28 MAGGIO - VII ASSEMBLEA NAZIONALE

Estero

Questi tempi bui sono anche pieni di luce

Di seguito la traduzione della sedicesima newsletter (2022) dell’Istituto Tricontinental


All’inizio di marzo, il governo argentino ha raggiunto un accordo con il Fondo monetario internazionale (FMI) da 45 miliardi di dollari per sostenere le sue traballanti finanze. Questo accordo è stato motivato dalla necessità del governo di pagare una rata di 2,8 miliardi di dollari su un prestito stand-by del FMI di 57 miliardi di dollari, contratto sotto l’ex presidente Mauricio Macri nel 2018. Questo prestito – il più grande prestito nella storia dell’istituzione finanziaria – ha acuito le divisioni nella società argentina. L’anno successivo, l’amministrazione Macri è stata spodestata nelle elezioni dalla coalizione di centro-sinistra Frente de Todos che ha fatto una campagna su un programma anti-austerità e anti-FMI.

Quando il presidente Alberto Fernández ha assunto la presidenza nel dicembre 2019, ha rifiutato la tranche finale di 13 miliardi di dollari del pacchetto di prestiti del FMI, una mossa applaudita da ampi settori della società argentina. L’anno successivo, il governo di Fernández è stato in grado di ristrutturare il debito di 66 miliardi di dollari detenuto da ricchi obbligazionisti, e aprire una discussione con il FMI per ritardare il rimborso del debito contratto dal governo Macri. Ma il FMI è stato rigido e ha insistito sul rimborso. Né il prestito di Macri né il nuovo accordo sotto il presidente Fernández risolvono la lotta a lungo termine dell’Argentina con le sue finanze pubbliche.
Il termine ‘debito odioso’ è usato per descrivere il denaro dovuto dalle società i cui governi sono stati antidemocratici. Il concetto è stato elaborato da Alexander Nahum Sack nel suo libro The Effects of State Transformations on Their Public Debts and Other Financial Obligations (1927). Se un potere dispotico contrae un debito non per i bisogni o nell’interesse dello Stato, ma per rafforzare il suo regime autoritario, per reprimere la sua popolazione che lotta contro di esso, ecc”, scrive Sack, “questo debito è odioso per la popolazione”. Quando quel regime dispotico crolla, allora deve terminare anche il debito.

Quando i militari argentini governarono il paese (1976-83), il FMI gli prestò generosamente del denaro, facendo lievitare il debito del paese da 7 miliardi di dollari, al momento del golpe, a 42 miliardi di dollari quando i militari furono spodestati. Chiaramente, la fornitura di fondi del FMI alla giunta militare argentina – che ha ucciso, torturato e fatto sparire 30.000 persone – ha messo in moto il ciclo di debito e disperazione che continua ancora oggi. Che quei “debiti odiosi” non siano stati annullati – proprio come il debito dell’apartheid non è stato annullato in Sudafrica – ci dice molto sulla nefasta realtà della finanza internazionale.
L’accordo tagliato dal FMI con il governo Fernández è esattamente come altri accordi che il FMI ha fatto con paesi fragili. Durante la pandemia, l’85% dei prestiti del FMI ai paesi in via di sviluppo sono arrivati con condizioni di austerità che hanno acuito le loro crisi sociali. Tre le condizioni più comuni di questi prestiti del FMI ci sono i tagli e il congelamento dei salari del settore pubblico, l’aumento e l’introduzione di tasse sul valore aggiunto, e i tagli profondi alla spesa pubblica (in particolare per i sussidi ai consumatori). Attraverso il nuovo accordo con l’Argentina, il FMI ispezionerà le operazioni del governo quattro volte all’anno, diventando effettivamente un supervisore dell’economia argentina. Il governo ha accettato di ridurre il deficit di bilancio dal 3% (2021) allo 0,9% (2024) allo 0% (2025); per realizzare questo, dovrà tagliare ampie aree di spesa sociale, compresi i sussidi per una serie di beni di consumo.

Dopo aver raggiunto l’accordo, la direttrice generale del FMI Kristalina Georgieva ha sottolineato le grandi difficoltà affrontate dall’Argentina, anche se queste difficoltà non saranno migliorate dal piano del FMI. L’Argentina continua ad affrontare sfide economiche e sociali eccezionali, tra cui un reddito pro capite depresso, elevati livelli di povertà, un’inflazione alta e persistente, un pesante fardello del debito e bassi buffer esterni”, ha detto. Di conseguenza, Georgieva ha notato che “i rischi per il programma sono eccezionalmente alti”, il che significa che un ulteriore default è quasi certo.
Poche settimane prima che l’Argentina venisse a patti con il FMI, il presidente Fernández e il presidente cinese Xi Jinping hanno tenuto un incontro bilaterale a Pechino in cui l’Argentina ha firmato la Belt and Road Initiative (BRI) a guida cinese. L’Argentina è il ventesimo paese dell’America Latina ad aderire alla BRI. È anche la più grande economia della regione ad aderire, in attesa delle domande di Brasile e Messico. Diversi settori sociali in Argentina iniziano a pensare che la BRI potrebbe fornire un percorso per uscire dalla morsa del FMI. Questa rimane una possibilità anche se il presidente Fernández è tornato al FMI.

