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[NAPOLI] Caos ambulanze in città e provincia: ora basta!

ambulanze napoli
PROVINCIA DI NAPOLI – CAOS AMBULANZE

Nelle ultime settimane, su diverse testate giornalistiche sono comparsi articoli sulle drammatiche condizioni di lavoro dei medici e degli infermieri impegnati sulle ambulanze della Provincia di Napoli.

Da un lato, la protesta dei medici per la decisione della Corte dei Conti di restituire i 5,16 € orari che, in virtù di un precedente accordo contrattuale, i medici delle ambulanze avevano ottenuto sullo stipendio. Per alcuni di loro, è stato segnalato dalla categoria, la restituzione ammonterebbe addirittura a più di 100.000€. Di conseguenza, i medici, dovendo garantire continuità assistenziale, si rifiutano di fare gli straordinari necessari a colmare l’atavica carenza di personale medico sulle ambulanze.

Dall’altro lato, ha fatto scalpore la recente decisione dell’ASL NA 3 di affidare quasi totalmente entro fine aprile il servizio delle ambulanze ad associazioni private. In questo caso, la notizia fa “notizia” solo per chi non è addentro al sistema sanitario nazionale. Questo da decenni oramai tende ad appaltare, attraverso laute convenzioni, l’emergenza territoriale a cooperative e associazioni. La motivazione di ciò sarebbe nel solito ritornello del taglio alle spese, presupponendo, dunque, che esternalizzare il servizio comporti effettivamente un risparmio.

Che cosa lega fenomeni apparentemente così diversi?

Un’unica tendenza: la privatizzazione del servizio sanitario nazionale che viene perseguita in due modi paralleli.

Per un verso, rendendo il servizio pubblico sempre meno attrattivo per i lavoratori e per gli utenti, privandolo di risorse, dequalificando le mansioni e sottopagando il personale e gestendolo in maniera del tutto irrazionale.

È una privatizzazione indiretta, che opera rendendo il servizio pubblico di serie B rispetto alla sanità privata, verso la quale indirettamente lavoratori e utenti vengono orientati.

Per l’altro verso, esternalizzando direttamente i servizi a cliniche o, come nel nostro caso, a cooperative e associazioni di volontari affermando che ciò comporterebbe un risanamento dei disastrati bilanci regionali.

Vengono taciuti, invece, i costi pagati dai lavoratori e dall’utenza e, soprattutto, non viene mai dimostrato che esternalizzare costi di meno. Visto che le esternalizzazioni vanno avanti da decenni, il fatto che si continui a dire che bisogna risanare i bilanci, dovrebbe suscitare qualche dubbio.

I casi appena citati sono espressioni, rispettivamente, della prima e della seconda tendenza.

La carenza cronica delle ambulanze a Napoli e in provincia, è un dramma che affligge il servizio sanitario locale da tempo.

Ben prima dell’emergenza COVID, infatti, la popolazione lamentava tempi di attesa enormi dovuti all’assenza di ambulanze. I lavoratori dal canto loro lamentavano le continue aggressioni dovute alla rabbia della cittadinanza, oltre che l’utilizzo di volontari o di operatori per salari da fame.

Ad oggi, infatti, solo nel territorio napoletano – parliamo di pressappoco 1 milione di persone – ci sono appena 11 ambulanze operative, quando dovrebbero essere 24, cioè almeno 1 ogni 94.000 abitanti. I tempi di attesa sono di circa 20 minuti, peggiore media nazionale, e mancano almeno 40 operatori.

La carenza di personale ha più ragioni.

I medici mancano effettivamente sul “mercato” a causa delle restrizioni a monte sul sistema universitario.

Gli infermieri, che pure ci sarebbero, non vengono assunti e quando lo si fa molto spesso si assumono a tempo determinato o ancora con contratti “da volontari”, con guadagni di meno di dieci euro all’ora.

In questa situazione di emergenza, le risposte delle ASL sono state la richiesta di straordinari e lo spostamento di risorse da personale impiegato in altri servizi, spesso negli ospedali. Ciò a sua volta comporta l’utilizzo di altre risorse per colmare i buchi generati, usualmente senza tenere conto delle diverse competenze che questi servizi richiedo.

L’unica risposta che non si è data è l’assunzione di nuovo personale! Visto che non tutte le ambulanze sono medicalizzate, l’assenza di medici sarebbe parzialmente compensabile con una massiccia assunzione di infermieri a condizioni di salario e di lavoro dignitose.

Non avendo dato questa risposta da decenni, il recente sciopero minacciato dai medici ha perciò rischiato di far andare in tilt un sistema già malato. La loro situazione è assurda. Come sempre, si chiede ai lavoratori di pagare e “apparare” i guai fatti da chi li dovrebbe rappresentare (i sindacati) e da chi li dovrebbe dirigere (la Regione e le ASL).

I firmatari di accordi contrattuali che poi si sono rivelati illegali non pagano il casino generato. Sono quelli che hanno “goduto” di quel misero aumento che devono restituire il maltolto!

Se è questo il servizio pubblico, in un sistema di concorrenza e competizione, sembra da folli rimanerci.

E difatti molti medici abbandonano i servizio pubblico, anche in ragione del continuo demansionamento e dei ritmi di lavoro talvolta molto onerosi, preferendo l’attività privata o in cliniche private. Queste infatti concedono loro di stabilire ritmi e prestazioni, a volte anche in condizioni ottimali di lavoro, come accade per le procedure chirurgiche.

In questo modo provano a vedere riconosciuto il proprio lavoro e le proprie qualifiche. Ma spesso a farne le spese sono i pazienti, che non trovano nessuno a curarli nel servizio pubblico.

L’altra strada, perseguita con lo stesso impegno dalle ASL, è quella dell’esternalizzazione diretta.

In questo caso la truffa nei confronti dei lavoratori è ancora più grave. Quanto le associazioni di volontari ricevono è incomparabile rispetto a quanto non ricevono i loro volontari (autisti e infermieri).

Per 12 ore di lavoro le Onlus pagano 40€ agli autisti e 60€ agli infermieri. Il rimborso spese non può superare 150€ al mese.

Il risultato è che spesso le ambulanze Onlus non hanno a bordo infermieri, ma semplici soccorritori senza alcuna qualifica. Le associazioni, invece, percepiscono migliaia di euro, più il rimborso per le spese di manutenzione dei macchinari senza alcun tetto a fine mese. Chi controlla queste spese? Non si sa.

E non è un caso. Recentemente nella lista delle Onlus a cui l’ASL NA 3 vorrebbe appaltare il servizio, sono comparse associazioni travolte da inchieste giudiziarie che hanno portato all’arresto di 12 indagati tra cui anche funzionari pubblici per aver favorito l’appalto!

Con l’emergenza COVID avremmo dovuto imparare quanto sia fondamentale avere una rete territoriale dell’emergenza funzionante.

Il ricorso alla sanità privata non può essere la normalità!

Abbiamo bisogno di più personale, di condizioni di lavoro dignitose, di un servizio pubblico che gratifichi i lavoratori, non che li dequalifichi!
Se riusciremo a costruirlo avremo anche il rispetto del diritto di noi tutte e tutti a cure tempestive ed efficaci!

LA SALUTE VIENE PRIMA DEL PROFITTO!
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