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L’ecologia non può più essere a margine dei programmi politici; ne deve essere il cuore. Intervista a Manuel Bompard

Traduzione a cura di Andrea Mencarelli (Potere al Popolo) dell’intervista a Manuel Bompard, candidato nella lista della France Insoumise alle elezioni europee, realizzata da LesAlternatifs.info

Ciao Manuel, sei candidato alle elezioni europee, potresti riassumerci il tuo background?
Ho 32 anni, sono un ingegnere di ricerca in matematica applicata in una giovane azienda innovativa della regione di Tolosa specializzata nella ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale. Il mio impegno politico è iniziato nella campagna contro il Trattato Costituzionale Europeo (TCE) nel 2005 e poi in occasione della mobilitazione contro il contratto di primo impiego (Contrat première embauche, CPE). Mi sono unito al Parti de Gauche quando è stato creato nel 2008 e questo è stato il mio primo coinvolgimento in un partito politico. Direttore della campagna di Jean-Luc Mélenchon nel 2017, ho partecipato alla creazione della France Insoumise di cui ho guidato il coordinamento operativo dal 2017.

Cosa ti ha spinto a impegnarti?
Il mio impegno deriva dal rifiuto di vedere milioni di persone in un paese ricco come il nostro in situazioni di povertà ed esclusione.

In materia di ambiente, quali misure del vostro programma sono particolarmente importanti per te?
L’ecologia non può più essere a margine dei programmi politici; ne deve essere il cuore. Ecco perché l’idea di introdurre, in Francia e in Europa, una regola verde nei testi fondamentali mi sembra essenziale. Consentirebbe di esaminare qualsiasi progetto di investimento alla luce della nostra capacità di non sottrarre al pianeta più di quanto sia in grado di rigenerare ogni anno. Più in generale, consentirebbe di avviare una pianificazione ecologica per organizzare la transizione dal nostro modello di produzione e consumo verso un modello ecologicamente sostenibile: abbandonare le energie nucleari e dei combustibili fossili, passare al 100% di energia rinnovabile entro il 2050, passare a un’agricoltura ecologica rispettosa dell’ambiente, assicurare migliori condizioni di vita agli agricoltori, garantire la salute dei cittadini e respingere le sofferenze degli animali.

Qual è la tua opinione sulle marce sul clima che si stanno organizzando in Francia e un po’ dappertutto nel mondo?
Sono ottime notizie. Esse dimostrano che l’imperativo ecologico è ormai condiviso da milioni di cittadini, soprattutto da quei giovani che sono stati coinvolti negli scioperi per il clima e che sono consapevoli che l’ecologia non può essere ridotta a un’ecologia a piccoli passi. Cambiare il sistema, non il clima!

A tuo parere, come è possibile collegare la giustizia sociale e l’urgenza climatica?
Le rivendicazioni sociali ed ecologiche sono una sola stessa battaglia. Perché si trovano di fronte allo stesso sistema che opprime i cittadini e distrugge l’ambiente: questo capitalismo folle e deregolamentato che pone la legge del profitto al di sopra di ogni altra considerazione. Ecco perché la lotta ecologica non può essere combattuta attraverso una forma di ecologia punitiva che fa ricadere il cambiamento climatico su coloro che non hanno alternative (come la tassa sulle emissioni di carbonio proposta da Macron) ed esonera dalle loro responsabilità le grandi multinazionali e i ricchi che sono i principali colpevoli dei danni causati al pianeta. Ecco perché anche la lotta sociale non può limitarsi ad un semplice trasferimento di ricchezza senza mettere in discussione l’impatto del nostro stile di vita sull’ambiente.

Come ti posizioni rispetto alla lista di PCF, EELV e Generation-s, perché così tante divisioni a sinistra?
Da parte nostra, riteniamo che non sia possibile condurre la politica di cui il nostro paese ha bisogno nel quadro dei trattati europei. Ad esempio, non possiamo compiere la transizione ecologica senza infrangere l’assurda regola del 3% o accettare che il libero scambio sia la norma in Europa. Pertanto, riteniamo che non ci possa essere un programma coerente senza una strategia di rottura con questi trattati e questo è quello che abbiamo chiamato la strategia Piano A / Piano B. Non basta dire che vogliamo modificare i Trattati senza dire come intendiamo farlo, con il rischio di creare nuovamente illusioni, che poi porteranno a delusioni. Su questo punto non siamo d’accordo con i nostri concorrenti della sinistra che pensano che possiamo perseguire una politica alternativa nel quadro dei Trattati o che non presentano una strategia seria per uscirne.
Su questa chiara base programmatica, la France Insoumise ha operato una aggregazione che oggi è la più grande. La sua lista è guidata da Manon Aubry, militante associativa, non membro della France Insoumise e riconosciuta da tutti per il lavoro svolto all’interno dell’ONG OXFAM. Ci sono ex socialisti come Emmanuel Maurel, un ex deputato dell’EELV come Sergio Coronado, un membro del Mouvement Républicain et Citoyen come Catherine Coutard, una militante comunista come Farida Amrani, una figura uscita dall’NPA come Laurence Lyonnais, insomma personalità che vengono da tutte le tradizioni della sinistra. Ma il nostro incontro non si limita al campo politico: la nostra lista contiene whistleblower (Mauricio Garcia Pereira, Céline Boussié), sindacalisti o attivisti sociali (Anne-Sophie Pelletier, Marina Mesure, Bernard Borgialli, Evelyne Becker), attivisti di associazioni (Frédéric Viale, Gabriel Amard, Carole Mare), ecc…

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