gennaio, 2019

19gen14:0017:00Torino - Noi stiamo con chi combatte l'Isis - Corteo#accettolasfida

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Una pm della procura di Torino, Emanuela Pedrotta, vorrebbe espellere dalla città cinque torinesi e e limitare la loro libertà per essersi recati in Siria a combattere contro l’Isis. Per quanto questo possa apparire incredibile, tre di queste persone hanno fatto parte delle Unità di protezione del popolo (Ypg) curde, una delle Unità di protezione delle donne (Ypj) completamente femminili e un’altra ha animato i movimenti civili documentando la terribile guerra di Afrin.

Occorre sapere che le Ypg-Ypj curde sono un esercito popolare nato a scopo di autodifesa popolare, inquadrate nelle Forze siriane democratiche (Sdf), di cui fanno parte anche migliaia di arabi e assiri, musulmani e cristiani, che hanno nel giro di tre anni ridotto il pericoloso “califfato” a un piccolo fazzoletto di deserto, e che continuano a combatterlo. Le Ypg-Ypj-Sdf sono la forza di terra che si coordina in Siria con la Coalizione internazionale contro lo Stato islamico guidata dagli Stati Uniti di cui fa parte anche l’Italia.

La richiesta della procura di Torino è uno scandalo. Anziché riconoscere il merito di chi ha messo a rischio la propria vita per proteggere i civili siriani ed europei da una delle peggiori organizzazioni criminali della storia recente, si vorrebbe sbatterli fuori dalla città perché “socialmente pericolosi” (?) e affibbiare loro addirittura la “sorveglianza speciale”: una misura di polizia totalmente arbitraria, comminata senza accuse e senza processo, che impedisce alla persona di muoversi liberamente, di viaggiare, di guidare, di partecipare a riunioni e di esprimersi pubblicamente, uno strumento giuridico antiquato e usato per lo più per i boss delle grandi organizzazioni criminali. Elemento di ulteriore gravità è che già nel mese di settembre la procura di Cagliari aveva accusato tre persone addirittura di “terrorismo” per essersi battute al fianco o in sostegno delle Ypg contro l’Isis.

Contro questa follia è urgente scendere in piazza. E’ tanto più urgente considerato che l’Isis minaccia le nostre città e ancor più quelle del Medio oriente, non è affatto sconfitto e in Siria sta mettendo in atto nuove controffensive contro le Ypg-Ypj, che faticano a contrastarlo perché minacciate alle spalle dalla Turchia di Erdogan, che le attacca da nord servendosi dei miliziani di vari gruppi jihadisti. Nella Siria del nord è in atto infatti uno scontro fondamentale: da un lato la visione oscurantista e fanatica di Erdogan e dei jihadisti, che attuano violenze indiscriminate contro dissidenti e minoranze religiose, imponendo politiche di umiliazione e segregazione delle donne; dall’altra le Ypg-Ypj-Sdf curdo-arabe che provano a difendere le forme di autogoverno popolare, autonomia/uguaglianza delle donne e convivenza tra fedi e culture che hanno costruito in questi anni a partire dal Rojava e poi in gran parte della Siria del nord, costituitasi dal 2016 in Federazione autonoma all’interno della nazione siriana.

Scendere in piazza a Torino sabato 19 gennaio significa quindi:

1. Proteggere tutte le italiane e gli italiani che hanno sostenuto questo progetto e combattuto l’Isis e il jihadismo in Siria da persecuzioni insensate che sembrano voler consegnare un segnale ambiguo ai simpatizzanti del fondamentalismo nel nostro paese; offrire sostegno politico alle italiane e agli italiani in questo momento in Medio oriente per gli stessi scopi e stringersi attorno ai familiari di Giovanni “Hiwa” Asperti, che vestendo l’uniforme delle Ypg ha recentemente perduto la vita;

2. Difendere la reputazione internazionale delle Ypg, delle Ypj e delle Sdf, forze animate da migliaia di persone lontane da noi, spesso povere e giovanissime, che lottano per la libertà e che in questi anni hanno lasciato sul terreno migliaia di caduti per difendere i civili, i perseguitati, una speranza di pace e la vita e la dignità delle donne;

3. Condannare e denunciare le manovre della Turchia in Siria contro il Rojava, affermando che il regime di Erdogan è un pericolo grave per gli stessi popoli della Turchia e per quelli della Siria, del Kurdistan e di tutto il Medio oriente, ragion per cui è necessario che l’Italia interrompa con essa ogni rapporto militare, diplomatico ed economico, a partire dalla cospicua e vergognosa vendita di armi italiane all’esercito turco;

4. Affermare che la scelta da condannare è quella di chi è andato in Siria per sostenere i jihadisti, mentre chi si è unito agli arabi, ai curdi, ai musulmani, agli ezidi e ai cristiani che hanno smantellato la maggior parte del “califfato” ha semmai dato un esempio di collaborazione tra popoli e fedi che andrebbe piuttosto presa ad esempio per affrontare con lo stesso spirito i problemi sociali in Italia e in Europa;

5. Ricordare che il “divieto di dimora” e la “sorveglianza speciale” sono forme di confino ereditate dal ventennio fascista (Codice Rocco) e che, come tali, qualsiasi ordinamento successivo o opponibile al fascismo dovrebbe espungerle dal proprio codice penale; esprimere solidarietà a chiunque veda limitata la propria libertà a causa delle sue opinioni o attività politiche.

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Ora

(Sabato) 14:00 - 17:00

Luogo

Torino Porta Nuova

Torino Porta Nuova, 10121 Torino

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