28 MAGGIO - VII ASSEMBLEA NAZIONALE

EsteroNews

Socialismo down under: così lontani, così vicini. Australia, conversazione con Socialist Alliance

Come membri dell’assemblea regionale di Potere al Popolo Estero abbiamo deciso di creare uno spazio online per dare voce a formazioni politiche geograficamente lontane dall’Italia ma vicine in termini di ideali, lotte e aspirazioni. Come recita il documento politico di Potere al Popolo!, in quanto emigranti stiamo lavorando, con spirito internazionalista, a costruire legami con le altre organizzazioni socialiste e comuniste nel mondo. In questo spazio troverete le nostre conversazioni (in formato testo, audio o video), con alcuni degli esponenti di queste organizzazioni nel mondo. Questa rubrica d’informazione, inevitabilmente incompleta ma in costante divenire, vuole essere un contributo per analizzare l’incredibile quantità di aspetti in comune (e le differenze) fra la nostra esperienza e quelle a livello internazionale.
Buona navigazione!


#3 Potere al Popolo! intervista alla Socialist Alliance (Australia).

Un’intervista con Alex Balnbridge

Questa è una conversazione in testo ed in video con Alex Bainbridge, militante e dirigente della Socialist Alliance in Australia. Con lui abbiamo parlato delle loro esperienze e prospettive politiche, di COVID (naturalmente) ma anche dei problemi che affliggono la società australiana nel suo complesso. A dimostrazione che il capitalismo ha tante braccia ma una sola testa troverete, nonostante la distanza e la diversità geografica, tantissime similitudini con i problemi sofferti anche nel nostro paese dalle classi popolari e dal ceto medio.

OGGI HO IL PIACERE DI PARLARE DI AUSTRALIA CON ALEX BAINBRIDGE, RAPPRESENTANTE DELLA SOCIALIST ALLIANCE. PER PRIMA COSA GRAZIE ALEX PER ESSERE INTERVENUTO E BUONGIORNO.

Grazie Valter è molto bello essere con voi. Sono contento di partecipare a questa chiacchierata. Lasciami aggiungere che vi sto parlando da una delle tante terre rubate agli aborigeni. Questa è – è sempre stata e sempre sarà – terra aborigena e, noi, in Australia, rivendichiamo sempre la nostra solidarietà nei confronti delle tradizioni aborigene passate e presenti.

LA SOCIALIST ALLIANCE E’ STATA COSTITUITA NEL 2001 COME INSIEME DI VARIE ORGANIZZAZIONI ED ATTIVISTI SOCIALISTI CHE HANNO DECISO DI FORMARE UNA CASA COMUNE. PUOI RACCONTARCI BREVEMENTE LA SUA STORIA, LE LOTTE ED EVENTUALI SUCCESSI?

Socialist Alliance si è costituita nel 2001. Quello è stato un periodo molto appassionante della politica australiana perché solo pochi anni prima c’era stata una grande vertenza sindacale dei lavoratori marittimi che il governo aveva cercato soffocare. Alla fine la vertenza ebbe successo ed il governo ne uscì chiaramente sconfitto. Questo nel 1998.

Poi, nel 1999, ci fu la conferenza dell’organizzazione mondiale del commercio, ricordi? Gli eventi di Seattle, dove l’organizzazione mondiale del commercio ed i rappresentanti dell’imperialismo globale ne uscirono sconfitti. E questo fu di grande ispirazione per il movimento anti-corporativo, ovvero, di anti-globalizzazione in Australia. L’11 settembre 2000 ci fu il summit del forum economico mondiale a Melbourne.  Quello fu il primo dei grandi summit globali di alto profilo che si tennero in Australia in quel periodo di lotta di massa contro queste istituzioni corporative e globaliste. Noi portammo decine di migliaia di persone al Crown Casino di Melbourne. E quello fu un evento realmente stimolante per tutta la sinistra. Era la fine del 2000. Fondamentalmente, penso che l’ispirazione iniziale sia venuta, almeno in parte, dalla formazione della Socialist Alliance in Inghilterra, dove diversi settori della sinistra già stavano lavorando insieme e molti dei gruppi di sinistra australiani avevano connessioni con gli omologhi partiti in Gran Bretagna. Questo ha reso possibile un’alleanza socialista anche in Australia, combinata con la presenza di una dinamica area di sinistra nelle sezioni del movimento sindacale.

