Toscana

[FIRENZE] Il centro popolare non si tocca

Stamattina ci siamo svegliati così: il consiglio comunale di Firenze decide per lo sgombero del Centro popolare autogestito di Firenze sud. Si tratta di un atto politico, per ora non implica conseguenze dirette, ma è comunque un atto gravissimo, passato con i soli voti contrari della sinistra.

Non entriamo nel merito del pretesto: gli storici seri si stanno confrontando da pochi anni con il decennio dei Settanta, anni in cui il conflitto sociale in Italia ha raggiunto livelli altissimi, e sui quali un giudizio storico non si da a colpi di scoop, ma inserendo i fatti nel loro giusto contesto.

Sarebbe stato un atto di cautela e di buon senso da parte della maggioranza consiliare quello di evitare facili strumentalizzazioni del quarantennale del rapimento Moro. Ma siamo in tempi in cui il marketing politico conta più del buon senso.

Sono anni che la destra, nelle sue varie anime, chiede lo sgombero del Cpa. Lo fa ogni volta che ha l’occasione di farlo, e questo non per spirito civico, ma perchè il Cpa rappresenta, per chi ha avuto la curiosità e la fortuna di metterci piede, un luogo di incontro, di socialità, un luogo che porta avanti in maniera autogestita decine di attività, dalla palestra popolare che accoglie centinaia di atleti, ad uno dei pochi cinema che conserva ancora le pellicola ed una programmazione di qualità, alla mensa popolare, alla sala concerti, alla camera oscura, alla ciclofficina, al teatro, ad una libreria e un centro di documentazione storica, il tutto gratuitamente o a prezzi decisamente popolari. Soprattutto, e questo non piace alla destra, il Cpa rappresenta un presidio di antifascismo, di antirazzismo, di solidarietà nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici e dei più deboli.

Ci pare assurda la reattività con cui si è accolto l’ennesimo pretesto della destra, con cui si è passati da una polemica sulla memoria storica allo sgombero del CPA. Avremmo voluto che una reattività simile si fosse dispiegata su connessioni molto più semplici, l’omicidio di Idy Diene e il razzismo di Pirrone ad esempio, ma ci sono voluti giorni e la mobilitazione di decine di migliaia di persone (tra cui – per inciso – le compagne e i compagni del CPA Fi sud che hanno preso sin da subito posizione al fianco della comunità senegalese) perchè Nardella usasse parole chiare.

Da parte nostra, crediamo che il Cpa rappresenti un patrimonio della Firenze popolare, da difendere con forza in anni in cui si dismettono i servizi pubblici, in cui si tenta di svendere il patrimonio pubbico (Cpa compreso) a immobiliaristi e speculatori, in cui il discorso razzista si insinua ovunque e in cui ai legami sociali e alla solidarietà si vorrebbe sostituire la solitudine e l’individualismo.

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