Il nostro team di Buenos Aires ha esaminato attentamente i crescenti legami della Cina con i Caraibi e l’America Latina. Questi studi hanno portato al nostro più recente dossier no. 51, Guardare verso la Cina: La multipolarità come opportunità per i popoli latinoamericani (aprile 2022). L’argomento principale del dossier è che l’emergere di programmi come la BRI offre a paesi come l’Argentina delle scelte per il finanziamento dello sviluppo. Se l’Argentina ha più opportunità nella scelta delle sue vie di finanziamento, allora sarà meglio posizionata per rifiutare le dure offerte di assistenza stand-by da parte del FMI con condizioni di austerità. La possibilità di queste scelte apre la porta a paesi come l’Argentina per sviluppare un’autentica strategia di sviluppo nazionale e regionale che non sia scritta dallo staff del FMI a Washington DC.

Il dossier è abbastanza chiaro che il semplice ingresso della BRI nei Caraibi e in America Latina non è sufficiente. Sono necessari progetti più profondi:

È possibile che l’integrazione cinese favorisca lo “sviluppo del sottosviluppo” se i progetti dello Stato latinoamericano producono un nuovo rapporto di dipendenza dalla Cina attraverso la semplice esportazione di prodotti primari. D’altra parte, sarà molto meglio per i popoli della regione se la relazione sarà basata sull’uguaglianza (multipolarità) così come sul trasferimento di tecnologia, sull’upscaling dei processi produttivi e sull’integrazione regionale (sovranità nazionale e regionale).
L’esborso annuale di fondi della BRI è di circa 50 miliardi di dollari, con proiezioni che suggeriscono che, entro il 2027, la spesa totale della BRI sarà di circa 1,3 trilioni di dollari. Questi flussi di capitale si concentrano principalmente su investimenti a lungo termine in infrastrutture piuttosto che su salvataggi a breve termine, anche se nuovi studi suggeriscono che la Cina ha offerto liquidità a breve termine a diversi paesi. Tra il 2009 e il 2020, la Banca Popolare Cinese ha stipulato accordi bilaterali di currency swap con almeno 41 paesi. Questi currency swap avvengono tra la valuta locale (il peso argentino, per esempio) e il renminbi cinese (RMB), con la valuta locale come garanzia e il RMB usato per comprare beni o per acquistare dollari. La combinazione di investimenti BRI e swap di valuta RMB fornisce ai paesi alternative immediate al FMI e alle sue richieste di austerità. Nel gennaio 2022, il governo argentino ha chiesto alla Cina di aumentare il suo swap di 130 miliardi di yuan (20,6 miliardi di dollari) di altri 20 miliardi di yuan (3,14 miliardi di dollari) per coprire il pagamento del FMI. Poche settimane dopo, la Banca Popolare Cinese ha fornito lo swap necessario alla Banca Centrale Argentina. Nonostante questa infusione di denaro, l’Argentina è andata comunque dal FMI.

La risposta al perché l’Argentina ha preso questa decisione può forse essere trovata nella lettera scritta da Martín Guzman (ministro dell’economia) e Miguel Pesce (presidente della Banca Centrale) alla Georgieva del FMI il 3 marzo 2022. Nella comunicazione, l’Argentina promette di “migliorare le finanze pubbliche” e di frenare l’inflazione, che sono posizioni ortodosse dirette. Ma poi c’è un obbligo interessante: che l’Argentina espanderà le esportazioni e attirerà investimenti diretti esteri per “aprire la strada a un eventuale rientro nei mercati internazionali dei capitali”. Piuttosto che usare l’opportunità concessa dagli swap BRI-valuta per sviluppare la propria agenda nazionale e regionale, il governo sembra desideroso di usare qualsiasi piattaforma possibile per tornare allo status quo di integrazione nel mercato capitalista della finanza dominato da Wall Street e dalla City di Londra.

Il 12 aprile 2022, il Comitato dei Creditori del Debito Interno (CADI) ha annunciato che il popolo argentino si rifiuta di sostenere il peso del debito del FMI. Il popolo non deve pagare un solo peso: chi ha messo da parte i miliardi che Macri ha preso in prestito dal FMI deve pagarne il prezzo. Bisogna sospendere le leggi sul segreto bancario per stilare una lista di coloro che hanno preso quei soldi e li hanno nascosti nei paradisi fiscali. L’hashtag della campagna di CADI è #LaDeudaEsConElPueblo – il debito è del popolo. Dovrebbe essere pagato al popolo, non prelevato da esso.

Come ha scritto il poeta argentino Juan Gelman (1930-2014) durante il regno della giunta militare, questi sono “tempi bui pieni di luce”. Questa frase risuona anche ora:

Tempi bui pieni di luce

il sole riverbera i suoi raggi sulla città
lacerata dalle sirene improvvise della polizia a caccia
Scende la notte e noi facciamo l’amore sotto questo tetto

Gelman, un comunista, ha combattuto la dittatura, che ha ucciso suo figlio e sua nuora e ha danneggiato terribilmente il suo paese. Anche i tempi bui, ha scritto, facendo eco a Brecht, sono pieni di luce. Sono momenti difficili nella storia del mondo, ma anche adesso ci sono possibilità, ci sono persone riunite nelle strade di Buenos Aires e Rosario, La Plata e Córdoba. Il loro slogan è chiaro: no al patto con il FMI. Ma la loro non è solo una politica del ‘no’. È anche una politica del ‘sì’. Sì a utilizzare le nuove possibilità per plasmare un’agenda per il benessere del popolo argentino. Sì, anche sì.

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