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[CATANIA] Iniziano le indagini per il blocco del volo avvenuto il 23 ottobre

Come sicuramente ricorderete, anche se la velina della questura e i giornali che hanno riportato la notizia non ci citano, mercoledì 23 ottobre abbiamo simbolicamente bloccato, insieme a tante e tanti altri tra singoli e collettivi cittadini, uno dei voli della Turkish Airlines. Il minimo che si potesse fare per esprimere solidarietà e vicinanza al popolo curdo, sotto il fuoco dell’esercito turco e del terrorismo islamico in queste settimane, e l’unico ad essere stato in grado di sconfiggere concretamente (non a parole) l’ISIS.

Solidarietà, ma anche azione concreta: in queste settimane in tutta Italia e in tutto il mondo sono state svolte manifestazioni, presidi, blocchi di uffici, azioni simboliche, per costruire intorno alla rivoluzione curda un fronte di lotta fatto da chi crede che un altro mondo è possibile!

Ma come in tutte le più belle storie, e come in tutte le azioni che camminano in direzione della giustizia sociale e della libertà, ecco che arriva l’intervento di chi con piacere serve lo Stato e si schiera dalla parte del torto. Questa mattina infatti ci è giunta la notizia che la Questura di Catania sta indagando su 23 attivisti presenti quella mattina all’aeroporto. Il comunicato è l’insieme di una serie di parole e frasi messe a casaccio, che ricostruisce in maniera falsa la vicenda. Vi mettiamo il link alla fine del post, intanto punto per punto affrontiamo quanto scritto.

1) Quella mattina non eravamo solo 23. Eravamo molti di più, e tutte e tutti rivendichiamo con forza l’azione POLITICA!

2) Rivendichiamo il ritardo del volo, tanto quanto la nostra capacità di tenere un clima sereno: NON SI E’ MAI VERIFICATO UNO SCONTRO O UN MOMENTO DI TENSIONE CON I PASSEGGERI, a differenza di quello che dichiara la Questura. Un metodo vile per emarginare chi frappone il proprio corpo tra la barbarie e l’umanità sfruttata! Molti turisiti, e gli stessi passeggeri, hanno registrato il momento con gli smartphone congratulandosi con noi.

3) Gli unici ad essere infastiditi sembravano le forze dell’ordine presenti all’aeroporto che, come sempre, affrontano le questioni sempre da un solo punto di vista, quello dell’ordine pubblico, senza mai approcciarsi da un punto di vista politico alla vicenda. Il trattamento, di conseguenza, è lo stesso riservato a chi agisce con violenza ingiustificata contro persone o cose (…).

4) Per quanto ci riguarda non siamo anarco-antagonisti, non capiamo nemmeno cosa voglia dire esattamente. E’ una etichetta che da tempo la Questura di Catania prova a darci, associandola ad una pratica (probabilmente) di riot diffuso che fa male alla gente e alle cose (ci stiamo immedesimando in loro). La nostra pratica, invece, è fatta di duro e meticoloso lavoro quotidiano di mutualismo, solidarietà, organizzazione, lotta e conflitto.

5) L’azione non è isolata rispetto al contesto politico-militante cittadino. E’ chiaro che l’operazione della Questura è quello mettere ai margini i “pericolosi ragazzi dei centri sociali”. Peccato che gli riesca ben poco. In primis perché tutte le azioni, le manifestazioni e i presidi in solidarietà al popolo curdo sono state decise da decine di realtà cittadine e dunque sviluppate insieme; secondariamente perché i cattivoni dei centri sociali sono gli stessi che nei quartieri ci stanno, a differenza degli uomini in giacca e cravatta che riscaldano le poltrone a Palazzo degli Elefanti, e che con coraggio sfidano il sistema capitalistico, e le conseguenze che genera, in ogni angolo buio di questa martoriata città.

6) Infine, come sempre, ci sembra giusto anche richiamare l’attenzione di tutte e tutti i giornalisti che, piuttosto che alzare il telefono (gli unici sono stati i giornalisti di Meridionews) e svolgere un normale servizio, preferiscono copia e incollare il comunicato della Questura, entrando però nelle pagine delle stesse realtà chiamate in cause per rubare qualche foto scattata la mattina stessa. Come dire: “ognuno si qualifica per quello che fa e per quello che dice”.

Insomma, l’ennesimo attacco nei confronti di chi prova a farsi spazio in questa società dominata dall’odio, dalla violenza e dalla ipocrisia. L’ennesimo attacco però (che sia ben chiaro) che suscita a noi tutte e tutti solletico! Sappiamo di camminare verso il vero e il giusto, e se difendere i lavoratori, i disoccupati, piuttosto che i civili che muoiono per colpa di un pazzo criminale che finanziamo ogni giorno, è una colpa, vuol dire illegalità, vuol dire repressione, beh…benvenuti all’inferno!

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