Care amiche, cari amici,

saluti dalla redazione di Tricontinental: Institute for Social Research.

Qualche settimana fa, mentre mi trovavo a Bandung, in Indonesia, un uomo su sedia a rotelle mi ha detto che secondo i calcoli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) delle Nazioni Unite, il numero totale di persone con disabilità è pari a 1,3 miliardi. Le persone con disabilità non sono né una minoranza né un’eccezione. Sono una vasta costellazione di esperienze umane – un sesto dell’umanità. Eppure, troppo spesso se ne parla come se stessero ai margini della storia. In realtà, ne sono al centro.

La disabilità non è semplicemente una condizione biologica; è plasmata dall’interazione tra handicap e il mondo che la circonda: dalla strada dissestata che impedisce a una sedia a rotelle di avanzare, dalla clinica o dall’ospedale che richiede il pagamento di una tariffa prima di offrire assistenza, dall’aula che esclude il bambino che apprende in modo diverso, dalla guerra che distrugge i corpi e dall’economia che abbandona coloro che considera “improduttivi”. La disabilità non è semplicemente una limitazione derivante da una menomazione, ma una collisione tra menomazione, barriere sociali e ingiustizia.

Frida Kahlo painting in bed, 1940. Anonymous photographer.
Frida Kahlo painting in bed, 1940. Anonymous photographer.

L’importante rapporto dell’OMS del 2022, Rapporto globale sull’equità sanitaria per le persone con disabilità, è attento nel linguaggio. Il rapporto sostiene che ciò che le persone con disabilità devono affrontare non sono solo “disuguaglianze”, ma “iniquità sanitarie” che sono evitabili e radicate nell’ingiustizia. Riconoscere queste iniquità come evitabili significa riconoscerle come politiche e quindi come risultato delle scelte compiute all’interno del sistema capitalista. Questo rapporto del 2022 si basa su un precedente rapporto dell’OMS e della Banca mondiale del 2011 che chiedeva una raccolta dati più solida e un sostegno e un accesso più inclusivi affinché le persone con disabilità potessero partecipare pienamente alla società.

Rolando Sigüenza (Mexico), Esperanza encendida (Kindled Hope), 2021.
Rolando Sigüenza (Mexico), Esperanza encendida (Kindled Hope), 2021.

Uno dei dati più sorprendenti del rapporto dell’OMS del 2022 è che l’80% delle persone con disabilità vive nel Sud globale. Condizioni di lavoro terribili, degrado ambientale, sistemi alimentari e idrici inquinati, pessimi sistemi sanitari e guerre creano ed esacerbano le disabilità. Nel 2019, nelle zone di conflitto almeno una persona su cinque viveva con disturbi di salute mentale; tra le rovine della guerra, la disabilità si moltiplica, non solo a causa delle ferite ma anche per i traumi, la fame e lo sfollamento. Gaza è oggi la regione con la più alta concentrazione di bambini amputati. Il Sud del mondo non si limita a ospitare la disabilità; la disabilità vi viene prodotta da sistemi che non ha creato.

Il circolo vizioso tra disabilità e povertà è evidenziato nel rapporto dell’OMS del 2022, che rileva che “le persone con disabilità hanno meno probabilità di accedere all’istruzione e all’occupazione” e quindi “sono più soggette alla povertà rispetto a chi non ha disabilità”. Sono più soggette a vedersi negate le cure, a tassi più elevati di malattia ed esclusione, e a morire prima. Questo non è destino, ma un progetto. Il rapporto dell’OMS mostra inoltre che queste iniquità si manifestano in tre esiti sanitari: mortalità prematura, aumento della morbilità e maggiori ostacoli al funzionamento quotidiano e alla partecipazione alla società. Durante la pandemia di COVID-19, ad esempio, queste disuguaglianze di lunga data sono diventate ancora più evidenti; studi condotti in contesti specifici hanno rilevato tassi di mortalità nettamente più elevati tra le persone con disabilità intellettive o di apprendimento. Questi non sono semplici fatti medici, ma accuse contro un sistema che è simbolicamente impegnato a favore delle persone con disabilità – attraverso programmi come la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2006 – ma incapace, o non disposto, ad agire in base a tali impegni.

