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SANITA’ DEVE FAR RIMA CON PROSSIMITA’: LA NOSTRA CAMPAGNA A CATANIA!

sanità deve far rima con prossimità

sanità deve far rima con prossimità

PINSAMU A’ SALUTI : SANITÀ DEVE FAR RIMA CON MEDICINA DI PROSSIMITÀ!
PARTE LA NOSTRA CAMPAGNA PER UNA SANITÀ PUBBLICA, DIFFUSA ED EFFICACE NELLA NOSTRA CITTÀ!

Da decenni il Sistema Sanitario Nazionale subisce tagli su tagli, 37 miliardi solo negli ultimi 10 anni, perdendo 70 mila posti letto e 359 reparti ospedalieri. Sono numeri enormi, di fronte alla necessità e al diritto a una sanità accessibile e gratuita per tutte e tutti, soprattutto a fronte di una pandemia come quella che stiamo vivendo.

A Catania, infatti, gli ospedali dismessi negli ultimi anni sono ben 4 solo nel centro storico: il Vittorio Emanuele, il Santa Marta, il Santo Bambino, il Ferrarotto. Presidi ospedalieri che avevano un’importanza centrale nella vita delle cittadine e dei cittadini catanesi, presidi ospedalieri che sarebbero stati utilissimi nel fronteggiare la pandemia e la mancanza dei posti letto in terapia intensiva. Punti di salute fondamentali, come il Santo Bambino, per la cura e la salute delle donne, poiché era l’unico pronto soccorso ginecologico nella nostra città.

In tutto questo, nessuna alternativa è stata prevista. L’amministrazione regionale ha pensato di sostituire i presidi ospedalieri con piazze, parchi, musei, campus universitari, senza pensare alla seria e diffusa mancanza di luoghi di salute territoriali, come poliambulatori, guardie mediche, presidi medici di prossimità, che possano consentire a tutte e tutti il diritto ad una salute pubblica e gratuita.

Dopo quell’11 marzo 2020, in particolare durante il primo anno di pandemia, abbiamo sentito spesso da parte della classe dirigente di questo paese dichiarare la necessità di superare il mondo “pre-covid” per costruire un mondo nuovo in cui la salute fosse il faro verso cui indirizzare le politiche economiche, sociali e culturali dell’Italia.

La medicina territoriale e la prevenzione sono state state nominate continuamente ogni volta che il governo doveva rendere conto delle prospettive che avrebbero interessato la sanità, nell’ambito degli interventi che dovranno essere messi in atto con i fondi messi a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Ma è solo entrando nel merito che si riesce a distinguere ciò che è propaganda da ciò che non lo è.

La missione 6 del PNRR è quella che riguarda la sanità.

È l’ultima delle missioni, a cui sono destinati solo l’8,2% dei fondi totali, cioè in assoluto la quota minore, superata anche dalla quota ripartita per il comparto militare. Parliamo di 15,62 miliardi di euro, a cui se aggiungiamo i 375 milioni di euro previsti dalla finanziaria del governo Draghi, raggiungiamo i 16 miliardi di euro: meno della metà dei tagli effettuati in questi decenni!

Prevenzione e medicina territoriale, dicevano. Ciò che a Catania serve come il pane. Il PNRR prevede una sostanziale riforma della sanità, con l’obbiettivo di ridurre il ricovero ospedaliero e trasformare la casa nel primo luogo di cura per mezzo della telemedicina (in particolare per quest’ultima viene destinato il 60% di questi 16 miliardi).

Prevede l’istituzione di Case della Comunità, che rappresenterebbero il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie e in cui il paziente potrà interfacciarsi con la medicina di base (infatti in essa lavorerà un team di medicina generale, pediatria, infermeria, ma anche assistenza sociale etc), e Ospedali di Comunità diffusi nel territorio: è la loro interpretazione di medicina territoriale, che però così come l’hanno impostata mostra tutti i suoi limiti.

Il PNRR infatti non prevede fondi per l’assunzione di personale, in un contesto in cui il SSN soffre la mancanza di 45 mila medici e 75 mila infermieri su tutto il territorio nazionale. E se il quadro è drammaticamente questo, si rischia un malfunzionamento sia delle Case della Comunità che degli Ospedali di Comunità (che saranno prevalentemente a gestione infermieristica, escludendo quindi un’assistenza medica continuativa), con il conseguente rafforzamento del settore privato esattamente come avviene ora. Per i vari piani regionali della prevenzione inoltre, sono stati destinati circa 300 milioni di euro per il quinquennio 2020-2025. Non un euro in più rispetto a 15 anni fa.
È stata già definita la quota dei fondi del PNRR che sarà destinata alla Sicilia. Si tratta di 800 milioni di euro.

Non possiamo stare a guardare loro che per l’ennesima volta decidono chi e come dalla gestione della sanità deve guadagnarci.

Non possiamo rimanere inermi di fronte al solito gioco: i soliti pochi che speculano sulla salute della gente, grazie alla propaganda di chi rinchiuso nelle stanze del potere fa i loro interessi. Crediamo che dobbiamo smascherarli, certo. Ma se crediamo in una sanità pubblica, gratuita, di qualità, che sia nelle mani dei lavoratori e delle lavoratrici che agiscono nell’interesse collettivo a partire dalle necessità della popolazione, pensiamo che sia nostro dovere assumerci un ulteriore impegno.

In quanto studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, disoccupati e precarie di questa città che si impegnano ogni giorno per migliorarla, dobbiamo fare lo sforzo di costruire una proposta politica che sia in grado di migliorare la sanità catanese. Se loro hanno già in gran parte definito e a breve definiranno ancora più nello specifico le modalità e i tempi in cui verranno spesi i fondi a disposizione, noi vogliamo interrogarci su cosa concretamente il Comune di Catania, seppur nelle sue limitate competenze sul tema, può fare e su cosa deve fare pressione in quanto istituzione nei confronti della Regione per indirizzare il suo intervento a favore dell’interesse collettivo.

Ma questo non possiamo farlo soli e sole. Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Facciamo appello a medici e mediche, infermieri e infermiere, psicologi e psicologhe e in generale ai lavoratori e alle lavoratrici della sanità, a ricercatori e ricercatrici, a dipendenti della pubblica amministrazione e a chiunque abbia competenze da mettere a disposizione per un lavoro di inchiesta, raccolta dati e informazioni e costruzione di una proposta politica.

Intanto, ci troverete al solito nelle strade e nelle piazze della città, in mezzo alla gente, con iniziative e banchetti informativi, giornate della prevenzione, iniziative tematiche.

Incontriamoci, mettiamo assieme le migliori intelligenze e le migliori volontà, facciamo rete e attiviamoci per cambiare radicalmente le nostre vite… Insieme possiamo farlo!

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