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Le mani sulla sanità: un’inchiesta sul Parco della Salute di Torino

LE MANI SULLA SANITA’

Il Parco della Salute di Torino: assalto del privato alla sanità pubblica


a cura dell’assemblea territoriale di Potere al Popolo – Torino

Introduzione

La salute rappresenta da tempo, per il settore privato, un grande cantiere di potenziale profitto.

Su tutto il territorio nazionale abbiamo assistito alla progressiva privatizzazione e aziendalizzazione della sanità, processo che ha impattato in negativo il servizio di base (taglio dei posti letto, allungamento esponenziale delle liste di attesa, ridimensionamento dei presidi sul territorio) e le condizioni di lavoro del personale.
A causa dell’emergenza COVID si sta facendo sempre più evidente come le scelte operate nel tempo abbiano causato molti dei problemi che stiamo vivendo ora. È ormai un decennio che assistiamo ad un progressivo definanziamento della sanità pubblica, accompagnato ad uno spostamento delle risorse al privato, sotto forma di assicurazioni, fondi, e sistemi di welfare aziendale.
Secondo uno studio del centro di ricerche indipendente Gimbe, solo con il governo Monti e la “spending review” furono tagliati circa 6,8 miliardi di euro fino al 2015 e i posti letto calarono di circa 7.000 unità.
Ad oggi, il numero di posti letto per 1.000 abitanti negli ospedali italiani è sceso molto sotto la media europea, così sono inferiori alla media UE i livelli di spesa nazionale investiti in sanità.
La regionalizzazione di questo servizio essenziale ha permesso ai vari governatori di inasprire ulteriormente questi tagli, se ritenuto necessario, come è accaduto nel Lazio di Zingaretti, o in Lombardia e Veneto, presunte eccellenze della collaborazione pubblico-privata e ora in grande difficoltà nella gestione della crisi.

E tuttavia le risorse per gli ospedali in project financing, ovvero in partnership pubblico-privata, non sono mancate. Un largo utilizzo che ha comportato al Veneto una lavata di capo da parte della Corte dei Conti, che denunciava le gravi ricadute sul bilancio regionale della costruzione e gestione dell’Ospedale all’Angelo di Mestre, realizzato appunto in project financing.

Questo modello di gestione della sanità, che qualche tempo fa fu dichiarato da Icardi un esempio a cui ispirarsi, è non a caso lo stesso che anima la costruzione del Parco della Salute proprio qui a Torino: di nuovo, dietro la retorica dell’eccellenza, si nasconde un’ulteriore tappa dello smantellamento del servizio sanitario e di conseguenza della nostra salute.
Se un’emergenza come questa del coronavirus riesce a mettere in crisi il sistema sanitario di due regioni “modello” come Lombardia e Veneto, occorre porsi qualche domanda più precisa sui benefici di far entrare i privati nella sanità, e attrezzarci alla difesa del nostro Servizio Sanitario, pubblico e gratuito.

È opinione ormai diffusa e consolidata che a Torino la sanità pubblica ospedaliera necessiti di un intervento di riorganizzazione e potenziamento complessivo, e vogliamo premettere che non siamo affatto contrari ad un progetto di ristrutturazione della struttura ospedaliera torinese; ma il progetto del Parco della Salute non deriva primariamente da queste esigenze o dai bisogni sanitari dei cittadini, bensì dal tentativo di fare della sanità una di investimento per i grandi operatori privati della sanità e per i costruttori.

In questo senso è evidente che il progetto del Parco della Salute, per come è impostato, sacrifica in modo consistente la capillarità, gratuità ed efficacia dei servizi sanitari di base sull’altare della logica dell’eccellenza, per la quale vengono contemplate solo quelle pratiche e quei settori ad alta complessità, potenzialmente più redditizie.

Il progetto è nato all’inizio degli anni 2000 in ambienti di centro-sinistra ma ha incontrato il favore anche della destra e per ultimi dei 5 Stelle, a partire dalla sindaca Appendino che nel 2016 si professava contro la presenza dei privati nella sanità e ora è invece accesa sostenitrice del Parco della Salute.

Le caratteristiche del progetto dovrebbero essere definite entro la fine del 2020. I dati noti non sono molti, perché mai è stato avviato un serio percorso di confronto con la cittadinanza e con i lavoratori del settore.
Tuttavia alcuni elementi sono ormai, purtroppo, assodati: ulteriore campo libero ai privati nella sanità, taglio dei posti letto, inquinamento dell’area prescelta per l’ubicazione del nuovo polo, forti rischi per le finanze pubbliche all’interno del progetto in partnership pubblico-privata.
In un momento in cui l’emergenza Coronavirus mostra in tutta evidenza l’irrazionalità di un sistema sanitario aziendalizzato e privatizzato, insomma, questo progetto rappresenta un deciso passo in avanti proprio in quella direzione.

La proposta ci appare infatti inadeguata da più punti di vista: dalla riduzione drastica del numero di posti letto, che peraltro si inserisce in una situazione di già forte carenza rispetto alla media europea, all’assoluta mancanza di pianificazione circa l’accessibilità e la prossimità alle periferie della città, fino ad arrivare ad una superficialità diffusa rispetto a certe tematiche sanitarie, e non solo.
Inoltre, ad oggi non sono state adeguatamente approfondite le ricadute di impatto sul quartiere in cui sorgerà il nuovo polo sanitario, nello specifico le ricadute strutturali, di inquinamento e di viabilità.

A fine estate 2019 era emersa la possibilità di un dibattito pubblico sul Progetto del Parco della Salute, che avrebbe potuto abbracciare vari temi, per esempio come sarebbe dovuto essere organizzato, con quale impostazione, con che partecipazione… questa proposta, purtroppo, si arenò, e ancora oggi l’idea di un dibattito pubblico sul tema non è abbracciata da nessuna forza politica. Ciò che sappiamo è solo che il progetto “s’ha da fare”.

È proprio per questi motivi che abbiamo deciso di raccogliere le informazioni disponibili su questo progetto e poter avviare così un confronto con la cittadinanza torinese, per un’informazione e dibattito congiunto.

Molte delle criticità che toccheremo in questo testo sono state ben descritte nel documento “Osservazioni sullo studio di fattibilità del Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino”, redatto dall’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Torino (OMCEO), pubblicato nel 2018 e ignorato dall’allora dirigenza del PD (e oggi dalla Lega!), la stessa che ha proposto il progetto.

INDICE

  • Introduzione
  • Lo stato della sanità a Torino
  • Partnership pubblico-privata e project financing
  • Le criticità a livello ambientale e urbanistico
  • Le criticità a livello sanitario
  • Conclusioni
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