Inoltre, l’intero movimento era esaltato dal successo avuto al forum economico mondiale nel settembre del 2000. Così Socialist Alliance iniziò come un’alleanza di otto diversi gruppi socialisti. Ma molto rapidamente, si unirono sempre più persone che non erano affiliate a nessuno di questi otto gruppi originali. Letteralmente attirammo persone che non avevamo mai militato prima. Sì, quello fu un periodo veramente stimolante. Io personalmente militavo nel partito socialista democratico, che era uno dei due gruppi fondatori di Socialist Alliance. Divenimmo il più grande gruppo di sinistra in Australia a quel tempo.  Da allora, sinceramente parlando, abbiamo avuto molti alti e bassi e alcuni di quegli otto gruppi originali si sono sciolti o hanno lasciato la Socialist Alliance. Questo è parte dell’altalena della politica, ma col tempo, scoprimmo che la maggioranza dei membri era a favore di una maggiore coordinazione e unità politica e che molti dei nuovi militanti che si univano a Socialist Alliance, come partito, non erano legati a nessuno degli otto gruppi fondatori. Di conseguenza, durante gli anni 2000, ci fu un processo graduale per ricostruire Socialist Alliance in una forma maggiormente unitaria.  Come ho detto abbiamo avuto alti e bassi da allora, ma sono passati 20 anni.  Abbiamo una storia di 20 anni e, nel complesso, siamo orgogliosi di aver costruito un’importante organizzazione sociale in Australia. Socialist Alliance è oggi una delle due principali organizzazioni socialiste in questo paese. Ovviamente sosteniamo il più possibile l’unità della sinistra, ma non dimentichiamo che la cosa più importante è costruire un’ala di sinistra forte. Non si tratta solo di avanzare richieste progressiste, ma anche di proporre una visione anticapitalista del cambiamento sociale.

CON ESCLUSIONE DELLO STATO DI VICTORIA, DALLA METÀ DEL 2020, IL PAESE ERA STATO IN GRAN PARTE ESENTE DA COVID. POI, A GIUGNO, IL PRIMO CASO DI VARIANTE DELTA HA CAMBIATO TUTTO. PIÙ DELLA METÀ DEI 25 MILIONI DI AUSTRALIANI È ANDATA IN ISOLAMENTO, CON L’AGGRAVANTE DI UN PROGRAMMA DI VACCINAZIONE CHE E’ PARTITO A RILENTO ED HA LASCIATO IN MOLTI A DOMANDARSI COSA REALMENTE FOSSE ANDATO STORTO. QUINDI LO CHIEDO A TE: COSA È ANDATO STORTO? E COM’È LA SITUAZIONE AD OGGI?

Cosa è andato storto? Specialmente per quanto riguarda il lancio del programma vaccinale c’è stato chiaramente un problema con il governo federale.

