Leggiamo le prime notizie sulle tracce del compito d’italiano e sobbalziamo: tra le tracce proposte c’è un testo argomentativo a partire da una riflessione di Frank Furedi, tratta da “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere”, edito in Italia da Meltemi. Il brano si sofferma sui cosiddetti “adultescenti”, coloro che, pur essendo anagraficamente adulti, rifiuterebbero di valicare il “confine” con l’adolescenza, per non prendersi le responsabilità e gli impegni che l’età adulta comporta. Un testo sulla maturità all’esame di maturità, quindi. Che cosa c’é che non torna?

Qui appare il vecchio cliché dell’estrema destra: prima ci si colloca in una posizione fintamente oppressa e si denuncia come dominante qualcosa che, al contrario, viene sistematicamente attaccato, particolarmente in questa fase storica. Poi si fanno discendere i problemi che chiunque percepisce dal presunto dominio di ideologie radicali. Se l’adulto è “immaturo” non è perché vive in una società che impedisce strutturalmente di “emanciparsi”, ma perché vuole continuare a divertirsi. Se i giovani sono “bamboccioni” e restano a tempo indeterminato a casa con mamma e papà non è perché davanti hanno un presente di paghe da fame, sfruttamento e assenza di welfare, ma perché sono choosy e pigri.

Questo è esattamente quanto affermato dall’autore solo 18 giorni fa qui. Se in UK c’è più di un milione di giovani NEET è perché sono infantilizzati e disabituati a prendersi impegni. Certo, riconosce, Dio solo sa che l’immigrazione di massa, la deindustrializzazione e il “welfarismo” non hanno aiutato i britannici più giovani. Non il tatcherismo, la scomparsa dello stato sociale, la crisi economica profondissima in cui versano le classi popolari del Regno Unito, no, attenzione: immigrazione di massa e “welfarismo” hanno reso la vita difficile ai “britannici” (non a tutti i giovani, gli stranieri sono esclusi), ma comunque è ora di darsi una mossa e lavorare.

L’analisi di Furedi, se così possiamo definire la sua propaganda libertarista di destra, rimuove completamente il dato materiale dello sfruttamento, della guerra, della precarizzazione e desolidarizzazione strutturale nelle nostre società per ricondurre tutto ad una presunta egemonia culturale woke contro il buon vecchio mondo antico, fatto di divisioni, frontiere, confini. Non è un caso che nel suo articolo, appena citato, sui NEET, una delle cause della loro incapacità a prendersi impegni viene individuata nell’immigrazione di massa.

Dietro la favoletta sulla necessità di ristabilire confini si nasconde, nemmeno bene, la solita vecchia merda razzista, suprematista e omofoba. In una fase storica in cui, lungi dall’aver rimosso confini e frontiere, si alzano muri, si dà la caccia agli stranieri, si riempiono le piazze al grido “Remigrazione”, un autore come Furedi dovrebbe esultare, perché i suoi sogni si realizzano; la narrazione di destra riesce invece a propagandare la sua spazzatura ideologica come minoritaria e oppressa, e in questo modo lavora ad un continuo slittamento verso il peggio della finestra del pensabile e del dicibile.

Nei suoi interventi pubblici, molti dei quali ospitati sulla rivista online Spiked, questo slittamento, Furedi, l’ha abbondantemente compiuto. Sfogliare le pagine degli articoli a suo nome è una discreta galleria dell’orribile banalità di destra: si va dal piagnisteo perché troppa gente si laurea (invece di lavorare), al multiculturalismo che alimenta l’odio, ad attacchi contro il linguaggio inclusivo e le carriere alias, passando (stupiti?) per la difesa a spada tratta di Israele nella sua guerra per la sopravvivenza. Questo è l’autore scelto da Valditara per una delle tracce del testo argomentativo (insieme, si licet parva cum magnis componere, al nostrano Mario Calabresi e al suo elogio della fatica della nonna che sempre ci sta bene).

Non ricordiamo, nemmeno in anni recenti, una scelta così marcatamente di estrema destra per la prova d’Italiano dell’Esame di Stato. Siamo sorpresi, ma non stupiti: abbiamo detto e ripetuto che Valditara è stato uno dei più attivi, se non il primo, nella guerra ideologica, nell’imposizione di una visione e un immaginario di destra sulla scuola, i giovani, il loro ruolo nella società. Prima di questo tema lo dicevano chiaramente le indicazioni nazionali per il primo e il secondo ciclo, le linee guida sull’educazione civica, l’elogio del valore educativo della “umiliazione”, il rafforzamento delle sanzioni sul comportamento, il divieto di fare scena muta agli orali, il sostegno crescente alla militarizzazione della scuola…con questa traccia, semplicemente, escono allo scoperto le letture di cui si nutrono i nostri avversari. Ed emerge ancora più chiara la loro pericolosità, ragion per cui è necessario contendere loro il terreno centimetro per centimetro, non arrendersi, non banalizzare.