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Assemblea nazionale: tracce di discussione dei tavoli tematici

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Di seguito le tracce di discussione dei tavoli tematici di lavoro che affronteremo insieme all’assemblea nazionale di Potere al Popolo! sabato 21 ottobre dalle 10 al CSA Intifada!

  1. Ambiente e territorio

 

La questione ambientale è al centro di centinaia di vertenze, conflitti e lotte su tutto il territorio nazionale e una delle principali emergenze a livello globale. Le negative conseguenze sull’inquinamento (dell’aria, dell’acqua, del suolo ed elettromagnetico); sui cambiamenti climatici e relativa desertificazione, crisi idrica e aumento di alluvioni e incendi; sulla perdita di biodiversità e fertilità dei suoli; sulla rarefazione delle risorse naturali; sulla devastazione del paesaggio sono aggravate e strettamente connesse a un modello di sviluppo capitalistico, predatorio ed estrattivista. Siamo convinti che occorre un radicale cambiamento del modello di produzione e consumo, e un’ immediata battaglia sociale e civile che si opponga alle grandi opere inutili e a tutti quegli interventi e politiche, come lo “Sblocca Italia”, che minacciano la salvaguardia e la vivibilità dei territori e la salute degli abitanti.

 

La crisi ambientale non è solo una crisi fisica e interna al sistema. È una crisi del sistema capitalistico che brucia risorse naturali vicine all’esaurimento, restituisce scarti tossici non metabolizzabili, colpisce maggiormente le popolazioni più fragili e impoverite, gli oppressi, gli sfruttati, espelle gli abitanti meno abbienti dal loro habitat. È quindi anche una questione di classe, perché la crisi ambientale accentua le diseguaglianze innescate dal sistema.

Ed è una crisi della politica, in quanto la dimensione fisica, territoriale e ambientale è stata ignorata. In Italia, a guidare le trasformazioni urbane sono state le forze economiche di mercato, le rendite immobiliari e finanziarie. La produzione legislativa e amministrata ha accentuato la de-regolazione e lo smantellamento del ruolo della pianificazione urbanistica, territoriale e ambientale.

 

Quando un anno fa Potere al Popolo! ha deciso di scendere in campo, era già esplicita l’ambizione di cambiare il modello di sviluppo come presupposto imprescindibile per cambiare questo paese e aspirare a una società anticapitalista, femminista, ecologista, anticolonialista e antirazzista. Su questa volontà si è attivato un folto gruppo di ambientalisti, urbanisti, e attivisti per sviluppare le tematiche e dare consistenza a questo percorso. Crediamo che l’alternativa che non può che attingere alle esperienze dei comitati, movimenti, associazioni e pratiche dal basso che agiscono in difesa dei territori, a sostegno della giustizia ambientale.

 

All’Assemblea Nazionale del 20-21 ottobre 2018 ci proponiamo di strutturare meglio questo impegno costituendo un gruppo di lavoro “ambiente & sviluppo” permanente di carattere nazionale, ma profondamente radicato nelle istanze territoriali. Vogliamo elaborare proposte tecnico-politiche e iniziative da opporre alla crisi socio ambientali ed economica in atto, contribuire alla crescita dei conflitti socio-ambientali, promuovere la creazione e diffusione di pratiche mutualistiche ecologiste, favorire il trasferimento di conoscenze e l’interconnessione con gli altri gruppi di lavoro tematici con le popolazioni, i comitati, i movimenti e le associazioni impegnate nelle lotte ambientaliste e nella costruzione di un modello di sviluppo alternativo.

 

  1. Mutualismo, accoglienza, immigrazione, sicurezza

 

Occorre lavorare perchè le pratiche di mutualismo passino dentro il modello organizzativo di Potere al Popolo! dalla fase di resistenza particolare a una fase d’investimento generale che mette al centro il loro sviluppo ed il loro consolidamento. I tempi del fare politica nella crisi sono cambiati, ed è sulla quotidianità dei bisogni del nostro blocco sociale che occorre intervenire con pratiche efficaci. Il fatto che nello statuto di Potere al Popolo! le Case del Popolo siano state formalizzate ci dice che questo processo può ora svilupparsi su un terreno organizzativo formalizzato. Come abbiamo detto nel tavolo sul mutualismo prodotto nell’assemblea di Napoli:

