Liguria

[Genova] Le necessità degli sfollati e quelle della città

Martedì 4 settembre 2018 si è svolta una seduta congiunta delle assemblee dei consigli comunali e regionali sulla questione del crollo del Ponte Morandi.

Prima dell’inizio si sono registrati, fuori dal consiglio regionale, alcuni momenti di contestazione da parte delle persone che si trovano sfollate.  In un primo momento non sono stati ammessi in aula, poi sono entrati in delegazione mentre altri seguivano la seduta in uno schermo televisivo. La protesta, accompagnata da cartelli che indicavano il fatto di voler essere al primo posto tra gli impegni delle amministrazioni, è stata vista come un possibile momento di cortocircuito tra le persone sfollate e le amministrazioni che, fino a quel momento, non erano state mai contestate.

In effetti non era così, a quanto pare la protesta era un modo per ottenere visibilità e portare l’attenzione sulla questione prioritaria della ricollocazione delle persone sfollate e del recupero dei loro beni. Questione certamente legittima ma nessuna reazione di ribellione nè di contestazione . Cosa che, per altro, è stata rimarcata anche durante la nuova assemblea che si è tenuta  a Certosa, vicino al luogo del crollo del ponte, nella quale gli sfollati ,hanno potuto nuovamente dialogare con l’amministrazione comunale e regionale , chiedendo lumi su alcune problematiche, alle  quali sono state date delle risposte.

L’amministrazione non ha gradito comunque la contestazione. A questo punto gli sfollati hanno ribadito pubblicamente che loro cercavano visibilità e che considerano positivo il ruolo degli enti locali e hanno come unico obbiettivo polemico Società Autostrade.

Nessuna reazione vi è stata da parte dei cittadini che, comunque, avevano tutto il diritto di manifestare il proprio disappunto, sia per non essere riusciti tutti a partecipare alla assemblea in Regione, sia per la condizione in cui son stati scaraventati dopo un disastro per niente inatteso.

In realtà occorre ammettere che vi è una risposta alle necessità pressanti di tutto quello che riguarda la zona rossa. Zona molto sotto i riflettori e sotto l’attenzione generale. Difficilmente le amministrazioni potranno essere contestate per questo. Anche la totale disponibilità delle amministrazioni ad essere presenti ogni giorno, presso i punti informativi per eventuali colloqui personali con gli sfollati , evidenziano la volontà di instaurare rapporti, appunto personali, con gli stessi. Le richieste dei comitati sono comunque richieste collettive ma le risposte personali date dagli amministratori indeboliscono il fronte comune che rischia di diventare lettera morta.

I problemi potrebbero sorgere su tutto quello che sta intorno al cratere. La viabilità sotto estrema pressione, il dramma delle attività commerciali e artigianali in gravissima sofferenza, su quanti saranno comunque interessati dai cantieri inevitabili della distruzione del troncone di ponte rimasto che vedranno la loro vita sconvolta da polveri, movimentazioni detriti ecc.  Il tutto potrebbe aggravarsi con la riapertura delle scuole.

In generale stenta ad affermarsi, almeno fino a oggi, una coscienza complessiva dei problemi che attanagliano l’intera zona a cui serve una risposta complessiva. Un territorio ad elevata disoccupazione, con fabbriche dismesse abbandonate e luogo per vecchie e nuove servitù industriali e logistiche che impattano fortemente sul territorio senza nulla in cambio in termini di occupazione e vivibilità.

Continueremo a monitorare e a lavorare sul territorio. Per non perdere nuovamente l’occasione e provare ad avere una nuova visione della città che vogliamo nell’interesse delle fasce più deboli.

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