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“MORIRANNO SEMPRE PIÙ SOLDATI ISRAELIANI E IL CLIMA DIVENTERÀ PIÙ AGGRESSIVO”

Abbiamo tradotto questa interessante intervista dello Spiegel a Gideon Levy, editorialista del Haaretz.

In Israele l’opinione pubblica è polarizzata, l’odio contro i palestinesi è grande. L’editorialista israeliano Gideon Levy spiega perché questo non è nuovo e dove potrà portare.

 

Spiegel: Sono passate quasi quattro settimane dall’attacco terroristico terribile di Hamas, che ha ucciso più di 1400 persone in Israele e portato in ostaggio almeno 239 nella striscia di Gaza. Israele ha attaccato da quel momento in maniera massiccia obiettivi nella striscia di Gaza. Il ministero della salute palestinese a Gaza, che però è controllato dall’Hamas, ha annunciato 9700 morti di cui più di 3800 bambini. Questo come viene visto in Israele?

 

Levy: Tempi di guerra sono sempre stati tempi di parità di opinione, di razzismo, di sedizione e di odio. Questa volta però è peggio di prima. Perché il prezzo, che Israele ha dovuto pagare il 7 ottobre, è stato il più alto di sempre. Le crudeltà esercitate da Hamas hanno portato tutte queste reazioni all’estremo, come se giustificherebbero la perdita di ogni moderazione. Non c’è alcuna tolleranza per un pensare diversamente dal mainstream. Addirittura la sinistra si allontana dai suoi propri ideali. La richiesta di cancellare Gaza ora risulta legittima. In Israele regna la follia.

 

Spiegel: Potrebbe questo sviluppo danneggiare per lungo tempo le basi della società israeliana?

 

Levy: Sì, penso che danneggerà la democrazia israeliana molto di più della riforma giustiziaria in discussione. Quest’ultima viene visto da molti come pericolo esistenziale. Quello che succede ora è molto peggio. Le persone fanno grande pressione su chiunque si allontana dal mainstream. Sembra addirittura vietato esprimere empatia con gli abitanti di Gaza. Anche tweets innocenti portano persone in galera, soprattutto se l’autore è Arabo. Ed ora moriranno sempre più soldati israeliani e il clima diventerà ancora più aggressivo.

 

Spiegel: Conservatori e politici di destra, influencer dei social media, giornalisti e persone famose parlano della “cancellazione della striscia di gaza” e della espulsione degli abitanti. Il politico di destra Moshe Feiglin chiedeva recentemente di trasformare la striscia di Gaza in una Dresda, che nessuna pietra rimanesse sull’altra.

 

Levy: Questa è ora una voce mainstream.

 

Spiegel: In questa settimana è stato pubblicato un documento del ministero per i servizi segreti nel quale venivano esposti piani per la dislocazione forzata di 2,3 milioni di persone da Gaza in tendopoli in Egitto. Anche se il ministero, nonostante il suo nome importante, è piuttosto insignificante, si pone la domanda quanto sia diffusa questa posizione all’interno del governo e nella società.

 

Levy: Credo che sia molto più diffuso di quanto molti credano. Nel governo e nella società. La maggior parte degli israeliani pensano che dopo quello che è successo abbiamo il diritto di fare quello che vogliamo e che non ci siano limiti. Nessun diritto internazionale, nessun morale – niente. Perché Hamas ci ha fatto qualcosa di così barbaro, molti pensano che possiamo essere anche noi barbari. Per amor di Dio, questo è così sbagliato!

 

Spiegel: Martedì e mercoledì l’aeronautica israeliana ha lanciato diverse bombe sul campo profughi Dschabalia a Gaza per distruggere un presunto sistema di tunnel e per uccidere un comandante di Hamas. Decine di civili sono morti. Come è stato visto in Israele?

 

Levy: Nei medi israeliani non ce n’è traccia. E come se non fosse successo niente. La crudeltà della guerra non viene per niente mostrata agli israeliani.

 

Spiegel: Le voci internazionali che accusano l’esercito italiano di violare la legge internazionale si alzano sempre di più. Non si deve temere che dopo la guerra ci sarà un prezzo da pagare per possibili crimini di guerra?

 

Levy: No. Israele è completamente impunita – non solo nelle guerre. La stessa cosa vale per esempio per la costruzione di colonie in Cisgiordania, per la trasportazione di prigionieri dai territori occupati in Israele, che è ugualmente illegale. Ci sono stati sempre molti, molti violazioni del diritto internazionale, a cui non è seguita nessuna misura, che non hanno mai visto nessuna conseguenza. Ed Israele si è abituata ad ignorare ogni condanna verbale da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’atteggiamento è quello di dire, ok ci condannano, e quindi? Sicuramente continueranno in ogni caso di darci supporto ed armi, e Schulz verrà il primo giorno di guerra e ci abbraccerà. Perché allora ci dovrebbe preoccupare?