 

“Il mutualismo per PaP rimane un terreno della lotta di classe che deve attivare i soggetti al di fuori di ogni logica di assistenzialismo, dato che le pratiche sono di per se neutre: è il quadro di analisi strategico e tattico che ne definisce le finalità e l’orientamento e quindi il valore politico.  Terreno questo sul quale è centrale il ruolo di elaborazione e generalizzazione di Potere al Popolo!. Il mutualismo può infatti avere sia uno sbocco che genera e supporta il conflitto sociale o, al contrario, c’è il rischio che si inserisca all’interno del processo capitalista com’è avvenuto con il terzo settore negli ultimi decenni. L’esito di questo sbocco non è dato e molto dipende dalla nostra capacità di costruire dentro la crisi le nostre organizzazioni di solidarietà su contenuti chiari. La riforma del terzo settore da un lato, e la repressione sociale dello stato autoritario contro le forme di resistenza popolare dall’altro, sono parte dello stesso processo che tende a contrastare il mutualismo popolare o cerca di integrarlo nella logica dei bandi e delle fondazioni”.

 

In questo senso noi definiamo il nostro campo d’azione mutualistico con azioni che su tutti i livelli difendono le condizioni delle classi popolari contro la guerra tra poveri che il decreto Minniti prima e quello Salvini poi hanno dichiarato nel paese. Il mutualismo è quindi la risposta diretta che mettiamo in campo contro la xenofobia e il razzismo di Stato.  Come dimostrano la lotta di Riace o quella di Lodi, le politiche d’intolleranza si affrontano sul terreno della solidarietà concreta e non nei convegni, con azioni che delineano nuovi modelli di società solidali. Potere al Popolo! dovrà impegnarsi per difendere e diffondere queste esperienze, dovrà difendere i diritti pubblici messi in discussione dai processi di austerity che delineano un welfare etnico e creano al tempo stesso strutture di solidarietà per impoveriti e sfruttati.  Nella dinamica imposta dalla crisi diventa quindi sempre più necessario che le pratiche di mutualismo e controllo popolare divengano parte dello stesso processo e sempre più utili per costruire rivendicazioni attorno ai diritti sociali.  Le pratiche di solidarietà devono quindi diventare uno strumento di difesa per il nostro blocco sociale perchè hanno il merito di tenere in considerazione tutti gli aspetti dell’individuo e di integrare nella solidarietà gli esclusi. Esse infatti agiscono  non solo rispetto alle condizioni materiali ma anche rispetto ai processi sociali che tendono oggi ad isolare le persone, sia nella società che nei luoghi di lavoro. Il mutualismo però non è una pratica di Potere al Popolo! ma una risposta alla crisi che si fa con Potere al Popolo!. Dobbiamo quindi evitare l’errore, tipico dei partiti politici, di pensare che le azioni a difesa delle condizioni del blocco sociale siano funzionali al terreno elettorale. PaP aspira ad essere un partito sociale che non vive di solo elettoralismo, le Case del Popolo di PaP dovranno essere strumenti per  sostenere il mutuo soccorso riconoscendo alle pratiche una propria autonomia ed indipendenza. PaP nei territori dovrà costruire e sperimentare processi di confederalità sociale, favorire la costruzione di distretti di mutuo soccorso per collegare nel concreto le pratiche sociali, generare e favorire l’organizzazione e la messa in rete di processi di autoproduzione e auto distribuzione, tra forme di solidarietà, conflitto e controllo popolare. In questo senso il ruolo di PaP dovrà essere quello di cambiare l’idea stessa della militanza, favorendo la nascita di una cultura delle pratiche di mutualismo, del reciproco riconoscimento tra esse che si connettono sul saper fare, rispettando l’autonomia e l’indipendenza, impegnandosi nei territori per favorire carte di valori comuni.  PaP dovrà quindi mettere a disposizione le proprie case del popolo e le proprie strutture che dovranno essere aperte alle azioni di solidarietà e dovranno favorire l’intreccio tra esse e la questione politica generale. Ancora maggiore dovrà essere il lavoro di PaP per far si che le pratiche di mutualismo nel territorio si leghino alle organizzazioni dei lavoratori, ai sindacati conflittuali, indipendenti e di classe che iniziano a muoversi sul terreno del mutuo soccorso popolare e della confederalità sociale. Il mutualismo è il terreno dell’accoglienza perchè nella solidarietà aperta a tutti si rimuovono la barriere tra noi e loro, tra italiani e migranti. Nei territori occorre superare la logica dei servizi solo per migranti come gli Sprar e Cas e costruire servizi di accoglienza dal basso, aperti a tutte le persone del territorio in stato di bisogno, sia che si tratti di italiani vulnerabili che di migranti. Le esperienze delle occupazioni abitative che accomunano una composizione meticcia nel rivendicare il diritto all’abitare vanno in questa direzione, queste esperienze vanno quindi difese dal decreto Salvini e valorizzate nel dibattito pubblico come risposte avanzate che l’autorganizzazione sociale ha messo in campo contro la crisi economica e il razzismo.

