Mercoledì 24 giugno due potenti terremoti hanno colpito Caracas, la capitale del Venezuela, oltre a La Guaira e Carabobo. Il bilancio delle vittime continua a salire: al 28 giugno si contano oltre 1.000 morti e migliaia di feriti. Esperti hanno affermato che esiste una grande probabilità che le vittime reali possano essere perfino comprese tra le 10.000 e 100.000.
I media mainstream non hanno esitato un momento per criticare l’incapacità del governo venezuelano di reagire e il collasso del sistema di emergenza dovuta a “decenni di mala gestione e corruzione” (da El País al New York Times), nessuna riga invece dedicata alle sanzioni decennali unilaterali imposte dagli Stati Uniti e riprese dai Paesi europei che ostacolano la risposta sul campo e che hanno reso difficile procurarsi medicinali e altri materiali essenziali necessari per le operazioni di soccorso e per mantenere in funzione le infrastrutture vitali.
La strumentalizzazione politica della tragedia che sta vivendo il popolo venezuelano è quindi iniziata subito: gli Stati Uniti hanno immediatamente stanziato 150 milioni di “aiuti umanitari”, mentre l’Europa ha inviato oltre 500 soccorritori. E perfino gli Emirati arabi hanno “donato” 10 milioni di dollari. Questa è la politica del “bastone e carota” con cui l’Occidente vuole ottenere obbedienza e imporre i propri interessi al Venezuela dopo il sequestro del presidente legittimo Nicolas Maduro e Cilia Flores. Una politica occidentale lontana da una cooperazione tra pari (come quella messa in campo da Cuba, che ha attualmente 21mila medici e operatori sanitari in Venezuela), i cui costi li paga direttamente il popolo venezuelano.
Ma non è tutto. Perché gli Stati Uniti hanno subito schierato il Comando Sud delle forze armate statunitensi per “coordinare” la risposta al terremoto – una formula eufemistica per inviare le proprie truppe sul suolo venezuelano e raffermare il dominio degli Stati Uniti sulla regione. Non è un ricordo lontano lo schieramento di quasi 10.000 soldati dopo il terremoto in Haiti nel 2010 il cui scopo non era affatto ricostruire le infrastrutture civili, bensì un vero e proprio commissariamento per prendersi il controllo del Paese.
Esprimiamo la nostra massima solidarietà al popolo venezuelano e chiediamo all’Italia e alle istituzioni europee di impegnarsi per revocare le sanzioni contro il Venezuela.