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Se non ora, quando?

In vista dell’assemblea nazionale di “Potere al Popolo!” riteniamo che il tema della scuola pubblica sia un nodo importante da affrontare, che richiede un impegno culturale e politico, una presa di parola e l’assunzione immediata di iniziative.

La scuola pubblica in Italia ha subito un attacco devastante, del quale la cosiddetta “buona scuola” costituisce solo l’ultimo tassello. Tutto ciò si sta consumando in assenza di una mobilitazione sociale o sindacale e nel vuoto assoluto di elaborazione culturale.

Ogni progetto di trasformazione del Paese in senso democratico non può che fare i conti con questa devastazione, che ha deformato la struttura del sistema d’istruzione alterando la sua stessa finalità costituzionale.

L’unica proposta alternativa attualmente in campo è la legge di iniziativa popolare “Per la Scuola della Costituzione”, un’eccezione nel clima di passivizzazione che si respira nelle scuole e nella società.

Un’eccezione per la sua lunga storia di elaborazione e di rielaborazione dal basso; per l’intento concreto e articolato di riattivazione dei principi costituzionali; per il rovesciamento del paradigma aziendalista e degli ingranaggi ordoliberisti dell’autonomia scolastica; per il rispetto della laicità, il rilancio della democrazia scolastica e della libertà di insegnamento come filo rosso di una visione indirizzata al sapere critico e all’assunzione critica del presente, non all’omologazione e alla perpetuazione di rapporti sociali diseguali, di cui i test Invalsi e l’alternanza scuola-lavoro sono tragici esempi.

Per questo abbiamo ritenuto un fatto molto positivo il riferimento alla legge d’iniziativa popolare “Per la scuola della Costituzione” nel programma elettorale di Potere al Popolo! e l’impegno alla raccolta delle firme, assunto pubblicamente nelle assemblee e nei documenti politici anche dopo il 4 marzo.

Ora che la campagna di raccolta è da tempo avviata dobbiamo rilevare con preoccupazione che alle dichiarazioni non sono seguite azioni concrete: non c’è stata una sensibilizzazione verso i territori sulla raccolta firme, né – paradossalmente – sul tema specifico dell’istruzione.

Il rischio è una dolorosa continuità con quanto abbiamo negli anni visto nelle varie campagne elettorali, in cui la scuola è stata un’evocazione decorativa dei programmi.

Come più volte abbiamo pubblicamente sostenuto, non pensiamo che la Lip Scuola esaurisca il progetto della scuola pubblica, laica, democratica, e neppure che racchiuda in sé il “sistema perfetto”. Di certo è la proposta alternativa in campo. Non ha “proprietari” e per sua natura si prefigge di tenere aperta una strada che si sta pericolosamente sbarrando.

Sarebbe un pessimo segnale, di scarsa credibilità, di mancanza di radicamento e forse, cosa assai grave, di assenza di volontà, se non dovesse essere raggiunto il numero di firme necessarie alla sua presentazione in Parlamento, dopo averla sostenuta nei programmi e nelle assemblee. Una sconfitta per tutti/e noi, un’ulteriore delusione per la scuola pubblica.

Se dovesse invece essere raggiunto l’obiettivo delle 60.000 firme (un obiettivo decisamente possibile), sarà un piccolo ma non irrilevante risultato, un punto di partenza per ricominciare.

Ma le firme bisogna cercarle, una per una, e non arrivano spontaneamente

Ciò implica assunzione di responsabilità e immediate iniziative di diffusione, socializzazione e comunicazione. Adesso, e già siamo in ritardo.

I comitati provinciali per la Legge d’iniziativa popolare per la scuola della Costituzione di Bologna, Padova, Pavia, Bari, Corato, Ferrara, Roma, Brescia e Catania

15 maggio 2018

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