Nella discussione che andremo a fare occorrerebbe mettere a tema alcuni punti di lavoro tra questi il tema di come mantenere la connessione sul livello generale tra le pratiche, e che tipo di finanziamento avviare per sostenere lo sviluppo del mutuo soccorso nei territori.

 

  1. Lavoro e redistribuzione della ricchezza

 

Sarebbe bastato reinserire e estendere l’articolo 18 e estenderlo a tutte le lavoratrici e i lavoratori. Sarebbe bastato abolire i contratti a termine senza causale per dimostrate di essere davvero dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, ma il governo della Lega e del Movimento 5 Stelle ha preferito proseguire nella strada tracciata dai governi che lo hanno preceduto: legalizzare lo sfruttamento. Invece di cancellare il Jobs Act come aveva promesso ne ha confermato l’impianto. Invece di cancellare il lavoro interinale ha reintrodotto i voucher che perfino il Pd aveva frettolosamente ritirato, temendo l’esito del referendum che li avrebbe aboliti. Invece che bloccare le delocalizzazioni ha stabilito misure di facciata assolutamente inutili.

 

Salvini e Di Maio proseguono l’opera di Monti e Renzi prevedendo l’ennesima forma di lavoro gratuito attraverso quello chiamano impropriamente “Reddito di cittadinanza”: un’elemosina appena più consistente di quella prevista con il Rei dai Governi Renzi e Gentiloni e che però obbliga i disoccupati a prestare otto ore di lavoro gratuito. Non sarebbe stato più logico fare quel che prevede la Costituzione: corrispondere al lavoratore una retribuzione proporzionata al lavoro svolto, magari definendo un salario orario minimo  obbligatorio che eliminasse le paghe di fame di pochi euro all’ora? E soprattutto questo finto reddito di cittadinanza obbliga ad accettare lavori da 780 euro al mese lordi, meno di 600 netti anche fuori dalla propria regione, cioè è un veicolo verso il supersfruttamento, come la Legge Hartz IV in Germania da cui è copiato. Se poi verrà dato solo agli ”italiani” diventerà una misura socialmente razzista, generalizzando e legalizzando ciò che è avvenuto nelle scuole di Lodi.

 

Il reddito deve essere una misura vera e giusta di sostegno alla disoccupazione e dovrebbe accompagnarsi ad un piano del lavoro che parta dalla assunzione di lavoratori per tutti i  servizi pubblici, in un paese scivolato all’ultimo posto in Europa, dopo il Portogallo e perfino la Grecia, per numero di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione. Sarebbe più giusto, oltre che più logico, ma a questo governo non sta a cuore la giustizia sociale. Lo dimostrano le politiche repressive nei confronti dei migranti che mirano a colpirli come lavoratori, impedendo loro di venire in Italia a cercare lavoro, prevedendo compensi da fame per i richiedenti asilo, allungando i tempi di permanenza nei centri di identificazione fino a sei mesi: sei mesi senza poter lavorare né studiare, costringendo i migranti a accettare i contratti capestro delle false cooperative senza poter denunciare gli abusi perché il rinnovo del permesso di soggiorno passa attraverso il rinnovo del contratto. Un ricatto di Stato per assicurare agli sfruttatori la possibilità di fare affari sulla pelle dei lavoratori. Il Decreto Salvini è caporalato di stato.

