marzo, 2019

02mar18:0021:00Catania - Contro la regionalizzazione della scuola pubblica#indietrononsitorna

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L’autonomia differenziata, se va in porto, sancirà formalmente quel processo di secessione informale, ma reale, del nostro paese che ha macinato già parecchi chilometri e consensi, soprattutto nel Nord.
L’onda nefasta dei danni provocati dal governi di centro-sinistra che hanno messo mano al Titolo V della Costituzione e dei governi di centro-destra intrisi dalla Devolution leghista, potrebbe arrivare a sintesi con un governo diverso da quelli che lo hanno preceduto.
Quello che sta avvenendo in Italia ha molto a che fare con la crisi economica e con i processi di ristrutturazione economica che si stanno verificando nell’Unione Europea.
Da tempo in Lombardia, Nordest, Emilia Romagna si concentra non solo quasi il 50% del Pil dell’intero paese, ma si concentra anche l’80% del valore aggiunto e dell’export.
Ma mentre dentro l’ultima fase della crisi, quella iniziata nel 2008, il sistema produttivo italiano ha subito un’ulteriore e feroce selezione, le imprese che invece sono sopravvissute ai brutali processi di concentrazione/internazionalizzazione sono quelle che si sono legate alla filiera produttiva tedesca in una posizione di subfornitura.
Questo fenomeno ha avuto un effetto diretto sui sistemi formativi. La destrutturazione sistematica dei sistemi formativi nel nostro paese e lo stato miserrimo della ricerca, è la causa di quella che viene liquidata come “fuga dei cervelli” dall’Italia verso il cuore economico, scientifico e tecnologico nel centro-nord Europa.
Le regioni ricche voglio piegare questo fenomeno a loro vantaggio, separandosi economicamente e fiscalmente dal resto d’Italia per legarsi ad altre regioni europee ricche ed economicamente avanzate. Per fare questo occorre loro slegare la formazione dal resto del Paese, destrutturando quello che fino a oggi è stato uno dei tasselli di costruzione dell’Italia unita, ma soprattutto legando in maniera sempre selvaggia la formazione al mondo produttivo.
La regionalizzazione della scuola è l’ennesimo attacco del mondo produttivo capitalistico alla formazione, è l’estrema conseguenza di quelle politiche europee che dal fallimento di Lisbona 2010 hanno inteso dare un’accelerata al processo di subordinazione della formazione al mondo produttivo (vedi l’alternanza scuola lavoro). Il risvolto di questa vicenda è l’impoverimento del resto del sistema educativo nazionale, in particolare del Sud Italia, ancora una volta penalizzato, prima dalla crisi, poi dalle politiche di austerità o ora dalla secessione dei ricchi.
Per questo motivo come Pap stiamo cercando di creare dei momenti di confronto pubblico su queste dinamiche, per dare vita a un momento di lotta collettivo, che metta insieme studenti, lavoratori della scuola e coloro che hanno a cuore le sorti della scuola statale pubblica e democratica.
Convochiamo dunque un’assemblea pubblica sabato 2 marzo al CPO Colapesce, alle ore 18.00, e invitiamo tutti coloro che sono interessati: studenti, insegnanti, sindacati di base, forze politiche che fino ad oggi si sono battuti con coerenza contro questo stato di cose.

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Ora

(Sabato) 18:00 - 21:00

Luogo

Comunità Resistente Piazzetta - CPO Colapesce

Piazzetta, 95123 Catania

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