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Lo Stato condanna chi sciopera. Noi non paghiamo e resistiamo!

Apprendiamo con sconcerto della multa di 2500 euro inflitta alla coordinatrice del sindacato “SLAI Cobas per il sindacato di classe” per aver indetto lo sciopero dell’8 Marzo 2018. La colpa, secondo la Commissione di Garanzia sugli Scioperi (CGS) è di non aver rispettato la distanza minima di 5 giorni dalle elezioni politiche del 4 Marzo scorso. Lo sciopero era stato, dunque, vietato, ma il sindacato aveva deciso di praticare un atto di disobbedienza, sia perché da anni lo sciopero generale dell’8 Marzo è un momento di lotta mondiale contro il quale non c’è divieto che tenga, sia perché rispettando le consegne della commissione alcune lavoratrici non avrebbero potuto aderire.

Per un giorno di distanza in meno 2500 euro di multa, nel nome del “rispetto delle regole”, quello stesso rispetto che viene meno quando si tratta di dare risposte vere alle lavoratrici, ai lavoratori, in materia di salario, diritti, sicurezza, salute, tutti temi rispetto ai quali le donne pagano sempre due volte. Ci piacerebbe vedere lo stesso rigore contro i costruttori di ponti che crollano, gli imprenditori che ridono dei terremoti, gli assassini responsabili dei migliaia di morti sul lavoro; vorremmo vedere lo stesso “rispetto dei cittadini”, evocato dalla commissione, quando si chiudono gli ospedali, si aspetta un anno per un intervento oppure ore per un autobus…

In un paese in cui abbiamo ingranato la retromarcia in materia di diritti, e le donne – da Pillon agli ineffabili leghisti crotonesi – sono il primo bersaglio, sostenere la battaglia dello SLAI contro questa assurda condanna è sacrosanto, come altrettanto sacrosanto è opporsi al divieto di scioperare il 12 Aprile imposto al sindacato USB sempre dall’iperattiva CGS: anche in questo caso la “colpa” del sindacato è di aver, giustamente, aderito all’appello del movimento internazionale Non Una Di Meno indicendo lo sciopero generale per la giornata dell’8 Marzo. Troppo ravvicinati, secondo la commissione!

Potere al Popolo ha scelto da tempo il suo campo di battaglia, dalla parte di chi è sfruttato. Per questo abbiamo aderito a tutti gli scioperi indetti quest’anno; sosteniamo la battaglia legale dei cinque lavoratori pakistani contro un padrone che “a casa sua” non vuole il sindacato; sosteniamo lo sciopero dell’8, aderiamo alle manifestazioni e sosterremo anche quello del 12 Aprile prossimo.

Riteniamo, inoltre, che si debba porre con forza ed urgenza il tema della democrazia e della libertà di sciopero e sindacale, in un paese dove protestare è diventato un crimine gravissimo, da condannare legalmente e moralmente, mentre rubare 49 milioni, ad esempio, è una cosa da niente!

Sosteniamo la battaglia dello SLAI contro questo provvedimento inammissibile!

Sosteniamo la battaglia dell’USB per il diritto a scioperare il 12 Aprile!

Sosteniamo, ora più che mai, la lotta per l’autodeterminazione delle donne, contro chi vorrebbe farci tornare al Medio Evo, occupando tutte le piazze l’8 Marzo!

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