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[AUSTRIA] NUOVO SUCCESSO ELETTORALE DEL PARTITO COMUNISTA AUSTRIACO (KPÖ) NEL SALISBURGHESE. COME SI SPIEGA QUESTO RISULTATO?

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Domenica 23 aprile 2023 si sono tenute le elezioni regionali nel Salisburghese, uno dei nove Stati federali (Länder) dell’Austria, che conta poco meno di 600.000 abitanti. Il Partito Comunista Austricao (KPÖ) ha ottenuto un risultato eccezionale passando in cinque anni dallo 0.4% del 2018 all’11.7% dei voti e conquistando così, nel parlamento regionale, 5 dei 36 seggi disponibili.

Si tratta di un risultato inaspettato perché raggiunto in una regione dell’Austria storicamente conservatrice, in cui il peso della Chiesa cattolica si fa tutt’oggi sentire nella politica. La regione è composta perlopiù da piccole cittadine di provincia che arrivano al massimo a 20.000 abitanti, ad eccezione del capoluogo, Salisburgo, unica città che può essere definita tale con una popolazione che conta poco più di 150.000 abitanti. Inoltre, questo successo non è accompagnato da una forte mobilitazione sociale come la stiamo conoscendo per esempio in Francia (leggi gli approfondimenti qui e qui); anche se in Austria le conseguenze economiche e sociale della pandemia e della guerra in Ucraina sono profonde, il Paese sta (ancora) in una relativa “pace sociale”.

Dopo la vittoria alle comunali della città di Graz nel settembre del 2021[1], il KPÖ ha avuto dunque un secondo exploit elettorale. A cosa è dovuto questa capacità di dare continuità alla crescita del partito?

Una crescita elettorale esponenziale

Iniziamo dalla foto che ci restituiscono i numeri. Abbiamo detto che l’elettorato del KPÖ nel Salisburghese è cresciuto da 1.014 voti nel 2018 (0.4%) a 31.383 nel 2023 (11.7%), crescita che corrisponde a un aumento di 30.369 voti (+11.3%) in soli cinque anni. Il risultato più importante è stato raggiunto nella città di Salisburgo dove il partito ha conquistato il 21.5% del consenso (12.665 voti), cioè il 20.3% in più rispetto alle elezioni regionali del 2018. Alle elezioni amministrative del capoluogo il 10 marzo 2019, il KPÖ era riuscito ad eleggere un consigliere comunale con 1.998 voti, raggiungendo il 3.7% (+1.6% rispetto al 2014).

Si tratta di Kay-Michael Dankl, oggi 34 anni, collaboratore nel museo di Salisburgo. Kay-Michael Dankl da sempre è impegnato nella difesa degli inquilini e lotta per il diritto all’abitare. Egli devolve una parte del suo stipendio di 2.550 Euro al fondo del Partito destinato alle cittadine e ai cittadini in situazioni economiche e sociali difficili. In queste elezioni regionali il KPÖ ha puntato proprio su Dankl che è stato capolista. Il risultato sopra la media raggiunto nel capoluogo apre prospettive più che interessanti se si pensa che la prossima tornata elettorale per le amministrative di Salisburgo si terrà il prossimo anno, nel 2024.

Altro elemento numerico interessante, il flusso di voti. L’esponenziale crescita dell’elettorato del KPÖ nel capoluogo (da 1.998 a 12.665 voti) è dovuta a uno spostamento importante dei voti delle componenti del centro-sinistra verso il KPÖ: dal Partito Socialdemocratico Austriaco (SPÖ) arrivano circa 3.500 voti (il 27% dei votanti KPÖ) e dai Verdi poco più di 3.000 voti (25%). Inoltre, il KPÖ è riuscito a mobilitare un’importante fetta di chi cinque anni prima si era astenuto: il 17% di chi domenica ha votato per il KPÖ, nel 2018 non era andato alle urne (circa 2.150 elettori).

Una campagna politica e comunicativa esemplare

Se i numeri ci restituiscono una foto statica del successo elettorale, seve un’analisi più storica e politica per comprendere le ragioni profonde di questo successo. Sono perlopiù tre gli elementi da evidenziare.

Il primo elemento riguarda il carattere della campagna elettorale e comunicativa di Dankl e degli altri giovani candidati del KPÖ costruita su un unico tema: i diritti degli inquilini e il diritto all’abitare. I compagni e le compagne del KPÖ sono sempre presenti laddove si manifesta una contraddizione, come per esempio ad inizio 2022, quando la Buwog, la più importante azienda immobiliare della regione, decise di abbattere centinaia di appartamenti in cui vigevano ancora contratti a condizioni favorevoli, per sostituirli con appartamenti di lusso. I compagni si presentarono presso gli appartamenti per informare gli inquilini dei loro diritti e per organizzarli nella vertenza contro il colosso immobiliare. In tanti hanno criticato questi interventi definendoli “assistenzialistici”. In realtà si tratta di una pratica politica mutualistica e solidale indispensabile per il radicamento territoriale.