Lim Anuar (Malaysia), Good Luck, 2023.
Lim Anuar (Malaysia), Good Luck, 2023.

Il rapporto dell’OMS del 2022 rileva chiaramente che “esiste un’ampia gamma di differenze negli esiti sanitari tra le persone con disabilità e quelle senza disabilità. Alcune di queste differenze sono disuguaglianze spiegabili con le condizioni di salute o gli handicap sottostanti; altre, invece, sono associate a fattori ingiusti o iniqui”. In altre parole, l’OMS riconosce che molti di questi esiti sanitari negativi non sono inevitabili, ma sono il risultato di un sistema costruito in modo ingiusto e iniquo.

Questa architettura di esclusione comprende:

  • Sistemi sanitari che richiedono il pagamento al momento della prestazione.
  • Comunicazioni pubbliche inaccessibili alle persone non vedenti, con problemi di vista, sorde o con problemi di udito.

  • Sistemi di trasporto inaccessibili che impediscono alle persone di raggiungere gli ospedali.

  • Violenza di genere che colpisce in modo sproporzionato le donne con disabilità.

  • Sistemi occupazionali che scartano le persone considerate “improduttive”.

Queste caratteristiche della società e dello Stato sono state normalizzate nel nostro ordine mondiale capitalista. È diventato un luogo comune credere che le infrastrutture progettate per l’accessibilità siano costose, ma questo è il modo sbagliato di concepire il futuro. Nel 2025, il presidente della Banca Asiatica di Sviluppo Masato Kanda ha sostenuto che gli investimenti nell’assistenza sanitaria di base non solo sono socialmente necessari, ma anche economicamente vantaggiosi, sottolineando che ogni dollaro investito può generare fino a 10 dollari di crescita economica. Quando l’assistenza sanitaria di base, gli operatori sanitari di comunità e la copertura sanitaria universale sono concepiti fin dall’inizio per includere le persone con disabilità, migliorano gli esiti sanitari per tutti e rafforzano la resilienza sociale.

Abram Moyaha (South Africa), Untitled, 2018.
Abram Moyaha (South Africa), Untitled, 2018.

La Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 ha segnato un cambiamento nelle politiche e nel pensiero, passando dal considerare le persone con disabilità come oggetti di cura al riconoscerle come soggetti di diritti e cittadini del mondo. Parlare di disabilità in questo quadro teorico significa parlare della società stessa. Una società che include le persone con disabilità non può limitarsi ad apportare adeguamenti tecnici; deve essere trasformata. Ciò richiede sistemi sanitari pubblici universali che raggiungano tutte le persone, infrastrutture pubbliche costruite per l’accessibilità fin dall’inizio, sistemi educativi che abbracciano la diversità e sistemi politici che enfatizzino la partecipazione. Nel 2022, l’OMS ha giustamente osservato che affrontare le disuguaglianze legate alla disabilità va a vantaggio di tutti perché smantella le barriere che limitano la vita di ogni essere umano.

Attingendo alle richieste contenute nei rapporti dell’OMS e nei movimenti per i diritti delle persone con disabilità in diversi paesi, proponiamo un piano in otto punti per la dignità e la giustizia per le persone con disabilità:

1. Partecipazione e leadership. Le persone con disabilità devono essere al centro del processo decisionale; le politiche devono seguire l’etica del “niente su di noi senza di noi”.

2. Informazioni pubbliche accessibili. Tutte le comunicazioni pubbliche devono essere disponibili in diversi formati, tra cui il Braille, la lingua dei segni e formati digitali accessibili.

3. Dati, responsabilità e applicazione delle norme. I governi devono raccogliere dati disaggregati per disabilità e applicare in modo significativo le leggi antidiscriminazione.

