente?

Il debito non aumenterà che di un po’. Si parla di un ammontare totale di 28 miliardi, dei quali più della metà sono dedicati a misure di copertura già inserite per l’anno prossimo. Non resta quindi, nel confronto con la UE, che un insieme di risorse di 14,5 miliardi che saranno spalmati su diverse riforme. Quale che sia il seguito dei dibattiti con l’Unione Europea, che la Legge di bilancia sia adottata o no, le grandi linee europee dell’austerità saranno rispettate e il governo potrà dire o “guardate quanto siamo forti e potenti, siamo riusciti a far piegare la UE” (per 14,5 miliardi!) o “guardate come la sovranità è stata abbattuta e come voi, popolo italiano, dovete sostenerci”. Malgrado la retorica di Juncker, la situazione dell’Italia non è quella della Grecia.

Che tipo di campagna politica si può allora mettere in campo per opporsi a questa propaganda?

Bisogna mettere in campo una dinamica totalmente differente. Prendiamo il reddito di cittadinanza. Noi non siamo contrari al reddito di cittadinanza. Ma la questione è: o c’è lavoro, o c’è un reddito in sostituzione. Il reddito di cittadinanza, come concepito dal M5S, verrebbe a rimpiazzare tutte le allocazioni già esistenti. Leggermente migliorate grazie a una parte di questi 14 miliardi di cui parliamo. Allora, se le cifre di Di Macro sono giuste, questo reddito di cittadinanza consisterà nel donare 100 euro al mese per 6 milioni di persone! Dobbiamo quindi spostare l’attenzione dalla questione del reddito di cittadinanza a quella del lavoro. E invece, sul lavoro, non c’è nulla.E questo è il risultato della visione della UE nella quale l’Italia deve essere deindustrializzata, privatizzata, esternalizzata… Per questo motivo non stiamo preparando una grande manifestazione per il 20 ottobre a Roma, sul tema di “Nazionalizzazioni qui e ora”. Insistendo sul fatto che lo Stato è il solo che possa creare impiego e servizio pubblico. Noi reclamiamo la rinazionalizzazione, il ritorno al pubblico, di tutte le imprese strategiche, dall’Alitalia all’ILVA, e soprattutto di tutti i settori del servizio alla persone: logistica, accoglienza dei migranti, e più direttamente sanità, eduzione, sostegno scolastico…A questo controllo pubblico, noi come Potere al Popolo aggiungiamo anche il controllo popolare.

Controllo popolare?

È lo strumento di attivazione mentale che noi sperimentiamo su piccola scale, attraverso il quale le persone che sono abituate alla passività permanente, a una delegazione continua possono assumere collettivamente un controllo sull’istituzione. Questo è particolarmente importante nel Sud Italia, di fronte al peso delle diverse mafie. Un esempio: nel Sud, durante le elezioni locali, ci sono dei rappresentanti mafiosi che demandano per chi si è votato e esercitano delle pressioni. I compagni di Napoli, durante le elezioni locali, hanno cominciato a mettere in campo dei gruppi di controllo popolare negli uffici per il voto. Per il primo turno, non erano che qualche decina, ma per il secondo turno hanno dovuto stampare 500 magliette per tutti coloro che volevano esercitare questo controllo negli uffici. Si tratta di una questione di “cittadinanza attiva”.

Su tutte queste questioni, bisogna che noi cambiamo il punto di vista. La questione del reddito di cittadinanza non è importante in sé, è un aspetto collaterale della mancanza di lavoro. Allo stesso modo, gli immigrati che ci “invadono” come dice Salvini, è un falso problema. In Italia, ci sono poco meno di 5 milioni di stranieri. Allo stesso tempo, fuori dall’Italia, ci sono poco più di 5 milioni di italiani emigrati. Ma quando tu torni a casa, non trovi più tuo figlio, tuo fratello, tuo padre… Perché? Perché sono dovuti partire per lavorare in Serbia, fare il cameriere a Londra, o studiare in Canada. Noi dobbiamo in maniera molto chiara indicare chi sono i nostri nemici: il Partito Democratico, è un’opposizione di destra a un governo di destra, e noi non dobbiamo assolutamente pensare che l’unica opposizione al governo sia quella di certi europeristi convinti. Noi dobbiamo indicare chiaramente che l’ordo-liberismo dell’Unione Europea è un nemico.

Questa è la posizione che l’insieme di PaP condivide?

