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[TORINO] CONTESTAZIONE CONTRO IL MINISTRO EUGENIA ROCCELLA AL SALONE DEL LIBRO: EVVIVA!

nudm salone

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Eugenia Roccella è l’attuale ministro della Famiglia, della Natalità e delle Pari Opportunità del Governo Meloni. Un personaggio degno di nota principalmente per l’impegno attivo nel sponsorizzare una visione della famiglia oscurantista e reazionaria e per la lunga e vergognosa sfilza di dichiarazioni contro il diritto all’aborto.
Il Ministro Roccella si trovava al Salone del libro come ospite del padiglione di competenza della Regione Piemonte, governata da Fratelli d’Italia. Doveva infatti essere presente anche l’assessore regionale alle politiche sociali Maurizio Marrone, il principale sponsor del finanziamento alle organizzazioni antiabortiste attraverso i fondi regionali, quindi attraverso i soldi di tutti noi. È notizia di pochi giorni fa – infatti – il raddoppio dello stanziamento di risorse attraverso una delibera che regala un milione di euro per chi cerca attivamente di impedire e limitare l’esercizio del diritto all’aborto dentro e fuori gli ospedali della regione Piemonte, un territorio dove un medico su due è obiettore di coscienza.

Per fortuna la contestazione – portata avanti da Non Una di Meno, Extinction Rebellion e altri collettivi – ha evitato che il Salone del Libro diventasse l’ennesimo palcoscenico per la propaganda antiabortista da parte dei loschi figuri del governo regionale e nazionale. Sono state tantissime le donne che hanno dato il via alla bella protesta alla quale si sono subito aggiunte spontaneamente alcune visitatrici del Salone del Libro.
Una chiara azione determinata che è riuscita a denunciare con forza la crociata antiabortista e antifemminista portata avanti dal Governo e riportando sulle prime pagine dei giornali la difesa del diritto d’aborto e la lotta per i diritti di noi tutte.
Alla difesa dei diritti delle donne, alla difesa del diritto d’aborto e contro la discriminazione della comunità lgbtqia+, si è aggiunto anche il tema del contrasto alle politiche del governo nazionale e regionale in tema di crisi climatica. Mentre l’Emilia Romagna e le Marche combattono ancora contro le alluvioni di questi giorni, nessun provvedimento viene portato avanti per contrastare la crisi climatica e il disastro ambientale ormai in corso. Anzi, i partiti di governo riempiono le loro fila di negazionisti climatici e portano avanti le proprie politiche a difesa degli interessi dei grandi padroni del petrolio e del fossile e tagliano i fondi alle opere necessarie per prevenire i disastri idrogeologici.

L’azione di dissenso ha fatto andare in escandescenze tanti (da La Russa a Renzi) scatenando così l’isteria non solo del Ministro ma di molti personaggi legati ai partiti di governo che sono intervenuti a difesa della presunta libertà di Roccella di usare anche il Salone del Libro per attaccare i nostri diritti e diffondere propaganda antiabortista. Giornali, televisioni, scranni del Parlamento ci sembrano già abbastanza egemonizzati dalle idee reazionarie della Roccella e dei suoi colleghi di coalizione. Non possiamo che augurarci che ogni volta che tali discorsi cerchino di invadere anche altri ambiti della società – con il loro portato di odio e con i loro intenti discriminatori – si trovino sempre di fronte chi li contesta apertamente.
La notizia ha avuto il merito anche di spingere tanti a schierarsi nettamente: o si sta con chi ha portato avanti la contestazione o si sta con chi vuol distruggere i diritti delle donne. Noi vogliamo dirlo chiaramente: siamo molto felici della contestazione e che sia stato impedito al Ministro di parlare.

Il dibattito inscenato sul diritto alla parola a proposito di una contestazione durante la presenza di un Ministro è un modo truffaldino per deviare il discorso: i veri diritti in pericolo sono i nostri! Chi toglie la parola a noi tutte, chi attacca i nostri diritti, chi taglia i fondi per il diritto all’aborto, chi restringe gli spazi di democrazia, chi distrugge la sanità pubblica, chi demolisce la possibilità di tutelare l’ambiente e l’ecosistema è il Governo rappresentato da Roccella. Chi gli ha impedito di usare anche il Salone del Libro come palcoscenico per la sua crociata ha invece contribuito alla difesa dei diritti di tutte noi.

