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Cuba, il vaccino scomodo

Di Giuliano Granato, portavoce nazionale di Potere al Popolo

 

Quando il 15 novembre siamo atterrati all’Aeroporto José Martí de L’Avana per prender parte a uno studio clinico che ha previsto la somministrazione del Soberana Plus come terza dose per soggetti già vaccinati con vaccini non cubani, Cuba festeggiava il compleanno 502 della sua capitale ma, ancor più importante, la riapertura delle scuole, della maggior parte delle attività, dei confini al turismo internazionale.

Così, mentre i media internazionali fissavano lo sguardo sull’isola solo per seguire le proteste anti-governative convocate settimane prima e poi rivelatesi un assoluto fallimento, c’era in realtà un fatto di più ampio significato su cui concentrare l’attenzione: la campagna vaccinale anti-Covid-19.

Il successo della campagna vaccinale cubana

Se infatti Cuba è riuscita a schivare la prima ondata della pandemia, grazie a misure sanitarie preventive, a un’enorme attenzione e alla qualità di un sistema sanitario che aveva permesso un tasso di mortalità degli ospedalizzati tra i più bassi al mondo, dal novembre 2020 la storia aveva cominciato a prendere un’altra piega.

Con la riapertura del Paese i casi di contagi erano aumentati. Fino a raggiungere livelli preoccupanti tra luglio e agosto 2021. In quelle settimane si sono toccati quotidianamente quasi 10mila contagiati e i morti sono aumentati fino a 80/90 ogni 24 ore.

Non era né facile né scontato che Cuba riuscisse a invertire il trend, ad abbattere la curva di contagi e morti. Se ci è riuscita è stata innanzitutto grazie a un programma vaccinale di assoluto successo, iniziato dopo che il CECMED (Centro para el Control Estatal de Medicamentos, Equipos y Dispositivos Médicos) ha concesso l’autorizzazione per uso d’emergenza dei vaccini pubblici proteici cubani: Abdala 50 μg (9 luglio), sviluppato dal Centro de Ingeniería Genética y Biotecnología CIGB, e dei Soberana 02 e Soberana Plus (20 agosto), sviluppati dall’Istituto Finlay di Vaccini. Oggi questi vaccini sono sottoposti all’Organizzazione Mondiale della Sanità, affinché possa rilasciare anch’essa la propria autorizzazione.

I numeri della campagna vaccinale parlano chiaro: al 26 novembre hanno ricevuto almeno una dose dei vaccini cubani 10.161.233 persone (praticamente il 100% della popolazione vaccinabile). Di queste, 9.208.049 persone hanno ricevuto anche la seconda dose e ben 8.692.544 anche la terza.

Addirittura 9.186.075 cittadini (pari all’82,1% della popolazione totale) hanno completato lo schema vaccinale, che a Cuba si compone di 3 dosi, secondo due diverse possibilità (Soberana 02 + Soberana 02 + Soberana Plus; oppure tre dosi di Abdala).

Infine, 311.412 persone hanno ricevuto anche la dose di “rinforzo”, vale a dire una quarta dose.

Grazie alla campagna vaccinale contagi e morti sono crollati e Cuba, nelle classifiche internazionali per percentuale di popolazione vaccinata è davanti non solo ai Paesi a basso reddito (che non raggiungono purtroppo nemmeno il 3%), ma anche a praticamente tutti i Paesi ricchi, USA e UE comprese.

Lo studio clinico sul Soberana Plus

Cuba, però, ha deciso di non fermarsi qui.

Anche per questo è nato lo studio clinico sul Soberana Plus, in collaborazione tra Istituto Finlay de L’avana e Ospedale Amedeo di Savoia di Torino. In 35 siamo partiti dall’Italia per farci somministrare una dose di questo vaccino cubano come “booster”/terza dose per soggetti già vaccinati con i prodotti in uso in Europa e Stati Uniti (Pfizer, Astrazeneca, Johnson & Johnson).

Gli studi condotti finora – e che si continuano a portare avanti – sui vaccini Soberana 02 e Soberana Plus dimostrano che si tratta di prodotti che funzionano. E che sono sicuri.

Lancet a settembre 2021 ha pubblicato i rilievi di Arturo Chang-Monteagudo, Rolando Ochoa-Azze e altri su uno studio su soggetti convalescenti cui è stata somministrata una dose di Soberana Plus come booster: i risultati mostrano un notevole innalzamento del muro di anticorpi prodotti dall’organismo e dunque un enorme aumento della capacità di risposta contro il virus Covid-19. E questo non vale solo per la versione “originaria” del virus: Soberana è capace di contrastare anche le varianti Beta e Delta, quella oggi predominante su scala planetaria. Chiaramente occorreranno nuovi studi nelle prossime settimane per verificare il funzionamento del vaccino di fronte alla nuova variante Omicron.