Come ho detto, a maggio, PaP ha accettato la definizione dell’UE come gabbia. PaP è nato da un’iniziativa dell’Ex-OPG di Napoli, a cui hanno aderito la Piattaforma Eurostop e la rivista Contropiano, Rifondazione Comunista, il PCI (che poi ha lasciato) e Sinistra Anticapitalista. Sono stati immediatamente raggiunti dal quinto componente di PaP. Tutti quelli che non erano mai, mai stati attivisti politici. O compagni che avevano smesso di fare politica al tempo della caduta del Muro di Berlino. E questa è l’intera questione. Potere al Popolo concentra un’energia militante che non si vedeva dal 2000, dove non c’erano più settori sociali in lotta, corpi studenteschi in lotta, settori della classe operaia. Quindi, anche se la classe operaia esiste ancora, ci è sembrato più efficiente parlare di “sfruttati”, parlare delle persone. Questo ci permette di ricreare un “Noi”. Quindi, con la nostra soggettività comunista, possiamo agire su questo “Noi”. È in queste condizioni che si gioca la nostra capacità di essere o meno attori della situazione politica. C’è un tema importante in Europa, è l’Unione europea. Il punto centrale della battaglia non viene mai messo in discussione. Non è tanto una sottovalutazione dell’avversario quanto il fatto che non viene mai nominato. Quello che dobbiamo fare, in Italia e altrove, specialmente con il Manifesto di Lisbona, è ricostruire una visione autonoma di classe, degli sfruttati, fuori dagli schemi imposti da chissà chi, ad esempio chi vuole che sulla questione europea, tua sia con Macron o con Orban. Per dare vita a un progetto di questo tipo, l’unico modo è di ripartire dalla vita delle persone, cioè dalle contraddizioni concrete che si presentano nelle loro vite. Le questioni ambientali ne sono un esempio: trasformare le lotte contro le discariche, gli inceneritori in un paesino, in le lotte contro coloro che beneficiano di questi inceneritori o discariche. Qui o là, ci opponiamo a lavori inutili, ecc., ma c’è qualcuno che vuole questa autostrada, questo tunnel, che ne beneficia.

Hai parlato della campagna per le nazionalizzazioni, hai altri esempi?

In Italia, si può depositare una proposta di legge di iniziativa popolare, se questa ha raccolto 50.000 firme. Stiamo conducendo una campagna per raccogliere le firme per due leggi. La prima richiede il ritiro o la riscrittura dell’articolo 81 della Costituzione che obbliga il pareggio di bilancio. E con alcune componenti di Potere al Popolo, come Eurostop, una che chiede un referendum sui trattati europei. Su questi due argomenti, possiamo porre la questione della sovranità popolare. Abbiamo la responsabilità di strappare questa nozione alla destra. Sovranista è diventato un insulto, ma per noi, la sovranità significa che le persone riprendono il controllo della propria vita.

Qualche parola sulle elezioni europee?

All’inizio, Potere al Popolo è stato creato come un cartello elettorale, ma ora non è più il caso. Il 20 e il 21 ottobre terremo la nostra prima Assemblea nazionale costituente. Adotteremo lo stauto e eleggeremo il nuovo Coordinamento Nazionale. PaP è nato solo dieci mesi fa e tutte le questioni politiche di orientamento e organizzazione non sono ancora state decise. La campagna di adesione, che è stata temporaneamente chiusa il 30 settembre e che riprenderà dopo la votazione dello statuto e l’Assemblea nazionale, ha visto quasi 10.000 persone iscriversi e contribuire a PaP.

All’interno del PaP, il dibattito sullo statuto ha visto emergere due sensibilità. Compagni che vogliono costruire un nuovo soggetto politico autonomo, basato su una persona, un’idea, una voce, pur mantenendo la possibilità di una doppia appartenenza con le organizzazioni che hanno partecipato alla creazione di PaP. E compagni che desiderano mantenere il carattere di cartello e inserire PaP in un “quarto polo” della politica italiana, una forza che riunirebbe tutti coloro che sono alla sinistra del PD. È nel quadro di questo dibattito che le posizioni per le europee non vengono completamente prese. Potere al Popolo ha firmato l’appello di Lisbona, ma ci sono altre forze in Italia che cercheranno di giocare un ruolo nelle elezioni europee: Lugi De Magistris, sindaco di Napoli e uno dei leader di Diem25, l’Altra Europa, che è cartello presente durante elezioni del 2014, animato da Rifondazione… Ma Potere al Popolo non si impegnerà in alleanze che non garantirebbero una completa autonomia nei confronti di coloro che hanno attuato i trattati europei e sono responsabili delle loro conseguenze.

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