Abbiamo letto attentamente il comunicato congiunto Anpi-Ucei del 28 luglio. Lo scriviamo senza mezze misure: si tratta di un cedimento di Anpi nei confronti del sionismo.

Non è un caso che il comunicato abbia lasciato allibita la base militante e chi vive il 25 aprile in prima fila, sfilando nei cortei e lavorando per costruire la festa della Liberazione, che in questi anni ha visto protagonista la causa palestinese.

L’antifascismo nell’attualità ha un significato preciso: opporsi al genocidio e alle guerre imperialiste che mettono a rischio i popoli del mondo. Rifiutare nei cortei del 25 aprile la presenza delle bandiere di uno Stato che ha le mani lorde di sangue non è “alzare i toni”, è parte del “restare umani” e dei principi della Resistenza.

Storiograficamente la Brigata Ebraica non era una formazione partigiana e non appartiene alla Resistenza italiana del CLN, in cui combattevano ebrei come Primo Levi, Elio Toaff o Emanuele Artom. Al contrario la Brigata Ebraica era un reparto dell’esercito britannico promosso dalla leadership sionista nella Palestina mandataria.

Chiamarla in causa senza contesto ogni 25 Aprile è un’operazione ideologica e strumentale per portare sostegno politico allo Stato di Israele, mentre compie un genocidio.

Ci domandiamo dunque perché esca un simile comunicato a fine luglio, che cancella le offese sentite, le ferite inferte e le ripetute provocazioni degli ultimi anni.

Come antifascisti sosteniamo la resistenza palestinese che lotta da decenni contro un’occupazione militare che porta avanti un progetto di pulizia etnica da decenni.

Chi sostiene tutto questo, è bene che stia fuori dalla Festa di Liberazione per evidente incompatibilità: ricordando la Liberazione italiana dal nazifascismo, noi rinnoviamo l’impegno per le liberazioni ancora da conquistare, tra cui la liberazione del popolo palestinese dalla feroce occupazione israeliana.

La comunità di Potere al Popolo è a fianco delle sezioni ANPI che non chinano la testa, che difendono le radici dei valori resistenziali e che continuano a portare a testa alta la bandiera palestinese insieme ai tricolori delle formazioni partigiane.