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Potere al Popolo Macerata

Le tesi.
Proposte da Macerata.

Le riflessioni che seguono vogliono andare ad arricchire i tanti ragionamenti di queste settimane, rappresentando il frutto di un confronto collettivo e maturo avvenuto nel gruppo territoriale di Macerata.

Chiediamo che siano lette dunque come un vero e proprio contributo politico-organizzativo. Sì, perché riteniamo che la struttura organizzativa che andremo a costruire nei prossimi mesi debba porre le basi per uno sviluppo ampio e vincente del nostro progetto nel Paese.

Le nostre analisi e proposte saranno riportate in forma di tesi, al fine di favorire una discussione del presente documento anche ad altre realtà territoriali e stimolare un dibattito “al rialzo”, che vada avanti e non indietro.

1. Agitiamoci. Due parole veloci di analisi.

Viviamo in una fase storica particolarmente interessante, in cui la crisi (come ogni crisi) apre impensate possibilità di critica sistemica e strutturale; non solo disillusione e chiusura, ma anche potenziale impegno e grande voglia di riaprire lo spazio del futuro. La jacquerie di Potere al Popolo documenta innanzitutto l’entusiasmo e la voglia di ribaltare il tavolo attorno a una proposta di giustizia, solidarietà, rivoluzione rinnovata. L’ultima assemblea nazionale, con la sua potenza e partecipazione, ne certifica la dimensione ben oltre il risultato elettorale.

A Macerata, dentro una temperie culturale di enorme portata e dagli effetti ancora oggi imprevedibili, noi per primi riconosciamo i germi di una effervescenza nuova, frammenti individuali e associativi che parlano la nostra stessa lingua. Stessa lingua, anche quando la sintassi risulta vecchia o le pratiche non pienamente condivisibili. Ma la stessa lingua.

Il confronto con altre realtà territoriali, metropolitane ma anche “periferiche”, ci dicono che la situazione è la medesima ovunque: la voglia di impegno, che molti centri territoriali di PAP stanno declinando con pratiche mutualistiche e servizi di base, sembra essere ben presente e avere campi di sviluppo inimmaginabili.

Alla luce innanzitutto di questo, pensiamo che Potere al Popolo possa essere la piattaforma istituzionale, organizzativa, in grado di dare voce a una moltitudine di esperienze e lotte, capace di assumere il campo di rappresentanza come terreno ulteriore di conflitto e cambiamento. Valeva 5 mesi fa, vale ancora di più oggi. Per fare questo, proponiamo due aree di ragionamento e graduale strutturazione: 1. Organizzazione di Potere al Popolo; 2. Formazione politica in Potere al Popolo.

2. Organizziamoci. Alcune idee sul metodo e la forma.

Pensiamo che in questa fase dinamica, in cui l’esperienza di Potere al Popolo incrocia e viene sostenuta anche da partiti, sia fondamentale capire come organizzare una struttura che sappia al tempo stesso costruire una comunità che lavora ma non forzare con aut aut la partecipazione di chi ha la tessera di partito. Il problema non è la tessera di partito; l’importante è prevenire l’attività di lobbing (cammellaggio o eterodirezione) di una parte per governare la nostra comunità di PAP. Quindi, con ordine.

  1. Potere al Popolo ha come elemento fondante l’assemblea, fatta fisicamente e in presenza;
  2. Strumenti (auspicabili) di democrazia online devono integrare e non sostituire le assemblee sul territorio;
  3. L’assemblea, soprattutto nelle scelte locali, cerca di praticare una democrazia per consenso (all’unanimità). Ove non è possibile, l’assemblea decide col metodo di una testa un voto;
  4. Chi partecipa (e decide) in assemblea? Esclusivamente chi aderisce a Potere al Popolo;
  5. Come si aderisce? Potere al Popolo si costituisce con un Manifesto o uno Statuto. Nessun tesseramento, ma ci sarà un’adesione individuale con registro pubblico degli aderenti. L’adesione di associazioni o partiti è possibile ma puramente simbolica: non implica l’adesione dei singoli soci di associazione o partito.;
  6. Cosa sono le assemblee? Noi diciamo NO a una struttura gerarchica (Comune – Provincia – Regione – Nazionale). La sovranità politica è in mano ad assemblee territoriali (da adesso NODI) che possono costituirsi su qualunque dimensione territoriale: per formarsi necessitano di (esempio) 25 aderenti che vogliono costituirli. Es: se Macerata ha 28 aderenti può costituire il proprio nodo, ma anche dove più comuni piccoli abbiano più di 25 aderenti possono formare un nodo territoriale di dimensione intercomunale. Può essere su base di quartiere, comunale, intercomunale provinciale ecc…
  7. I nodi territoriali hanno pieno potere decisionale per quanto concerne il percorso politico del loro livello, l’autorganizzazione, le priorità del territorio su cui lavorare;
  8. Senza strutture intermedie, esiste un’assemblea nazionale che rappresenta proporzionalmente i nodi territoriali (1 delegato per ogni nodo);
  9. L’assemblea nazionale costruisce i suoi elementi operativi (direttivo, portavoce, ecc…);
  10. Si costituisce un organo “etico” di garanzia, che verifichi il lavoro sui territori, potendo sospendere i nodi o rimuoverne la rappresentanza in assemblea nazionale in caso di tesseramento gonfiato o azione di lobbying di un sottogruppo;

3. Istruiamoci. Immaginiamo la nostra formazione politica.

Formazione politica significa non solo capacità di analisi e di lettura del presente (del passato e del futuro). Formazione politica significa conricerca, acquisizione di strumenti di intervento sociale e politico, capacità di sviluppare connessione tra comprensione dei bisogni, produzione di soggettivazione politica e antagonismo, pratica di riappropriazione. Per questo proponiamo:

  1. creazione di un percorso territoriale (regionale o interregionale) di formazione politica, con massimo 40-50 partecipanti.
  2. gli incontri (da farsi in forma seminariale e assembleare) dovranno toccare analisi teoriche, storia del pensiero, formazione tecnica (comunicazione online, gestione dei Social Media ecc…), formazione pratica (come fare inchiesta sul territorio, come gestire un’assemblea, come costruire uno spazio sociale, come dar vita a forme mutualistiche), momenti di confronto e proposta condivisa.
  3. gli incontri dovranno raccogliere formatori di ogni provenienza: professori universitari, militanti, esempi di buone pratiche, formatori extra.
  4. gli incontri dovranno essere gratuiti, sostenuti con parte della quota nazionale di Pap o con iscrizione finanziata dai nodi territoriali di zona.
  5. la distribuzione dei posti sarà proporzionale ai nodi, non agli iscritti dei singoli nodi.

In ultimo, pensiamo che in questa fase sia fondamentale promuovere su tutti i territori un lavoro di inchiesta, al fine di comprendere i nostri contesti e poter avanzare proposte sociali di ricomposizione che siano all’altezza. Non stiamo solo fornendo servizi e producendo qui e ora un’altra società: stiamo accumulando forza.

Ci scusiamo per l’articolazione del documento, ma pensiamo che letto attentamente possa dare elementi di riflessione. Perché se siamo il cambiamento, dobbiamo attrezzarci per la rivoluzione.

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