Care amiche, cari amici,

Saluti dalla redazione di Tricontinental: Institute for Social Research.

Il 4 giugno 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato una devastante valutazione dello stato dei sistemi alimentari mondiali. Secondo le nuove stime, basate su dati aggiornati al 2021, il cibo non sicuro causa ogni anno circa 866 milioni di casi di malattia e 1,5 milioni di decessi. Quasi una persona su nove a livello globale si ammala a causa di cibo contaminato, con le regioni dell’Africa e del Sud-Est asiatico che insieme rappresentano quasi i tre quarti di tutte le malattie di origine alimentare e il 60% dei decessi a livello globale. Il peso ricade maggiormente su coloro che hanno contribuito meno alla crisi: i bambini.

I bambini piccoli corrono un rischio quasi tre volte maggiore di ammalarsi a causa di alimenti non sicuri rispetto ai bambini più grandi e agli adulti. Pur rappresentando solo il 9% della popolazione mondiale, i bambini di età inferiore ai cinque anni subiscono quasi un terzo di tutti i casi di malattie di origine alimentare; nel solo 2021, gli alimenti non sicuri ne hanno uccisi 143.000. Queste non sono semplici statistiche. Rappresentano vite stroncate da malattie prevenibili, famiglie gettate nel lutto e società private del futuro incarnato dai loro membri più giovani.

K. K. Hebbar (India), Hungry Soul, 1952.
K. K. Hebbar (India), Hungry Soul, 1952.

La risposta convenzionale a tali dati è di natura tecnica. Ci viene detto che la sicurezza alimentare dipende da ispezioni più accurate, normative più severe, igiene migliorata e monitoraggio più efficiente. Si tratta di misure importanti e necessarie. Tuttavia, non spiegano perché centinaia di milioni di persone continuino a consumare alimenti non sicuri nonostante decenni di conoscenze accumulate su come prevenire la contaminazione. Per comprendere la persistenza delle malattie di origine alimentare, dobbiamo andare oltre le spiegazioni tecniche ed esaminare la struttura stessa del sistema alimentare globale.

Il sistema alimentare dominante è organizzato intorno alla ricerca del profitto, non al diritto al cibo. In gran parte del mondo, la produzione alimentare si è trasformata in un’industria altamente concentrata, dominata da grandi multinazionali agroalimentari, catene di supermercati, aziende di trasformazione alimentare, società di logistica e istituzioni finanziarie. Questo sistema, che mira principalmente a massimizzare il rendimento degli investimenti, genera contraddizioni che incidono direttamente sulla sicurezza alimentare in almeno tre modi fondamentali.

In primo luogo, la pressione a ridurre i costi incoraggia l’adozione di scorciatoie lungo tutta la catena di approvvigionamento. I lavoratori sono spesso impiegati in condizioni precarie (oltre l’80% dei posti di lavoro nel settore agricolo in America Latina è privo di tutele formali e previdenza sociale), i sistemi di ispezione sono sottofinanziati e i produttori subiscono forti pressioni per aumentare la produzione riducendo al contempo le spese. Gli alimenti percorrono distanze sempre maggiori attraverso catene di approvvigionamento globali sempre più complesse, creando maggiori opportunità di contaminazione e oscurando le condizioni in cui sono stati prodotti.

In secondo luogo, i sistemi alimentari capitalisti tendono a esternalizzare i costi. Il degrado ambientale, la contaminazione delle acque, le condizioni di lavoro non sicure e le conseguenze per la salute pubblica sono spesso trattati come un problema altrui piuttosto che come una responsabilità delle imprese private. I costi sociali sono a carico dei lavoratori, dei consumatori e dei sistemi sanitari pubblici, mentre i profitti rimangono privati.

In terzo luogo, le disuguaglianze globali determinano i modelli di sicurezza alimentare. Non sorprende che il carico maggiore di malattie di origine alimentare sia concentrato in Africa e nel Sud-Est asiatico, poiché queste regioni continuano a subire gli effetti a lungo termine del sottosviluppo coloniale, della dipendenza dal debito, di infrastrutture pubbliche inadeguate e di un’integrazione diseguale nell’economia globale. Gli alimenti non sicuri non sono dunque soltanto una questione sanitaria: sono una manifestazione dello sviluppo diseguale.

Gobardhan Ash (India), Bengal Famine, 1943.
Gobardhan Ash (India), Bengal Famine, 1943.

La morte di decine di migliaia di bambini ogni anno rivela la bancarotta morale di questo sistema. Una società che permette che i bambini muoiano a causa di malattie di origine alimentare prevenibili ha fallito in uno dei suoi obblighi più fondamentali. Queste morti sono particolarmente tragiche perché le soluzioni sono in gran parte note. L’OMS identifica l’accesso all’acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari, alle pratiche di sicurezza alimentare, all’assistenza sanitaria e a un’efficace regolamentazione pubblica come strumenti fondamentali per ridurre la mortalità. Questi interventi richiedono investimenti pubblici e impegno politico e non possono essere lasciati esclusivamente alle forze di mercato. Eppure istituzioni come l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura continuano a promuovere modelli di partenariato pubblico-privato che non sono riusciti ad affrontare le cause strutturali della fame e dell’insicurezza alimentare.

Il problema non è solo la contaminazione da batteri e virus. I sistemi alimentari contemporanei espongono le popolazioni a una gamma più ampia di pericoli, tra cui sostanze chimiche tossiche, metalli pesanti e inquinanti industriali. Le nuove stime dell’OMS riconoscono sempre più il peso a lungo termine delle malattie croniche legate alle sostanze nocive presenti negli alimenti. Le conseguenze vanno oltre la malattia immediata e comprendono disabilità permanenti, disturbi dello sviluppo e una ridotta qualità della vita.