4. Accessibilità universale fin dalla progettazione. Tutte le infrastrutture – trasporti, alloggi e sistemi digitali – devono essere costruite sul principio dell’accessibilità fin dall’inizio.

5. Assistenza sanitaria universale. I sistemi sanitari devono garantire l’accesso alla prevenzione, alle cure, alla riabilitazione e alle tecnologie assistive senza barriere finanziarie.

6. Sistemi educativi inclusivi. A tutti i bambini, compresi quelli con disabilità, deve essere garantito l’accesso a un’istruzione di qualità all’interno del sistema pubblico tradizionale.

7. Sistemi di assistenza basati sulla comunità. Devono essere costruite reti di assistenza e sostegno radicate a livello locale, assumendo e formando operatori sanitari provenienti dalle comunità in cui operano.

8. Giustizia economica e protezione sociale. Gli Stati devono garantire sostegni al reddito, diritti sul lavoro e tutele lavorative che riconoscano i costi aggiuntivi della disabilità.

Lê Trọng Lân (Vietnam), Anh bộ đội (Soldier), 1981.
Lê Trọng Lân (Vietnam), Anh bộ đội (Soldier), 1981.

Qualche anno fa, mentre camminavo nelle campagne del Vietnam con alcuni anziani che avevano preso parte alla resistenza, sentii parlare dei corrieri che, durante la lotta, portavano messaggi da un villaggio all’altro. Mi raccontarono che il movimento reclutava persone di ogni tipo per questo compito, ma non era raro affidarsi ad Anh Điếc (Fratello Sordo) e Chị Mù (Sorella Cieca) per trasportare i messaggi. Mi venne in mente che nei nostri movimenti di liberazione nazionale abbiamo fatto un pessimo lavoro nel documentare il ruolo dei compagni con disabilità nelle nostre lotte. Questo non è il caso del Vietnam, dove i Thương binh, un termine spesso tradotto come “invalidi di guerra” ma che letteralmente si riferisce ai soldati feriti, vengono ricompensati con la chính sách đền ơn đáp nghĩa (la politica di gratitudine e reciprocità) e con una Giornata degli Invalidi di Guerra e dei Martiri il 27 luglio di ogni anno.

Nel 1981, sei anni dopo la vittoria del Vietnam sugli Stati Uniti, il notevole poeta Trần Tiến stava camminando sulla spiaggia di Tien Hai, vicino al delta del fiume Rosso, quando vide i segni rotondi lasciati da una stampella sulla sabbia. In seguito venne a sapere che appartenevano a un veterano ferito a una gamba che aveva attraversato la spiaggia per recarsi alla scuola locale a insegnare ai bambini. Da quell’incontro, Trần Tiến scrisse Impronte rotonde sulla sabbia (Vết chân tròn trên cát), che divenne anche una canzone di enorme successo. Ecco alcuni versi di quella poesia:

Impronte rotonde vagano ancora lungo il sentiero di sabbia bianca della mia città natale.
Il soldato ferito va ancora alla scuola del villaggio.
Con la chitarra ancora in mano, insegna ancora ai bambini le canzoni della loro terra.
La canzone racchiude le montagne lontane della sua terra.
La canzone racchiude campi di riso infiniti e melodie popolari.
La canzone parla dei soldati caduti in silenzio.
Per oggi, quei piccoli piedi rosei, gioiosi attorno alle impronte rotonde…

Con affetto,
Vijay

*Traduzione della dicianovesima newsletter del 2026 di Tricontinental: Institute for Social Research.

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Come Potere al Popolo traduciamo la newsletter prodotta da Tricontinental: Institute for Social Research perché pensiamo affronti temi spesso dimenticati da media e organizzazioni nostrane e perché offre sempre un punto di vista interessante e inusuale per ciò che si legge solitamente in Italia. Questo non significa che le opinioni espresse rispecchino necessariamente le posizioni di Potere al Popolo. A volte accade, altre volte no. Ma crediamo sia comunque importante offrire un punto di vista che spesso manca nel panorama italiano.