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[ROMA] Dopo 10 anni dal referendum ancora le grinfie dei privati sull’acqua: vogliamo “Roma città pubblica” per cambiare davvero!

A dieci anni dal referendum contro la privatizzazione dell’acqua, ci troviamo in una situazione molto simile a quella che è stata boccata da 27 milioni di cittadini e cittadine. Infatti quel referendum non ha fatto che rallentare i piani delle nostre istituzioni per regalare la gestione dell’acqua ai privati, tant’è vero che nonostante il voto popolare con degli escamotage burocratici è rimasta nelle leggi dello Stato la clausola che tutela il diritto a chiudere in utile i bilanci dei fornitori del servizio idrico a regime privatistico.

Con il PNRR questo processo, con la scusa della volontà di “ammodernare” il paese dopo il COVID, subirà un’importante accelerazione visto che si è deciso di consegnare la gestione della distribuzione dell’acqua nel Mezzogiorno nelle mani delle aziende multiutilities come già avviene nel Centro Nord, seguendo biecamente il paradigma neoliberista secondo cui lo stato deve diminuire il più possibile la spesa pubblica e tutelare il profitto degli azionisti e delle compagnie private a cui di fatto regala la gestione dei servizi “pubblici” che andrebbero garantiti ai cittadini. Abbiamo assistito negli ultimi 30 anni politiche spudorate di tagli e privatizzazioni dei servizi pubblici locali (rifiuti, mobilità) e nazionali (sanità ed istruzione) con un unico obiettivo finale: erogare i servizi migliori ai ceti più abbienti, regalando soldi pubblici ai privati a tutela dei loro dividendi azionari. Con il PNRR ora tocca anche all’acqua ed ai servizi ambientali con la cosiddetta versione “verde” del capitalismo neoliberista.

Per la gestione dell’acqua in realtà questo processo non è una novità. L’Acea a Roma è un caso emblematico di come sia cambiata negli ultimi anni la gestione del servizio idrico. Dal 1999 infatti l’Acea è diventata una Spa quotata in borsa e gestita a regime privatistico. L’azionista di maggioranza rimaneva sempre il comune di Roma con il 51% della proprietà, ma nel CdA entravano anche delle compagnie private (ad oggi tra gli azionisti più importanti vi è la Suez SA – un colosso dell’energia franco-belga – e anche, con una quota ben più marginale, varie società del gruppo Caltagirone). Da semplice gestore dell’acqua di Roma quindi l’Acea si è gradualmente trasformata in una società di servizi, con dividendi in crescita e investimenti all’estero. Dall’assemblea degli azionisti dell’aprile 2021 si è venuto a sapere che i soci si sono spartiti 170 mln di dividendi, che gli investimenti sono cresciuti del 14,4% rispetto all’anno precedente e che l’indebitamento finanziario è aumentato fino a più di 3 mila mln di euro.
Nonostante tutti questi indicatori di bilancio in positivo però la società continua a non fare manutenzione sulla rete idrica, tanto che si stima che nel 2020 ci sia stato circa il 42.7% di predite, e invece di fare seri interventi di manutenzione delle infrastrutture che ha già a disposizione preferisce investire cifre colossali in opere dalla dubbia utilità come un potabilizzatore delle acque del Tevere, 69 mln, o delle acque del litorale di Roma, 119 mln, per riversare l’acqua depurata, insieme quella delle falde del Lazio che sta ormai da anni prosciugando, nei rubinetti dei cittadini.

Risulta quindi evidente che i soldi delle bollette dei cittadini entra direttamente nei dividendi degli azionisti oppure in investimenti colossali con una gestione poco chiara. Però nonostante tutto l’Acea durante la pandemia ha continuato comunque i distacchi per morosità invece di diminuire le tariffe o magari creare un piano di aiuti per chi, a causa della crisi sanitaria, non era più in grado di pagare le bollette andando a scalfire i profitti milionari accumulati durante l’anno.

Come Potere al Popolo! ci opponiamo a questa gestione criminale dei servizi pubblici improntata ai profitti di pochi contro il bene di molti. Solo il controllo pubblico della gestione idrica, come di tutto il resto, è in grado di tutelare i bisogni dei cittadini. E’ per questo motivo che , in vista delle prossime elezioni amministrative, stiamo portando avanti la parola d’ordine “Roma città pubblica”. Una parola d’ordine che esprime il bisogno di un totale cambiamento delle politiche portate avanti dalle amministrazioni di Roma di centrodestra, centrosinistra o a 5stelle negli ultimi decenni.

Una parola d’ordine che a Roma sintetizza un NO secco a qualsiasi privatizzazione delle aziende municipalizzate: da ACEA a ATAC, da Farmacap a ad AMA. Noi di Potere al Popolo, al contrario, siamo per il mantenimento della natura pubblica delle municipalizzate, per la ripubblicizzazione dei servizi ove questi siano stati in parte privatizzati e per la partecipazione diretta dei cittadini e dei lavoratori e delle lavoratrici alla loro gestione.


Potere al Popolo Roma

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