 

Potere al Popolo! si batte per smascherare la menzogna del cambiamento che è invece un mix di concessioni parziali e misure reazionarie e per proporre le misure davvero in grado di tutelare le lavoratrici e i lavoratori e garantire a loro e alle loro famiglie un’esistenza libera e dignitosa. Abolire il lavoro gratuito e precario, creare occupazione pubblica, fermare gli appalti e le esternalizzazioni dei servizi pubblici, assumere il controllo dei settori strategici dell’industria per impedire le delocalizzazioni e lo sfruttamento dei lavoratori e dell’ambiente, ridurre l’orario di lavoro, ripristinare le tutele per tutti i lavoratori, assicurare loro la reale possibilità di esercitare la propria libertà sindacale, svincolarli dall’obbligo di fedeltà all’azienda, perché per mantenere il posto di lavoro bisogna avere gli strumenti per difenderlo e denunciare gli abusi. Ci dicono che è un libro dei sogni, che non ci sono i soldi, ma noi smaschereremo i loro contri truccati. Dimostreremo che andare in pensione prima non è solo giusto e conveniente per il singolo lavoratore e per l’occupazione ma economicamente sostenibile separando la previdenza dall’assistenza la quale, come le cure, deve essere finanziata con le tasse. Questo significa che singoli provvedimenti che permettono a qualche classe d’età di andare in pensione prima, mentre il sistema resta inalterato , nel tempo non cambiano nulla per chi oggi lavora soprattutto se precario. Il governo non abolisce la legge Fornero, ma solo ne allarga le maglie per un po’ Esattamente come fece il governo Prodi  quando fece finta di abolire lo “ Scalone Maroni”, l’antesignano della legge Fornero.

 

Intanto si fanno i condoni fiscali e si riducono le tasse pagate dai più ricchi. Non bisogna mai dimenticare che la flat tax che questo governo ha in programma è la misura sociale più reazionaria e liberista che un governo possa adottare, da Reagan,  Thatcher e Pinochet in poi.

 

Non è affatto vero che i soldi non ci sono. Ci sono ma sono concentrati nelle mani di pochi. In questi 10 anni di crisi sono triplicati i poveri – anche tra i lavoratori – ma triplicati anche i ricchi. Dimostreremo che opporsi alle assurde regole di Bilancio dell’Ue – che nessun altro paese rispetta – è necessario, a patto però di destinare le risorse ai lavoratori e non, come fa questo governo, alle grandi imprese e a chi vive di rendita. Salvini e Di Maio che si vantano di disobbedire all’Europa delle banche e dello Spread sono, in realtà, diversamente obbedienti.  È fondamentale per l’eguaglianza sociale e i diritti del lavoro che si rompa coi trattati liberisti UE, che da Maastricht al Fiscal compact hanno programmato e imposto l’austerità. Per questo la nostra contestazione al governo e dal lato opposto a quella che fanno il PD e le élites finanziarie.

 

La questione del lavoro è anche la questione del conflitto sociale. In questi anni i grandi sindacati confederali sono stati subalterni o complici rispetto alle politiche di austerità e hanno largamente contribuito a diffondere rassegnazione e paura di lottare nel mondo del lavoro. Non é possibile alcun reale miglioramento delle condizioni e della posizione sociale del lavoro se non riprende e si diffonde il conflitto. Come e dove esso si organizzi, con quali obiettivi, con quali strumenti, con quali organizzazioni, è un tema centrale dell’elaborazione e dell’esperienza di Potere al Popolo!.

 

  1. Unione Europea, guerra e internazionalismo

 

Le vecchie classi dirigenti nell’Unione Europea (liberali e socialdemocratici) ed anche negli Stati Uniti, stanno perdendo la loro egemonia pluridecennale sulla società. In Europa come negli Usa vengono messe in discussione da leader e movimenti reazionari, xenofobi con crescenti consensi di massa. Sul piano pubblico questi movimenti vengono stigmatizzati ma sul piano politico sembrano destinati a diventare una delle carte su cui il capitale finanziario e le multinazionali possono giocare la loro spietata lotta di classe contro “chi sta in basso”. Guerra tra poveri e guerra contro i poveri marciano insieme. Tra liberali di destra/sinistra e destra xenofoba non c’è alcuna contrapposizione sostanziale, al massimo c’è competizione elettorale.

