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In risposta alla lettera di un lavoratore della sanità accreditata…

Caro Potere al Popolo,
da qualche anno sono Responsabile Territoriale della FP CGIL Napoli per il comparto della Sanità Accreditata. Da quasi 20 anni sono fisioterapista e dipendente di un centro di riabilitazione di Napoli.

Da anni insieme a tante compagne e compagni lottiamo per il rinnovo del CCNL AIOP, ma rivendichiamo che per uno stesso lavoro ci siano stessi salari e stessi diritti al di là che si lavori nel pubblico, nel convenzionato o per una cooperativa. Lottiamo per i cambi unilaterali dei contratti nel solco onnipresente del dumping, lottiamo contro abusi e licenziamenti illegittimi dovuti ad arroganza padronale, resistiamo innanzi ad istallazioni di telecamere nelle stanze dove effettuiamo prestazioni sanitarie seppur con angolazioni specifiche.

Abbiamo da sempre condiviso il pensiero che le politiche attuate negli ultimi anni, da Monti fino a Renzi, fossero restrittive dei diritti dei lavoratori. Puntualmente e amaramente abbiamo riscontrato nella pratica che, dalla Fornero al Jobs Act, si è operato sotto direttiva di Confindustria e dell’austerità solo contro la classe lavoratrice e popolare. Ho accettato la sfida fin dalle prime ore dal lancio del progetto e condivido in toto il programma di “Potere al Popolo” e convintamente ho anche sottoscritto l’appello dei delegati e delle RSU della CGIL per sostenere e votare “Potere al Popolo”, proprio perché credo che sia la strada giusta per contrastare tutti gli abusi che subisce la classe lavoratrice, per costruire una sinistra credibile e reale che sia utile anche nel settore della Sanità Privata Accreditata. Settore costruito nella schizofrenia fra il rapporto di lavoro privato e l’erogazione di prestazioni pubbliche, dove spesso si strumentalizza la forza lavoro col ricatto occupazionale una volta e quello assistenziale altre volte, ai fini del mero tornaconto imprenditoriale.

<<Fuori il profitto dalla sanità, via le mani dai diritti dei lavoratori e dei pazienti>> perché inevitabilmente si intrecciano i due aspetti. <<La sanità deve essere pubblica ed avere carattere universalistico, basta soldi ai privati accreditati, la sanità deve essere erogata solo dal pubblico o dal privato puro>>, concordo, ma quali strategie adottare se domani centinaia di migliaia di lavoratori resteranno senza occupazione?

Basta dire a chi lavora da 20 e più anni che dovranno partecipare a concorsi pubblici? E nelle situazioni di fallimenti di aziende sia per problemi di cattiva gestione sia per problemi di riscossioni illecite di quadruple fatturazioni come agire? Basta togliere le convenzioni o gli accreditamenti? È la querelle che da due e più anni seguo per l’ex Centro Plinio, gruppo imprenditoriale che ha una forza lavoro di circa 200 unità e che opera in un territorio disastrato come Portici, Ercolano e Torre del Greco.

Quali alternative nel momento in cui, come nell’ultimo caso, si chiudono presidi sanitari che erogano prestazioni pubbliche al fine di tutelare lavoro e occupazione? Si, prova anche a ricollocare con le norme contrattuali di solidarietà occupazionale, ma è <<deludente>> la volontà politica! Mi chiedo: come possiamo usare gli articoli 43 e 120 della Costituzione? Cosciente e razionale sono convinto che bisogna andare anche oltre il riequilibrio pubblico/privato e le regole ferree per l’accreditamento, soprattutto in regioni come la Campania, dove non parliamo più di sistema integrativo, ma di vero e proprio sistema sostitutivo del servizio pubblico, dovuto senza dubbio al costante smantellamento del sistema pubblico e al sui definanziamento proprio per dare più soldi ai <<prenditori>> della sanità privata accreditata che molto spesso sono soci occulti perché risultano essere medici del pubblico. Per non parlare della necessità di legiferare in merito al collegamento d’impresa per il solito e conosciuto <<giochetto delle scatole cinesi e delle finte cessioni di ramo d’azienda>>.

Sappiamo bene che da un giorno all’altro non si cambiano le storture di decenni, ma esistono processi e questi processi devono essere definiti, spiegati, perché “Potere al Popolo” può e deve essere uno strumento utile, credibile ed efficace nelle mani di tutte le persone. Non nascondo che nella mia attività sindacale ho dovuto necessariamente ricercare interlocutori per risolvere vertenze, al di là se li ritenessi credibili o meno: non si può essere ideologici sulla pelle delle persone! Così, spesso, ho provato, riuscendoci, a dialogare e ad avere la disponibilità all’ascolto e al racconto, oltre a portare interi fascicoli, anche di soggetti diametralmente opposti e su aspetti diversi: tanto con il Movimento 5 Stelle che con il PD, ahimè, dopo svariati incontri aspetto da circa un anno, pur avendo sollecitato spesso, una convocazione …

Potrei scrivere centinaia di righe ancora sul mio settore lavorativo con altrettanti interrogativi, ma credo che tutto ciò che ho scritto sia già un buon punto di partenza, di discussione e ricco di spunti per ricevere delle vostre risposte e il sicuro vostro sostegno alle nostre lotte.


