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Dopo e oltre le regionali. Comunicato delle assemblee toscane di Potere al popolo!

Eccoci dalla Toscana. Scriviamo in una situazione regionale difficile, con un nuovo consiglio regionale considerevolmente spostato in favore del partito degli affari, privo di voci critiche al suo interno. Quasi a sottoscrivere la situazione politica, l’altro ieri mattina a Firenze, un attimo dopo la chiusura delle urne, è partito lo sgombero della Magni*fica occupata, ossia della Villetta Borchi, ennesimo edificio pubblico in corso di svendita, restituito alla collettività dall’Assemblea transfemminista. A loro va tutta la nostra solidarietà.
Vogliamo innanzitutto ringraziare tutte le 46.270 persone che hanno votato per Toscana a Sinistra. Sono i voti di coloro che non hanno ceduto alla paura e alle false promesse. Vogliamo ringraziare inoltre le candidate e i candidati di tutti i collegi e in particolare Tommaso Fattori, l’unico candidato presidente che in questa campagna elettorale ha detto le cose come stanno ed ha presentato con competenza un progetto alternativo di regione, lontano dalle vecchie soluzioni e dagli slogans del partito degli affari.
Ringraziamo infine tutta la comunità di Potere al popolo!, che ha sostenuto con abnegazione la lista unitaria e che oggi ha un’unica certezza: proseguire nel lavoro di mutualismo sul territorio, così come nel sostegno al conflitto politico e sociale, da promuovere e condividere, sempre al fianco dei nostri.

Esito del voto

Ha vinto in apparenza la coalizione di Giani, che ha guadagnato circa 120.000 voti rispetto a 5 anni fa, con un Pd che però nel frattempo è arretrato e con uno scarso risultato di Italia Viva. Ciò nonostante, sarà proprio il Pd a controllare a maggioranza assoluta in consiglio regionale, conquistando da solo ben 22 seggi su 40, grazie agli effetti della legge elettorale regionale. La Regione si sposta ulteriormente a destra perché la maggiore affluenza, quantificabile in 430.000 votanti in più rispetto alla tornata precedente, è stata intercettata maggiormente dalla coalizione di Susanna Ceccardi, con circa 260.000 voti in più e una crescita considerevole di Fratelli d’Italia, mentre la Lega, che pure è cresciuta rispetto a 5 anni fa, non ha mantenuto il risultato delle Europee. Va segnalato inoltre il forte arretramento del 5 stelle, che perde voti in percentuale minore rispetto ad altre regioni, attestandosi però su percentuali ridicole per un partito di governo. Il risultato che ci riguarda più da vicino è la sconfitta netta di Toscana a Sinistra, che si è fermata al 2,8%, molto lontana dallo sbarramento del 5% che ci avrebbe permesso di rieleggere Tommaso Fattori in Consiglio regionale. Ci ritroviamo dunque con un consiglio privo di controllo popolare sulla destinazione dei fondi europei in arrivo in seguito alla crisi da Covid 19, fondi che rischiano di finire in tasca alla sanità privata e agli speculatori, ma che rischiamo di pagare noi in termini di tagli, essendo legati a pesanti condizionalità. Un consiglio totalmente in mano allo stesso blocco di potere, che tanto il centrosinistra quanto il centrodestra puntano a rappresentare, mentre il 5 stelle al governo ha dimostrato la sua subalternità al centrosinistra.

Perché è successo?