 

Nelle prossime elezioni europee – ma anche e soprattutto in prospettiva – occorre pensare a come spezzare questa inaccettabile strettoia. E’ sufficiente la riproposizione di un antiliberismo di sinistra o diventa necessario mettere in campo proposte più avanzate di rottura del quadro esistente che indichino di nuovo una ipotesi di cambiamento generale? Nel complesso della sinistra e delle forze alternative in Europa il progetto del Piano B avanzato da France Insoumise ha messo sul piatto una proposta concreta e rimesso drasticamente in discussione equilibri cristallizzati. Il documento di Lisbona ha provato a far fare un passo in avanti sul piano del confronto e del coordinamento di forze alternative europee diverse (France Insoumise, Podemos, Bloco de Ezquerda. Potere al Popolo ha sottoscritto quel documento). In qualche modo, al momento, si vanno delineando due percorsi tra le forze della sinistra alternativa in Europa, uno tradizionalmente antiliberista, l’altro intorno al Piano B.

 

Infine, ma non certo per importanza, tutti questi processi non avvengono nel vuoto pneumatico o a bocce ferme, ma dentro un contesto internazionale caratterizzato dall’aumento della competizione globale, dell’interventismo militare e della produzione bellica. Da una parte i dazi, le guerre commerciali, lo scontro sulle monete teso a ridurre l’egemonia del dollaro nelle transazioni internazionali, fanno aumentare vertiginosamente la tensione e il rischio di conflitti e dall’altra il pacifismo sembra disgregarsi. Potere al Popolo come intende misurarsi con un mondo e una Europa alle prese con cambiamenti anche violenti dell’ordine internazionale emerso dal dopoguerra? Come si può cominciare a declinare l’internazionalismo del XXI Secolo?

 

  1. Questioni di genere, laicità e diritti

 

I movimenti e le lotte delle donne e delle soggettività LGBTQIA hanno cambiato radicalmente il modo di fare e pensare la politica. Lo abbiamo sempre saputo: lavoriamo di più e veniamo pagate di meno, la salute e la cura non sono costruite a nostra misura, su di noi – sui nostri corpi e sulle nostre scelte – si esercitano costantemente violenza, pressione, costrizione.

Viviamo in un mondo che è ancora al maschile. Per questo abbiamo riempito le piazze, come la scorsa settimana a Verona, con un movimento che dal basso, in maniera trasversale, combatte per demolire l’idea che i generi, o gli orientamenti e le scelte sessuali, siano vincolati ad un elemento biologico, ad un “destino” del corpo scritto e immutabile, per contestare l’idea che la divisione del lavoro, dei compiti, dei ruoli sarebbero attribuiti una predisposizione, un’inclinazione, di una presunta “natura”.

Ma la strada è lunga e tutta in salita, perché se per un verso ci siamo unite e lottiamo assieme, per l’altro l’ondata di destra che attraversa il nostro Paese promette di aggravare una situazione già compromessa da decenni di politiche che, sottraendoci il diritto ai servizi fondamentali (istruzione, salute, lavoro stabile e sicuro), hanno tartassato tutti e doppiamente le donne e da una visione patriarcale che stenta a tramontare.

Il ddl Pillon è l’ultimo di una serie di obbrobri legislativi mirati a limitare la nostra libertà di scelta e la nostra autonomia. Gli attacchi alla 194 e la vera e propria persecuzione delle soggettività LGBTQIA in nome di una fantomatica famiglia tradizionale, l’assoluta mancanza di volontà di intervenire sulla disparità salariale e di condizioni di lavoro, il discorso pubblico sempre più orientato nel giudicare indistinguibile “vittima” e carnefice nei casi di violenza fisica, psicologica, sessuale, ci riportano quotidianamente alla necessità di intensificare e unire le lotte.

All’Assemblea Nazionale del 20-21 ottobre 2018 ci proponiamo di discutere assieme su questi temi, capire come continuare a contribuire a far crescere questa mobilitazione, a riaffermare il principio di laicità, a costruire interventi solidali e di mutualismo (ambulatori popolari, sportelli antiviolenza, controllo popolare nei consultori, gruppi di supporto psicologico e legale, etc.).

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