Per contro, gli effetti collaterali riscontrati sono stati assolutamente lievi: nella maggior parte dei casi, infatti, si è trattato di dolore e arrossamento nel punto della puntura della siringa, trattandosi di un vaccino intramuscolare. In meno dell’1% di casi si sono riscontrati eventi febbrili legati al vaccino.

Gli stessi risultati sono attesi per lo studio clinico cui abbiamo preso parte negli scorsi giorni. Li verificheremo il 15 dicembre all’Ospedale Amedeo di Savoia a Torino. Se tutto procedesse secondo le aspettative, si tratterebbe di un risultato enorme. Non solo per la piccola Cuba e per i suoi scienziati, ma potenzialmente per il mondo intero.

I vaccini Soberana, infatti, hanno costi di produzione bassissimi e potrebbero dunque essere prodotti praticamente in ogni angolo del mondo, compresi quei Paesi che oggi sono praticamente a zero nella campagna vaccinale. In alcuni casi si tratta di Stati che in spesa sanitaria investono meno di 20 dollari pro-capite, un valore inferiore al prezzo di una sola dose di Pfizer. Questo dato da solo aiuterebbe a capire perché l’umanità ha bisogno di nuove frecce al proprio arco se non vuole continuare a correre il rischio dello sviluppo di nuove varianti – magari più aggressive delle attuali – in sacche di popolazione ancora non vaccinate.

Per di più Soberana è un prodotto facilmente conservabile e che non presenta problemi particolari per stoccaggio e trasporto; ad esempio, le temperature di conservazione sono quelle di un normale frigorifero o addirittura temperature ambiente, per cui non ci sarebbe bisogno dei sofisticate tecnologie, necessarie invece al trasporto/conservazione del vaccino mRNA della Pfizer.

La vaccinazione dei bambini

Ma c’è di più.

Cuba è infatti il Paese più avanti anche nella campagna vaccinale della popolazione in età pediatrica: significa che ha già vaccinato più di 2 milioni di bambini e adolescenti, dai 2 ai 18 anni di età. Il Soberana 02 è anzi un prodotto inizialmente pensato proprio per i bambini.

Insomma, mentre nel mondo in troppi si affrettavano a dire che il virus non avrebbe toccato i bambini, a Cuba gli scienziati lavoravano affinché in effetti nessuno di essi morisse o venisse intubato a causa del Covid-19.

Come ci ha spiegato Ricardo Pérez, responsabile delle Relazioni Internazionali dell’Istituto Finlay, “se da una parte è vero che i bambini affrontavano meglio degli adulti il virus; dall’altra diventavano vettori della malattia. I nostri nonni, gli adulti si ammalavano e a volte il virus era trasportato dai loro nipoti, dai figli, dai bambini. Allo stesso tempo, però, abbiamo iniziato a constatare che anche i più piccoli si ammalavano. L’ideale, dunque, era avere un vaccino che funzionasse e fosse sicuro anche per i nostri bambini.”

Oggi che anche in Europa e in Italia abbiamo un aumento dei casi di contagiati nella popolazione più giovane e che il dibattito sui vaccini ai bambini si è aperto, poter contare sull’esperienza concreta di Cuba, fatta non solo di trial ma di una vera e propria campagna vaccinale, è un apporto fondamentale alla comune battaglia contro il virus.

Aprire le porte ai vaccini proteici ci permetterebbe di affrontare vaccinazioni pediatriche (ma anche le terze dosi) con soluzioni “sicure e immunologicamente intelligenti”, come ha affermato Fabrizio Chiodo, ricercatore italiano che ha contribuito allo sviluppo dei vaccini Soberana.

Su questo non c’è da stare con le mani in mano; bisogna al contrario far parlare la scienza e mettere la politica al servizio del bisogno di salute della nostra gente. Le autorità scientifiche italiane ed europee devono operare rapidamente affinché possiamo dotarci il prima possibile di ogni strumento utile contro il Covid-19, compreso Soberana.

Sulla base di un principio di assoluto buon senso e che è al centro della filosofia dell’industria biotecnologica cubana: l’obiettivo prioritario dev’essere la salvaguardia della salute collettiva e non quella dei bilanci e dei profitti di qualche grande multinazionale.

Articolo pubblicato su Left il 4 dicembre 2021.

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