A essere onesti ci sarebbe da dire grazie ai notav. Prima di tutto perchè hanno costretto il discorso pubblico a prendersi una pausa dall’elogio del far west di Roggero e poi, in secondo luogo, perchè hanno contribuito a mostrare quali sono, davvero, le priorità di chi governa il paese. Non fosse altro che per questo andrebbero ringraziati di vero cuore.
E già, perchè, incredibile ma vero, mentre intorno a noi accade di tutto – di tutto: le nostre città sono infuocate e invivibili per la crisi climatica, i nostri stipendi a stento ci fanno arrivare alla fine del mese, può capitare che la polizia ti soffochi ammazzandoti sull’asfalto bollente se sei un uomo marocchino in un quartiere popolare, viene annunciato in pompa magna l’aumento delle spese militari italiane -, mentre tutto questo avviene, il pensiero ossessivo, ricorrente, unico degno dell’attenzionepubblica, è quello che condanna il movimento notav.
Lasciateci essere, su questo aspetto, quanto più chiari e netti possibile: siamo totalmente e incondizionatamente vicini e solidali con le migliaia di attivisti, le persone comuni, la popolazione della valle, i militanti ambientalisti e democratici, i centri sociali e qualunque collettività e organizzazione in questi anni sia stata concretamente impegnata nella difesa del territorio valsusino da un’opera inutile e dannosa. La linea alta velocità Torino- Lione, in trent’anni, non ha fatto altro che alimentare spreco di denaro pubblico e militarizzazione di un territorio.
Chiunque sia passato per la Valsusa questo lo sa, lo ha visto con i propri occhi, lo ha ascoltato dai racconti di chi vive e ama la valle. La violenza delle truppe di occupazione per decenni ha mortificato un’intera comunità, esercitando continui abusi di potere, arrestando, incriminando, allontanando dalle proprie case, giovani e anziani, perseguitando qualunque persona si opponesse alla grande opera benedetta da affaristi e politici di ogni schieramento.
Il 25 luglio, come ogni anno, migliaia di persone hanno raggiunto i sentieri della valsusa contestando apertamente e duramente i cantieri e tutto quello che rappresentano. Le ragioni del movimento notav sono trasparenti ed esposte alla luce del sole, nessuno ne ha fatto mistero negli anni né tantomeno nella giornata dello scorso sabato.
Quello che è accaduto nelle ore immediatamente successive è noto a tutti: la caccia alle streghe, le identificazioni di massa, addirittura il divieto di poter svolgere il campeggio previsto in questi giorni con un ordine prefettizio seguito da un ingente schieramento di forze dell’ordine in alcuni comuni della valle.
Non è la prima volta che succede, il potere è sordo, non ha alcun interesse ad aprire un confronto e una discussione nel merito della costruzione del TAV, negando i pareri di scienziati ed economisti, non ascoltando neppure i dubbi della Corte dei Conti Europea, mandando persino le truppe che venivano dall’Afghanistan a presidiare i cantieri. Il popolo della Valsusa ha sempre dovuto lottare per essere ascoltato, raccogliendo la solidarietà attiva di tante e tanti, in Italia e in tutta Europa.
Non è la prima volta, dicevamo, eppure è importante notare come, anche quest’occasione, venga agita dalle forze reazionarie per spingere, ancora un po’ più in avanti, l’asticella della torsione autoritaria della nostra società. Lo schema si ripete sempre uguale e non va sottovalutato: il governo Meloni grida all’emergenza democratica (proprio loro!) agitando lo spettro di pene esemplari per chiunque osi protestare. I giornali costruiscono la criminalizzazione del movimento, profilando i mostri da additare come colpevoli e poi sbattendoli in prima pagina (basti guardare a quanto accade da mesi ai militanti di Askatasuna), in una campagna di diffamazione martellante e pervasiva. Addirittura il Corriere della Sera arriva a scrivere che il fatto che due giovani fermati abbiano scelto come difensore Gianluca Vitale – da sempre impegnato nella difesa dei diritti democratici e per la tutela della libertà di dissenso, a cui va la nostra piena solidarietà – era indice di colpevolezza. Nessuna forza politica – né quelle della maggioranza parlamentare né tantomeno quelle all’opposizione – ha il coraggio di interrompere questo circolo vizioso, di contestare il terreno politico su cui si fonda la catena di equazioni della criminalizzazione. Ed è esattamente a valle di questo processo che coinvolge gli attori politici, mediatici e gli apparati giudiziari dello Stato, che si aprono le porte all’ennesima stretta repressiva annunciata da Fratelli d’Italia (dalle norme riguardanti l’uso dell’ai per il riconoscimento facciale a quelle che vanno a criminalizzare chiunque partecipi o anche solo dimostri sostegno concreto ai movimenti sociali).
Ecco perchè il movimento NOTAV ha fatto l’unica cosa che si poteva fare, respingendo tout court la cornice discorsiva che funge da sostrato politico all’operazione in corso, rifiutando la distinzione tra manifestanti “buoni” e “cattivi”, invitando, fuori dalla caccia alle streghe di governo e ai balbettii servili del campo largo, a guardare la luna invece che il dito.
Facciamo nostre le parole di Nicoletta Dosio: che questa lotta possa passare, ancora e ancora, di generazione in generazione, senza mai cadere di mano.
Perchè solo la lotta e la mobilitazione cosciente della società, solo le comunità che resistono, sono in grado di costruire argini a questo presente di miserie e di guerre e gettare le basi per un orizzonte futuro, che sia davvero di solidarietà e felicità per tutti. Avanti Notav!