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Ah la crisi!

Il 15 Settembre 2008, una lunga fila di scatoloni invase la Settima strada, a New York. Decine di dipendenti della Lehman Brothers facevano letteralmente fagotto dopo quello che, ad oggi, è considerato il più grande fallimento della storia. 26 mila dipendenti persero il posto di lavoro in occasione del crack che è considerato un po’ all’origine dello stallo economico nel quale ci troviamo ancora oggi: una situazione di equilibrio precario, che si regge da un lato su politiche “eccezionali” di sostegno pubblico ai debiti privati, dall’altro sull’abbassamento del costo del lavoro.

A dieci anni da quell’evento, abbiamo deciso di interrogare alcuni economisti critici cogliendo quel crack come spunto per fare un ragionamento sullo stato dell’arte oggi, sulle politiche adottate dai governi, sulla situazione in cui si trova l’UE e sulle proposte e le azioni che possono essere messe in campo per evitare che a pagare siano sempre e solo le masse popolari.

Riteniamo che sia importante confrontarsi con quegli studiosi che smontano la narrazione economica mainstream, perché oggi, per ribaltare l’ordine esistente, abbiamo bisogno di politica e, allo stesso tempo, di scienza. Le interpretazioni dominanti e la loro pervasività hanno indebolito la capacità stessa di elaborare risposte alternative, ed è questo il motivo per cui il lavoro di chi continua a seguire un pensiero critico difendendo la propria autonomia è tanto più prezioso.

Abbiamo proposto, come invito al dibattito, le seguenti quattro domande:

1) Qual è stata la causa del crack della Lehman Brothers nel 2008, evento considerato convenzionalmente l’inizio della crisi?

2) Quali sono state le misure adottate dalle principali potenze mondiali per fare fronte a quanto accaduto e in che direzione sono andate?

3) In che situazione ci troviamo oggi, specialmente nella UE?

4) Quali sono le misure che possono essere prese per non far pagare la crisi alle masse popolari e come è possibile difendere eventuali misure di carattere progressivo dalla reazione della cosiddetta “dittatura dei mercati”?

Abbiamo ricevuto le risposte di:

Maurizio Donato, Università degli Studi di Teramo  LEGGI

Stefano Lucarelli, Università degli Studi di Bergamo   LEGGI

Francesco Schettino, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”    LEGGI

Gennaro Zezza, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale     LEGGI

A loro va il nostro ringraziamento per aver accettato di dedicare del tempo a rispondere alle nostre domande

A noi tutte e tutti l’invito a leggere, studiare, approfondire

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