Inoltre, durante la campagna elettorale, l’intero apparato organizzativo e comunicativo di Dankl e del partito si è concentrato su questa tematica estremamente sentita tra le classi popolari, specialmente negli ultimi anni di aumenti degli affitti e delle bollette. La concentrazione delle forze, la scientificità del lavoro territoriale (presenza nei quartieri operai, migranti, astensionisti) e una comunicazione semplice e diretta ha permesso loro di affermarsi come unico partito politico impegnato per il diritto all’abitare, e di non disperdere le forze in mille rivoli, senza sbocchi politici e sociali.

Come secondo elemento può essere identificato la composizione sociale delle candidate e dei candidati del KPÖ, composizione che rappresenta l’ampiezza sociale del popolo austriaco. Oltre al già accennato operatore museale e capolista Kay-Michael Dankl, si trovano la seconda della lista Natalie Hangöbl, insegnante in una scuola secondaria e attivista sindacale, oltre a candidate e candidati infermiere e infermieri, assistenti sociali, ferrovieri e falegnami, perlopiù di giovane età.

Un terzo elemento è stata l’affermazione del KPÖ come partito di opposizione sociale e politica, che non intende allearsi con altri partiti “di governo” per ottenere più poltrone o governare, ma che fa “tutto al contrario”. In diverse interviste pubblicate durante la campagna elettorale le candidate e i candidati insistono sul fatto che la principale virtù del militante deve essere la credibilità: si può sbagliare politicamente, nessuno è infallibile; però non ci si può far corrompere, perché le comuniste e i comunisti sono diversi dagli avversari. Da qui la rottura pratica con la vecchia politica, la candidatura di rappresentati del popolo, l’allineamento degli stipendi degli eletti allo stipendio di un operaio specializzato.

Eccezione che conferma la regola o controtendenza?

I risultati delle elezioni nel Salisburghese rivelano inoltre un indebolimento dei partiti di centro; sia il centro-destra (ÖVP -7.4%), sia il centro-sinistra (SPÖ -2.2%, i Verdi -1.1%) hanno perso terreno elettorale, anche se rimangono nelle prime posizioni con il 30.4% (ÖVP) e il 17.9% (SPÖ) dei voti. È cresciuto del 6.9% invece il partito conservatore e nazionalista FPÖ che ha raccolto il 25.7% del consenso, diventando così la seconda forza regionale. Se da un lato si può leggere un lento ma inesorabile sgretolamento dei partiti di centro, dall’altro possiamo pure osservare una sorta di “polarizzazione del voto” a destra (FPÖ) e sinistra (KPÖ).

Un secondo dato sorprendente – soprattutto per noi che osserviamo dall’Italia – riguarda invece la partecipazione al voto, che ha raggiunto il 70.9% degli aventi diritto, cosa che corrisponde a un +5.9% rispetto al 2018 (!). In un contesto globale segnato della propensione verso un sempre maggiore astensionismo soprattutto delle giovani generazioni (ricordiamo che nelle due più grandi regioni italiane, Lombardia e Lazio, pochi mesi fa solo due persone su cinque sono andate a votare), queste elezioni costituiscono un segnale di controtendenza. È difficile capire se si tratta di un’eccezione che conferma la regola; quello che possiamo dire però è che se esiste un’alternativa politica che negli anni si radica nei territori e si afferma come punto di riferimento sociale e politico delle classi popolari, le elezioni non si riducono a un semplice evento spettacolare, ma possono diventare espressione di vera partecipazione popolare.

Rinnovare il partito senza perdere la propria identità

I due importanti risultati elettorali raggiunti in poco più di 18 mesi a Graz e nel Saliburghese rivelano infine un rafforzamento generale del KPÖ, in primis della sua componente giovanile. A Salisburgo ci si è ispirati tanto all’esperienza di Graz, dimostrazione del fatto che una ricetta di successo può funzionare anche altrove, nonostante le particolarità locali. Questi ultimi 18 mesi rivelano un riorientamento e continuo rinnovamento del Partito a livello nazionale, che non punta semplicemente al successo elettorale a breve termine, ma al radicamento sociale, alla costruzione di una base capace di agire sui territori e a un’identità politica e programmatica di rottura sistemica che si distingue fortemente da una “sinistra diffusa” – condizioni indispensabili per diventare una forza di governo autonoma e indipendente.

[1]  Alle elezioni comunali di Graz (città che conta poco meno di 300.000 abitanti e si trova nello Stato federale della Stiria che conta circa 1.3 milioni di abitanti) il 26 settembre del 2021, il KPÖ ha ottenuto il 28.84% del consenso elettorale, crescendo del 8.5% rispetto alle elezioni del 2017. Con questo risultato il partito ha ottenuto 15 seggi su 48 nel parlamento comunale e 3 su 7 nel consiglio comunale. Inoltre, grazie all’alleanza con i Verdi e con il Partito Socialdemocratico Austriaco SPÖ, Elke Kehr del KPÖ è stata eletta sindaca della città.

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