Cheong Soo Pieng (Singapore), Satay Sellers, 1958.
Cheong Soo Pieng (Singapore), Satay Sellers, 1958.

Inoltre, la sicurezza alimentare non può essere separata dalla più ampia crisi dei sistemi alimentari. In tutto il mondo, milioni di persone soffrono la fame mentre altre devono affrontare l’obesità e le malattie legate all’alimentazione. Gli agricoltori sono spinti all’indebitamento mentre le multinazionali alimentari accumulano un potere di mercato senza precedenti. La produzione agricola contribuisce alla distruzione ecologica proprio mentre il cambiamento climatico minaccia i raccolti. Lo stesso sistema che genera insicurezza alimentare genera anche alimenti non sicuri. La contraddizione è evidente. L’umanità possiede le conoscenze scientifiche, la capacità produttiva e i mezzi tecnologici per garantire cibo sicuro a tutti. Eppure, nell’attuale assetto economico, queste capacità sono subordinate al profitto piuttosto che ai bisogni umani.

I dati dell’OMS dovrebbero essere letti non solo come un allarme sulla contaminazione, ma come un atto d’accusa contro un ordine alimentare globale che continua a esporre milioni di persone a malattie e decessi evitabili. Quando un bambino muore a causa di un alimento non sicuro, la causa non è mai semplicemente un pasto contaminato. Dietro quel pasto si cela una catena di decisioni politiche ed economiche relative a investimenti, regolamentazione, infrastrutture, proprietà e priorità sociali. Le malattie di origine alimentare sono biologiche nella loro manifestazione immediata, ma sociali nelle loro origini. La sfida che l’umanità deve affrontare non è semplicemente quella di rendere il cibo più sicuro. È quella di costruire sistemi alimentari organizzati intorno alla cura piuttosto che al profitto, alla salute pubblica piuttosto che all’accumulazione privata e alla dignità umana piuttosto che all’efficienza di mercato. Solo allora la promessa di cibo sicuro per tutti potrà diventare una realtà anziché uno slogan.

Uche Okeke (Nigeria), Ana Mmuo (Land of the Dead), 1961.
Uche Okeke (Nigeria), Ana Mmuo (Land of the Dead), 1961.

Ecco cinque semplici riforme del sistema attuale per creare un sistema alimentare sicuro e giusto:

1. Investimenti pubblici universali in acqua, servizi igienico-sanitari e assistenza sanitaria: Garantire l’accesso all’acqua pulita, alle infrastrutture igienico-sanitarie e all’assistenza sanitaria di base, specialmente nelle comunità rurali e a basso reddito dove il carico di malattie di origine alimentare è più elevato.

2. Rafforzare le istituzioni pubbliche per la sicurezza alimentare: Ampliare i sistemi di ispezione alimentare, la capacità dei laboratori, le reti di sorveglianza delle malattie e le agenzie di regolamentazione, proteggendole al contempo dai tagli di bilancio e dall’influenza delle grandi aziende.

3. Sostenere i sistemi alimentari territoriali e su piccola scala: Investire negli agricoltori locali, nelle cooperative, nei programmi pubblici di approvvigionamento e in filiere corte che aumentino la trasparenza, la resilienza e la responsabilità.

4. Democratizzare la governance del sistema alimentare: Ridurre la concentrazione delle imprese nell’agrobusiness e nella grande distribuzione alimentare, rafforzare la partecipazione dei lavoratori e degli agricoltori e garantire un controllo pubblico sulla produzione e sulla distribuzione degli alimenti.

5. Riconoscere il cibo sicuro come diritto umano: Stabilire impegni vincolanti a livello nazionale e internazionale che considerino l’accesso ad alimenti sicuri e nutrienti come un diritto sociale fondamentale piuttosto che come una merce di mercato.

Nel loro insieme, queste riforme affondano le radici in un principio semplice: il cibo è un bene sociale, non solo una merce. Esse riconoscono che il diritto a un’alimentazione sicura è inscindibile dal diritto alla vita.

È facile liquidare questo approccio come ingenuo. Ma è davvero idealismo insistere sul fatto che nessun bambino dovrebbe morire a causa di malattie di origine alimentare prevenibili?

Malangatana Valente Ngwenya (Mozambique), Última Ceia (Last Supper), 1964.
Malangatana Valente Ngwenya (Mozambique), Última Ceia (Last Supper), 1964.

Il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha acuito la mia amarezza nei confronti dell’insensibilità del sistema capitalista. Mi è tornata in mente «Civilizzazione», una breve poesia del grande giornalista e poeta mozambicano José Craveirinha (1922–2003):

Antigamente
(antes de Jesus Cristo)
os homens erguiam estádios e templos
e morriam na arena como cães.
Agora…
também já constroem Cadillacs.

***

Anticamente
(prima di Gesù Cristo)
gli uomini costruivano stadi e templi
e morivano nell’arena come cani.
Ora…
costruiscono anche Cadillac.


Con affetto,
Vijay

*Traduzione della ventottesima newsletter del 2026 di Tricontinental: Institute for Social Research.

***

Come Potere al Popolo traduciamo la newsletter prodotta da Tricontinental: Institute for Social Research perché pensiamo affronti temi spesso dimenticati da media e organizzazioni nostrane e perché offre sempre un punto di vista interessante e inusuale per ciò che si legge solitamente in Italia. Questo non significa che le opinioni espresse rispecchino necessariamente le posizioni di Potere al Popolo. A volte accade, altre volte no. Ma crediamo sia comunque importante offrire un punto di vista che spesso manca nel panorama italiano.