 

Spiegel: Lei vede la responsabilità anche da parte della comunità internazionale?

 

Levy: Alla comunità internazionale vanno fatte molte accuse. La comunità internazionale ha sempre collaborato con Israele, con l’idea che l’assedio di Gaza, l’occupazione della Cisgiordania e l’apartheid possano essere normalizzati in qualche maniera. E che possiamo conviverci per sempre. Questo ora ci è saltato in faccia.

 

Spiegel: Il ministro della difesa Yoav Gallant ha detto, riferendosi alla battaglia contro Hamas, che Israele combatte ora contro animali umani. Si sta in questo momento realizzando una disumanizzazione dell’avversario?

 

Levy: Questo è per niente nuovo. Esiste da molto tempo. Ed è un mezzo necessario, perché se i nostri avversari sono esseri umani, noi abbiamo un problema. Un problema morale, un problema di diritti fondamentali, un problema di coscienza. Se loro però non sono veramente esseri umani, tutto è più facile. Se tutta Gaza è Hamas, se tutti sono terroristi, e se nessuno viene visto come essere umano, questo è sempre il primo passo per spegnere la coscienza: disumanizzare l’altro, e tutto è più semplice.

 

Spiegel: Un sondaggio del Israel Democracy Institute ha mostrato che il 48% degli israeliani ebrei pensano, che la sofferenza della popolazione civile palestinese non debba essere considerata nella pianificazione della prossima fase di battaglia a Gaza, altri 36% dicono di non considerarla molto.

 

Levy: Dietro a questi risultati c’è un processo in atto da molti anni. Tutte queste opinioni rispetto ai palestinesi esistono da prima. Ora però è arrivato questo attacco barbaro e ha dato a tutto quell’odio, quel razzismo e quella violenza, sempre esistiti, ancora più munizioni. Vedete quello che succede in Cisgiordania.

 

Spiegel: Secondo dati delle Nazioni Unite si sono mediamente raddoppiati gli attacchi violenti da parte dei coloni sui palestinesi a partire dal 7 ottobre, arrivando in media a sette al giorno. Palestinesi vengono maltrattati e uccisi da israeliani.

 

Levy: Si può ora prendere un’arma, andare in Cisgiordania, ammazzare un pastore, senza rischiare di essere investigato.

 

Spiegel: Cosa significa questo per il futuro di Israele? 

 

Levy: Non mi posso immaginare che questo possa portare a qualcosa di buono. Però ho sempre pensato, che tutto deve arrivare al male estremo, prima che possa nascere il bene. Che Israele abbia bisogno di una sveglia per trovare finalmente una soluzione vera. Forse succederà, anche se sono molto scettico. Perché tutte le istituzioni governative e soprattutto i media ci presenteranno un quadro in cui i palestinesi sono nati per uccidere, che tutto il mondo è contro di noi, e che possiamo fidarci soltanto delle nostre armi, della nostra spada. 

 

Spiegel: Cosa potrebbe essere una soluzione vera? 

 

Levy: La soluzione dei due stati è morta, da molto tempo. Non ne ho purtroppo nessun dubbio. Non ci sarà mai uno stato palestinese capace di sopravvivere. Soprattutto perché non c’è nessun posto per uno stato palestinese in Cisgiordania. Perché nessuno dislocherà 700.000 coloni israeliani che vivono oramai lì. E senza l’evacuazione di 700.000 coloni non ci sarà nessun stato palestinese capace di sopravvivere. L’Unione Europea, gli americani, l’autorità autonoma palestinese, tutti parlano della soluzione dei due stati, ma tutti sanno, che non ci sarà mai. Parlare ancora della soluzione dei due stati porta vantaggi solo all’occupazione. Perché in questa maniera sembra che ci sia una soluzione nel cassetto e che sia soltanto una questione del momento adatto a tirarla fuori. Di conseguenza la comunità internazionale e gli attori locali rimangono passivi, invece di lavorare per una soluzione vera. La soluzione dei due stati è una scusa per non fare niente. 

 

Spiegel: Quale altra opzione vede? 

 

Levy: Ci sono due possibilità. La prima è che Israele rimarrà per sempre uno stato di apartheid. La resistenza palestinese sarà alla fine così rotta, che rinunceranno – una parte andrà via, un’altra parte rimarrà e vivrà come cittadini di seconda classe, come hanno già vissuto tutta la loro vita. L’altra possibilità è che ci sarà uno stato democratico per tutti, secolare. Questo suona come una utopia ed in questo momento è veramente estremamente lontano. Però può cambiare. Perché l’unica alternativa a questo è uno stato di apartheid. Non ci sono altre alternative.

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