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Potere al Popolo Fabriano: proposta organizzativa

Di seguito alcune riflessioni e proposte di assetto organizzativo da considerare come contributo proveniente dall’assemblea territoriale di Fabriano per la due giorni di Napoli del prossimo 26 e 27 maggio.

Dopo la naturale e fisiologica contrazione partecipativa post voto, Potere al Popolo è in una situazione di assestamento e di verifica della sua natura e configurazione. I prossimi mesi saranno decisivi per la loro definizione. La plenaria di fine maggio rappresenta un primo passo verso l’individuazione delle forme organizzative che intendiamo darci. Il gruppo territoriale di Fabriano ha discusso approfonditamente sull’argomento, giungendo alle seguenti considerazioni e proposte.

Potere al Popolo come nasce

Potere al Popolo nasce come un fronte unico, citando il manifesto originario, come “un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi”. Proprio per questa sua natura così eterogenea e fluida, Potere al Popolo deve dotarsi di un assetto organizzativo che consenta la più ampia adesione di organizzazioni e individui, valorizzando gli strumenti della democrazia di base, ma non tralasciando anche forme di coordinamento che assicurino l’espressione e la gestione della dialettica interna e del pluralismo dei soggetti politici e sociali, all’interno della compagine.

L’organizzazione

L’assemblea è dunque il luogo dove meglio dispiegare gli strumenti della democrazia di base. L’assemblea delibera sulle varie questioni, dopo uno scambio e un opportuno confronto. Ove non ci sia l’opportunità di una delibera unanime, vale il voto a maggioranza. Ovvio però, che per garantire la valorizzazione di tutte le posizioni anche politiche, l’assemblea non può caratterizzarsi esclusivamente su base territoriale. Le assemblee territoriali hanno sovranità decisionale relativamente alle questioni che attengono più strettamente al territorio, ma per preservare il contatto tra realtà territoriali e politiche diverse tra loro, a livello nazionale, ma anche regionale, gli strumenti di coordinamento intermedi si rendono necessari. Questo vale sicuramente a livello nazionale, ma anche regionale e addirittura provinciale . Si pensi a una regione come la nostra in cui le differenze tra i territori sono molteplici, anche nella stessa provincia.

Gli organismi di coordinamento provinciali o regionali vanno tenuti in considerazione a garanzia del pluralismo e del confronto, altrimenti penalizzato da una dialettica esclusiva tra assemblea territoriale e coordinamento nazionale che faccia a meno di strutture intermedie.

Comprensibile in questo quadro il timore di burocratizzazione delle strutture, a cui molti di noi hanno assistito negli anni in organizzazioni o partiti della sinistra istituzionale e che vanno considerati come modelli da respingere. Tuttavia un’organizzazione in crescita che ha l’ambizione, come Potere al Popolo, di radicarsi sempre di più, non può rinunciare a dotarsi di una struttura democratica. Per evitare il rischio di irrigidimento burocratico occorre partire dall’assunto che la rappresentanza negli organi intermedi sia vincolata alla rotazione e alla revocabilità, così come era nei consigli di fabbrica di matrice gramsciana, poi riproposti in Italia negli anni Settanta, organo allora rappresentativo dei lavoratori e dell’autorganizzazione operaia. Uno strumento formidabile di democrazia diretta, che nella revoca o rotazione dei delegati aveva il suo naturale antidoto alla burocratizzazione delle cariche e delle strutture, e che garantiva un reale controllo e una partecipazione diffusa dei lavoratori alle scelte collettive.

Va da sé che l’elezione di delegati dai territori sottoposti a rotazione o revoca negli organismi intermedi di coordinamento, consente la verifica dal basso della opportuna dialettica democratica e plurale, evitando al contempo organi “etici” o di garanzia, eletti da non si sa chi, col compito di controllare dall’alto l’operato dei territori.

Un modello del genere è in grado inoltre di scongiurare utilmente il pericolo di lobbying o cammellaggio, pericolo che tuttavia non si è finora palesato e di cui non c’è stata occasione di temere in Potere al Popolo, a meno che, non lo si consideri (in cattiva fede) un peccato originale delle organizzazioni in quanto tali. Pratiche queste largamente diffuse negli anni nei partiti inseriti nelle istituzioni, giustamente ripudiate da chi non si riconosce in quel modo di intendere la politica, sono da ritenersi in aperta contraddizione con i valori di chi aderisce a Potere al Popolo.

La pratica di confronto assembleare, riportata ai livelli più avanzati nei coordinamenti provinciali, regionali e nazionali, può sicuramente avvalersi di strumenti di dibattito on line, che integrino la discussione. Tuttavia non si può pretendere che le piattaforme informatiche pur utili a coadiuvare il processo di confronto democratico, debbano egemonizzarlo, gestirlo interamente e monopolizzarlo, a meno che non si voglia riproporre il modello della Casaleggio associati e della piattaforma Rousseau.

La pratica

Alla definizione del processo organizzativo, va affiancata l’individuazione della pratica. Al mutualismo va necessariamente affiancata la ripresa della conflittualità sociale. Il mutualismo conflittuale va inteso come pratica sociale costante, secondo un codice che coniughi la solidarietà all’obiettivo di ricomposizione delle lotte, per fare in modo che un diritto negato a qualcuno divenga un diritto garantito per tutti. Ciò vale per i migranti, i disoccupati, i precari.

Occorre costruire campagne sistematiche su determinati obiettivi, e portarle avanti in modo organico, perché non restino vuote formulazioni, come nei programmi ovviamente reticenti e fumosi dei tre blocchi che si contendono il governo. Discuterne confrontando posizioni differenti, senza ultimatismi o forzature può essere utile alla loro individuazione. Lo stesso vale per ciò che riguarda la nostra posizione sull’Europa e le molte crisi internazionali in cui l’Italia rischia di essere coinvolta.

È necessaria la consapevolezza che siamo agli inizi di un percorso lungo e faticoso, che va sottoposto a una verifica costante e di cui non possiamo prevedere gli esiti. Sarà proprio l’evoluzione del percorso stesso a confermare l’efficacia e il successo delle nostre pratiche. Occorre l’impegno e la cura di tutti a che il progetto iniziale si dispieghi al meglio, nel rispetto e nella valorizzazione di tutte le anime che vi hanno aderito e vi partecipano, in difesa del pluralismo e della dialettica democratica interna.

Potere al Popolo – Fabriano –

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