Care amiche, cari amici,

Saluti dalla redazione di Tricontinental: Institute for Social Research.

Dal 29 al 31 maggio, le forze della sinistra sudafricana si sono riunite a Johannesburg, in Sudafrica, per la Conferenza della Sinistra. È importante comprendere il contesto in cui si è svolto questo incontro. A più di trent’anni dalla fine formale dell’apartheid, il popolo sudafricano fatica ancora a soddisfare i propri bisogni primari, con un tasso di disoccupazione al 32,7% secondo i dati ufficiali e al 43,7% se si includono i lavoratori scoraggiati – coloro che sono disponibili a lavorare ma hanno smesso di cercare più un impiego. Nel frattempo, le ricchezze del Paese continuano ad essere estratte dalle multinazionali. L’incapacità di affrontare questi squilibri nella creazione e nella distribuzione della ricchezza ha portato alla frammentazione dell’African National Congress (ANC), un tempo principale strumento della lotta di liberazione nazionale, e alla sua trasformazione in un partito dei ricchi. Allo stesso tempo, le forze di sinistra sono demoralizzate mentre la destra, compresa la vecchia oligarchia dell’apartheid, imperversa.

È in questo contesto che il Partito Comunista Sudafricano (SACP) e il comitato promotore della conferenza hanno riunito una serie di forze politiche, molte delle quali nate da scissioni dall’ANC, per discutere questioni strategiche urgenti riguardanti il Sudafrica e altri paesi che affrontano crisi analoghe.

Durante una sessione plenaria dedicata alla congiuntura attuale, ho preso parola a nome del nostro istituto. Le riflessioni che seguono sono tratte da quell’intervento.

Dumile Feni (South Africa), African Guernica, 1967.
Dumile Feni (South Africa), African Guernica, 1967.

Quando lottiamo, vinciamo. Se abbiamo troppa paura di fallire, non faremo nulla.

Oggi, 30 maggio, ricorre il cinquantaseiesimo anniversario della fondazione del Centre of Indian Trade Unions (CITU), una federazione sindacale che rappresenta oltre sette milioni di lavoratori. Il 12 febbraio 2026, il CITU si è unito ad altri sindacati e organizzazioni contadine in uno sciopero generale contro i nuovi codici del lavoro, che indeboliscono i diritti dei lavoratori alla contrattazione collettiva, promuovono la precarietà e aprono la strada a un prolungamento dell’orario lavorativo. Si stima che circa 300 milioni di lavoratori, contadini e altri settori della classe lavoratrice abbiano preso parte a scioperi e mobilitazioni di massa in tutto il paese. I lavoratori indiani continuano a lottare in condizioni difficili, seguendo le orme della storica rivolta contadina del 2020–2021, quando centinaia di migliaia di agricoltori hanno portato avanti un movimento di protesta durato un anno che ha raccolto il sostegno di centinaia di milioni di lavoratori e contadini in tutto il paese e ha costretto il governo a ritirare le leggi anti-contadini.

Quando lottiamo, vinciamo, e anche quando non raggiungiamo immediatamente i nostri obiettivi, acquisiamo fiducia ed esperienza per la battaglia successiva.

Ci appoggiamo sulle spalle di oltre un secolo di lotte organizzate della classe operaia, dei contadini e dei movimenti di liberazione nazionale. Queste lotte hanno trovato espressione nella Comune di Parigi (1871), nella Rivoluzione d’Ottobre (1917), nella Rivoluzione vietnamita (1945), nella Rivoluzione cinese (1949), nella Rivoluzione cubana (1959) e in una serie di vittorie anticoloniali, compresi gli straordinari e ancora poco compresi processi in corso nel Sahel. Una riflessione sulla sinistra non deve necessariamente partire dalla disperazione. La classe operaia e i contadini devono essere orgogliosi del ruolo decisivo che hanno svolto in queste lotte e nel tentativo di superare il capitalismo e costruire una società socialista.