La gestione del COVID in Australia è stata complessivamente complicata da tensioni tra i governi statali e il governo federale. In generale, bisogna dire che i governi statali hanno avuto un approccio più efficace per il mantenimento della salute pubblica mentre il governo federale ha sempre avuto la tendenza a curare più gli interessi delle grandi imprese che la salute pubblica. In particolare, con il programma di vaccinazione, l’intera gestione è stata pasticciata sin dall’inizio. Più di ogni altra cosa, il problema è stato creato dal fatto di essere un programma privatizzato. Voglio dire che, in Australia, tra i vaccini prodotti l’anno scorso, ce n’erano alcuni sviluppati dall’università del Queensland, che, però, alla fine non sono stati offerti tanto quanto gli altri vaccini maggiormente commercializzati, prodotti da aziende private. In Australia, c’è un’azienda chiamata “Commonwealth Serum Laboratories”, o “CSL”. Questa azienda era stata incaricata dal governo di produrre in massa il vaccino “AstraZeneca”.  Il paradosso è che la  “CSL” era, in precedenza, una società pubblica. Era formalmente un’entità pubblica ma è poi stata privatizzata negli anni ’80 dai governi Hawke e Keating, governi laburisti, governi socialdemocratici, e questo significa che ora, come entità privata, anche se riceve appalti dal governo, persegue fondamentalmente interessi privati, cioè il profitto. L’intero coordinamento della logistica della distribuzione dei vaccini è stato privatizzato. e consegnato a società private ed è apparso così chiaro che il governo federale era più interessato al profitto che alla salute pubblica.  L’anno scorso, il governo federale ha istituito un organismo per elaborare una strategia di recupero dal COVID19 e ci ha inserito i dirigenti delle società petrolifere e minerarie. Niente a che fare con la salute o la salute pubblica o la virologia. Niente di tutto ciò! E la conclusione è stata che il governo federale ha gestito il recupero in modo approssimativo. C’è bisogno davvero di una “ginnastica mentale” per realizzare il fatto che l’industria dei combustibili fossili non ha niente a che fare con il recupero dalla pandemia? L’anno scorso ci sono stati alcuni momenti in cui il governo federale ha implementato varie misure di welfare, tutte, però, con parecchie contraddizioni, e tutte con vari elementi di sostegno anche a interessi corporativi, oltre che al benessere pubblico. In Australia abbiamo due programmi: il job seeker e il job keeper. Il Job seeker è rivolto alle persone disoccupate e contempla il sussidio di disoccupazione. Questo, che non era aumentato nei cinque anni precedenti, è stato raddoppiato da un giorno all’altro, ma solo per un tempo limitato. Poi abbiamo il Job Keeper, che è invece un programma di mantenimento del lavoro in virtù del quale il governo federale eroga sussidi alle aziende che mantengono il posto di lavoro ai loro dipendenti. Anche questo intervento è stato abbastanza controverso perché si sono distribuiti milioni e milioni di dollari ad aziende che, in realtà, avevano accumulato già notevoli profitti. Uno dei casi più scandalosi è quello della Harvey Lowman.

Jerry Harvey è un miliardario, uno dei più ricchi in Australia, e la sua azienda ha ricevuto 22 milioni di dollari per il mantenimento dei posti di lavoro, pur avendo accumulato tantissimi profitti. Un paio di mesi fa, dopo mesi di polemiche, ha finalmente promesso che avrebbe restituito 6 milioni su i 22 ricevuti, senza però dare alcuna indicazione sui tempi. Ad oggi, i rapporti mostrano che ancora non ha restituito i 6 milioni di dollari promessi.  Come dicevo, dunque, un costante sostegno del governo federale alle grandi imprese, in contrasto con le esigenze della salute pubblica. Detto questo, penso che sia sicuramente vero che il relativo successo dell’Australia nell’affrontare la pandemia di COVID sia dovuto ad una serie di fattori. Uno di questi è il fatto di essere un continente insulare, senza confini terrestri con altri paesi, e relativamente isolato rispetto al resto del mondo. Siamo stati fortunati che il virus è arrivato tardi in Australia, a differenza di altri paesi del mondo. In più bisogna considerare il fatto che, nonostante la primissima reazione del governo federale sia stata quella di creare un pacchetto di supporto per sostenere il grande business, i governi statali hanno spinto a istituire maggiori misure di salute pubblica. Soltanto più tardi il governo federale ha introdotto misure sanitarie più ampie. Come ho detto, i governi statali, che sono laburisti e socialdemocratici, hanno sempre avuto una politica di salute pubblica migliore del governo federale, che, invece, è conservatore. In generale, penso che tutti abbiano commesso degli errori e che tutti abbiano avuto come priorità gli interessi delle grandi imprese e questo si è riflesso, in particolare, con alcune delle chiusure nella maggior parte degli stati dove vi è stato un approccio molto punitivo nell’applicazione della legge e dell’ordine pubblico. Non vi è stata una campagna di informazione pubblica, di educazione e promozione dei principi di solidarietà. E’ stata più una cosa del tipo: “Queste sono le regole: se disobbedisci la polizia ti punisce”, con sanzioni spesso molto pesanti. Nel contempo la polizia ha ricevuto, sin da subito, più risorse e supporti.  Per sintetizzare, anche se i governi statali hanno operato meglio del governo federale, hanno comunque sofferto di numerose carenze nelle loro politiche.

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