La discussione sul diritto alla parola ha negli ultimi anni assunto aspetti sempre più grotteschi. Era già successo nel 2019 che si permettesse ad un personaggio come Francesco Polacchi, editore di Altaforte ed esponente di Casapound, di entrare a far parte dell’evento e che oltre a scrittrici e scrittori, in tante e tanti hanno portato avanti delle proteste per ribadire che la libertà di espressione è sacrosanta ma né le discriminazioni, né le sopraffazioni, né il restringimento dei diritti, né il fascismo sono semplici opinioni e vanno combattute ogni giorno, in ogni luogo e in ogni modo.

Una destra vittimista che prova a inserirsi negli spazi culturali del Paese attraverso eventi al Salone del Libro per dimostrare che la cultura è anche di destra (ebbene sì, ci voleva un evento) dove più che sentire insulti a Zerocalcare (chiamato cretino – di lì a poco avrebbe fatto sold-out nell’enorme auditorium Lingotto), parlare de “La Stampa” come giornale che assomiglia a “Lotta Continua” (bha!) e stufarsi di rispondere alle domande su D’Annunzio (vedi le risposte dello storico Giordano Bruno Guerri) non si è argomentato di altro.

Paradossale inoltre che si parli di libertà di parola mentre aleggia, su chi ha osato contestare, la minaccia di 29 denunce solo per aver detto con forza il proprio “no” ai deliri reazionari di Roccella. Questo è un altro sintomo della determinazione con cui si voglia reprimere ogni forma di dissenso con denunce, fogli di via, identificazioni a tappeto e tutto ciò che l’armamentario giudiziario mette a disposizione.

Inoltre si parla di libertà di parola mentre viene attaccato da più parti l’attuale direttore del Salone del Libro, Nicola Lagioia per aver semplicemente affermato che la contestazione fosse per lui legittima. “La contestazione è legittima? Con tutti i soldi che pigli?” (cit.) come se i soldi potessero sempre comprare tutto anche le proprie posizioni!
Non è certo nostro compito schierarci a difesa di Lagioia, né coloro che hanno contestato hanno certo bisogno di ricevere tale legittimazione da chicchessia; ma la ferocia con cui le affermazioni di Lagioia sono state attaccate è un ulteriore sintomo della determinazione di questo Governo non solo nel costruire e accentuare un clima asfissiante di repressione di ogni manifestazione del dissenso, ma anche nel delegittimare chiunque non si schieri pubblicamente contro chi protesta. A tappe forzate il Governo lavora per fare in modo che si realizzi il suo sogno di un dibattito pubblico, culturale e mediatico che – in maniera il più possibile compatta  – deve espellere, isolare e attaccare il conflitto sociale e tutte le contestazioni, così anche chi rifiuta timidamente questo intruppamento deve essere stigmatizzato.

Oltre al ministro fasci-nostalgico La Russa, ad aver attaccato con maggior forza Lagioia è stata la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli della quale girano ancora le foto con il saluto romano ai raduni neofascisti di Predappio e condannata per peculato nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria “Rimborsopoli” per l’uso illecito di fondi pubblici della Regione Piemonte per comprarsi gioielli di Swarovski, vestiti firmati, borse di marca, cene costose.
È davvero ironico che proprio da tale contesto si sia levata l’indignazione verso la presunta violenza di una contestazione pubblica: da chi regala soldi alle associazioni nate per contrastare il nostro diritto all’aborto, da chi invoca l’intervento poliziesco di fronte ad ogni dissenso, da chi ruba soldi pubblici per interessi privati e addirittura personali, da chi sottofinanzia da anni la sanità pubblica ledendo la nostra possibilità di curarci. Con che faccia questi “professionisti nel toglierci i diritti” hanno il coraggio di strillare alla violenza e alla messa in pericolo del loro diritto di parola?!? A fronte di una semplice contestazione riuscita?!?

Al contrario noi consideriamo un successo l’annullamento dell’evento che ospitava Roccella e ci adoperiamo perché il dissenso aperto verso il Governo e le sue politiche cresca e si diffonda.

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