A lavoro e alla lotta!
Mario Zazzaro

La nostra risposta

Abbiamo ricevuto una lettera molto seria da parte di un compagno sindacalista che lavora nella Sanità Privata, una persona che abbiamo conosciuto e incrociato in tante battaglie sul territorio napoletano. Al centro del suo discorso c’è una domanda, cioè quale sarebbe il destino dei lavoratori della sanità privata nel caso in cui si realizzasse il nostro programma che prevede la ripubblicizzazione completa del SSN.

E’ una domanda seria e giusta, come solo quelle di chi lavora possono essere. E’ anche il segno di un’attenzione preziosa alla nostra proposta, della quale ringraziamo. La nostra risposta parte da una dichiarazione di principio: al centro del nostro progetto politico ci sono il lavoro e i diritti di lavoratrici e lavoratori. Nulla di ciò che proponiamo potrebbe essere realizzato mettendo a rischio il posto di lavoro di nessuno; è legittimo, però, che una formulazione con cui chiediamo che i privati siano scacciati dalla sanità pubblica può dare adito a dubbi e preoccupazioni.

Ci chiariamo subito: ciò che vogliamo cancellare è il profitto sulla salute, non i servizi fondamentali che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata offrono. Il nostro programma prevede più risorse e più investimenti per il sistema sanitario, quindi più servizi sanitari di prossimità, più assistenza, più cure.

A dire che servono più soldi per la sanità italiana è l’OMS che sostiene che la nostra spesa sanitaria è al di sotto della soglia critica. Ma ipotizziamo pure che la spesa rimanga la stessa, rimuovendo però le convenzioni ed assumendo direttamente i lavoratori della sanità privata, per gli stessi servizi: il costo del sistema diminuirebbe, perché a venire meno sarebbe la parte parassitaria della spesa, quella che va nelle tasche di imprenditori senza scrupoli che guadagnano con il lavoro, spesso sottopagato, delle tante e tanti professionisti coinvolti!

Insomma il nostro programma – servizio sanitario pubblico, assunzione diretta delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata, “nazionalizzazione” delle cliniche attualmente convenzionate – è non solo sostenibile ma anche economicamente più conveniente, perché opera immediatamente un taglio alla spesa, per quella quota improduttiva che finisce nelle tasche dei padroni. Naturalmente sarebbe assurdo pensare di sottoporre a concorsi pubblici professionalità acquisite e riconosciute, quindi non immaginiamo di sottoporre persone che lavorano da anni a nuove procedure selettive…ma un ragionamento su questo è lontanissimo, perché se è vero che supereremo lo sbarramento del 3%, è un po’ più difficile che andremo al governo. Vogliamo, quindi, dopo aver chiarito il nostro punto programmatico, spiegare per che cosa lottiamo qui ed ora ed in che modo siamo vicini alle battaglie delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata.

Con il collettivo Clash City Workers siamo stati presenti in tante vertenze per mancati pagamenti o per un paventato rischio di chiusura, e in generale lottiamo perché gli imprenditori non scarichino sui lavoratori i ritardi nei rinnovi delle convenzioni. Crediamo, anzi, che Stato e Regioni debbano interrompere le convenzioni con gli imprenditori che in generale non rispettano i diritti dei lavoratori, a partire dal diritto a ricevere lo stipendio puntualmente ogni mese. Crediamo inoltre che in caso di frodi e altri reati gli imprenditori della sanità debbano essere costretti a restituire tutto quanto hanno ricevuto dalla Pubblica Amministrazione, al netto degli stipendi. Sosteniamo con forza la battaglia per l’equiparazione contrattuale tra pubblico e privato e riteniamo in generale che nessun taglio alla spesa può essere fatto sulla pelle di lavoratrici e lavoratori, ragion per cui lottiamo per l’assorbimento nell’organico pubblico del personale sanitario privato in caso di rescissione di una convenzione o, se non fosse possibile agli attuali rapporti di forza, per l’introduzione di una sorta di “clausola sociale” che garantisca la continuità lavorativa in qualunque condizione, a parità di salari e diritti.

Su queste ed altre battaglie siamo e saremo sempre accanto a tutte e tutti i lavoratori.


Al compagno che ci ha scritto, ai suoi colleghi: siamo sempre disponibili al confronto e soprattutto pronti ad accogliere e ad approfondire la vostra lotta e le vostre rivendicazioni.

Potere al popolo!

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