  • Terrorismo mediatico: il sondaggio indipendente di Demetra lo aveva detto e il voto lo ha dimostrato. Nonostante la forte crescita della destra, la regione Toscana non era contendibile da Susanna Ceccardi. Otto punti di scarto sono tanti e non possono essere addebitabili a un semplice errore. La canea mediatica che si è sviluppata dopo un sondaggio pubblicato – guarda caso – dal Sole 24 ore, ha attivato il meccanismo del cosiddetto “voto utile”, drenando voti da Toscana a sinistra verso la coalizione di Giani, mentre ha paradossalmente fatto apparire il voto alla destra come l’unico voto di protesta possibile, rafforzando anche Ceccardi. Il Pd ha così ottenuto un duplice obiettivo: da una parte garantirsi la vittoria pur in presenza di un candidato in continuità col passato come Giani, sia quella di ottenere la cancellazione di una benché minima opposizione a sinistra, ossia dell’unica opposizione che poteva seriamente danneggiarne gli interessi.
  • Liste civetta: una considerevole parte del voto storico di Toscana a Sinistra è stato intercettato dalla lista Sinistra civica ecologista, vera e propria lista civetta della Coalizione di Giani che, sarebbe da ridere se non vi fosse da piangere, dopo aver portato circa 48.000 voti a Giani, si è fermata al 2,9% non eleggendo nessuno in consiglio e consegnando la regione senza colpo ferire al Pd.
  • Effetto Covid: la crisi ha avuto due effetti psicologici: da un lato ha reso evidente a tutti e tutte l’importanza del servizio pubblico e in particolare del ritorno all’investimento nella sanità pubblica. Dall’altro la paura, soprattutto nella fase acuta della crisi, ha prodotto uno stringersi intorno alle figure istituzionali apicali, che hanno potuto assumere le vesti dei capitani coraggiosi di una nave in tempesta, nonostante fossero tra i principali responsabili del processo di privatizzazione della sanità. Questo effetto, evidente nel risultato elettorale in Campania (con De Luca) e in Veneto (con Zaia), ha giocato un ruolo anche in Toscana, dove, pur non ripresentandosi Rossi, il Pd ha potuto presentarsi come l’erede del “modello toscano” di sanità, nonostante i tagli, le speculazioni e gli accentramenti operati negli anni passati. Proprio per sfruttare questo secondo effetto psicologico, le elezioni sono state effettuate in fretta e furia a ridosso dell’estate, grazie ad un accordo bipartisan, che ha favorito i partiti già al potere e ridotto al minimo lo spazio per la formazione di un’opinione critica.
  • Lista priva di identità: resta tuttavia da spiegare sia la ragione per cui la lista non abbia conquistato voti dopo un quinquennio di importante opposizione da parte del gruppo consiliare di Tommaso Fattori, sia la facilità con cui una parte consistente dei voti di Toscana a sinistra sia stata intercettata da altre liste, sia perché in alcuni luoghi, come ad esempio Livorno, una grossa parte di questi voti sia rifluita nell’astensione. In alcuni luoghi, come Firenze e la Piana, Toscana a sinistra ha tenuto, perdendo una parte dei voti verso le altre liste summenzionate principalmente per l’effetto del voto utile, ma senza troppe dispersioni. A Livorno i voti raccolti dalle varie componenti durante le amministrative dello scorso anno non si sono invece ripresentati, segno che v’è stato uno scarso riconoscersi in Toscana a sinistra, che non ha sedimentato sufficiente organizzazione sul territorio durante i 5 anni di consiliatura. La spiegazione sta anche nel funzionamento della legge elettorale che, prevedendo uno sbarramento del 5% per le liste singole e del 10% per le coalizioni di liste, ha impedito sia a Pap sia ad altre organizzazioni di presentare il proprio simbolo, impedendo così a tanti nostri elettori di riconoscersi nella nuova lista. Il simbolo di Toscana a sinistra non ha così riscosso il successo e il riconoscimento sperato, in particolare nelle aree più distanti da Firenze.

E Potere al Popolo?

In questo quadro di difficoltà, le nostre candidate e i nostri candidati hanno riscosso buoni risultati. Siamo felici di aver continuato a costruire coesione e comunità anche in queste difficili elezioni, senza il nostro simbolo e con pochissimo tempo a disposizione. Ottimi i risultati di Francesca Trasatti (898 preferenze) e Tommaso Chiti (656) preferenze, entrambi primi per preferenze nei collegi di Lucca e Prato. Ottimi anche i risultati di Francesca Conti sul collegio di Firenze (1461 preferenze), che risulta essere la seconda candidatura per numero di preferenze nella lista fiorentina, come anche quella di Michele Vittori (367 preferenze) su Siena e di Oriana Rossi (474 preferenze) su Livorno. Molto buoni i risultati di Erika di Michele (la nostra più giovane candidata, su Firenze 3), Mario Risaliti (Firenze 3), Ilaria Agostini (Firenze 4), Federico Camici Roncioni e Andrea Dini (Lucca), Azzurra Guerrini (Grosseto), Patrizia Salis e Marcello Valentini (Pistoia), che hanno portato un contributo prezioso alla lista.

Che fare?

Ogni sconfitta porta con sé una importante lezione. Il fatto che le nostre candidate e i nostri candidati abbiano ottenuto buoni risultati segnala sia l’importanza della costruzione di comunità politiche coese, sia l’importanza del lavoro sul territorio per ottenere riconoscimento politico. Su questo non ci sono scorciatoie possibili. Perciò la prima cosa da fare sarà quello di condividere l’analisi del risultato con le nostre e i nostri aderenti, convocando in ogni nodo le nostre assemblee territoriali. La lezione che pare consegnarci questa tornata elettorale è che occorre proseguire nella costruzione di legami diretti con i nostri, sia attraverso l’apertura di poli di mutualismo come le case del popolo, sia sostenendo le lotte, sia lavorando sui comuni e sul controllo popolare. Senza dare continuità al lavoro di organizzazione e alla presenza riconoscibile sul territorio, il rischio è quello di venire costantemente oscurati o, in presenza di un attacco mediatico come quello scatenatosi durante questa tornata elettorale, di venire addirittura confusi con l’avversario politico. Sentiamo dunque di fare nostre le considerazioni delle compagne e dei compagni campani: “federando queste esperienze, dando continuità anche nei simboli e nel nome, che non possono cambiare a ogni tornata, facendo formazione e costruendo quadri sui territori, potremo sicuramente ottenere, in una tornata elettorale più a portata di mano, o meno influenzata dal delirio Covid o voto utile, in un momento in cui magari si aprono questioni sociali vere, un risultato corposo”.

Continuate a seguirci sui nostri canali, ci vedremo nei prossimi momenti di mobilitazione e di incontro.

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