Sam Nhlengethwa (South Africa), Very Ugly, 1992.
Sam Nhlengethwa (South Africa), Very Ugly, 1992.

Dalla crisi finanziaria del 2008, l’economia mondiale è stata caratterizzata da una crescita lenta, un debito elevato, un calo degli investimenti produttivi e una profonda disuguaglianza sociale. I cali più drammatici si sono verificati nelle economie del Nord Atlantico, che continuano a subire quella che definiamo la Terza Grande Depressione. Gli Stati Uniti e i loro alleati non sono riusciti né a risolvere questi problemi economici né a proporre un progetto sociale credibile. Con l’indebolirsi del loro controllo sulla finanza, sulla tecnologia e sulle risorse naturali, élite decadenti e sempre più pericolose hanno rafforzato il loro controllo sull’informazione e intensificato il ricorso alla guerra per preservare l’ordine globale esistente. Questa è la fase dell’iper-imperialismo. Le prove di queste offensive iper-imperialiste sono evidenti: Cina, Cuba, Iran, Libano, Palestina, Venezuela e Yemen ne sono tutti bersagli. Queste dinamiche sono ulteriormente aggravate dalla Nuova Guerra Fredda, nella quale gli Stati Uniti cercano di contenere in particolare l’ascesa della Cina e, più in generale, lo spostamento del baricentro dell’economia mondiale verso l’Asia.

Questi sviluppi mostrano chiaramente che la contraddizione centrale della nostra epoca risiede tra un sistema imperialista in declino, che tenta di preservare il proprio predominio, e le aspirazioni dei popoli e delle nazioni che lottano per la sovranità, lo sviluppo e la giustizia sociale.

George Pemba (South Africa), Homeless, 1973.
George Pemba (South Africa), Homeless, 1973.

Tuttavia, l’indebolimento del potere imperialista non produce automaticamente la liberazione. La storia non offre transizioni o vittorie automatiche. La frammentazione del vecchio ordine crea opportunità ma anche pericoli: rivalità intercapitalista, guerre regionali, ideologie politiche tossiche e un’intensificazione dell’estrazione di ricchezza dal Sud globale verso il Nord globale. Per questo la questione decisiva che l’umanità ha di fronte è quella dell’organizzazione. Le classi lavoratrici e i popoli oppressi possono costruire una forza organizzata sufficiente per intervenire autonomamente in questa crisi? Questa è la sfida centrale della nostra epoca. A questo proposito, dobbiamo parlare onestamente della crisi della sinistra stessa. In molti paesi, i movimenti comunisti e operai hanno subito sconfitte storiche durante l’offensiva neoliberista della fine del XX secolo. I sindacati si sono indeboliti. Si è assistito a un declino della formazione politica. L’elettoralismo ha sostituito la mobilitazione di massa. Le ONG hanno soppiantato le strutture popolari.

Negli ultimi quarant’anni, i partiti storici di liberazione nazionale (come il Congresso Nazionale Indiano e l’ANC) e i partiti socialdemocratici hanno esaurito la loro missione: non difendono nemmeno i requisiti fondamentali del welfare sociale. Questi partiti hanno perso qualsiasi fiducia nella ridistribuzione e hanno fatto proprio il quadro di austerità del Fondo Monetario Internazionale. Questo tipo di asservimento ideologico ha devastato il panorama politico, consentendo ai governi di ignorare i bisogni immediati della loro gente per privilegiare quelli dei ricchi, compresi gli obbligazionisti. Il crollo della socialdemocrazia ha fatto sì che la sinistra dovesse ampliare la propria missione storica: non solo lottare per una trasformazione rivoluzionaria della società, ma anche difendere i bisogni immediati della popolazione. Nonostante le sue risorse limitate, è stata la sinistra a trovarsi in prima linea nella lotta per garantire il welfare sociale, il cibo, l’acqua e l’assistenza sanitaria a popolazioni sempre più vulnerabili.

Irma Stern (South Africa), Watussi Chief’s Wife in Yellow, 1946.
Irma Stern (South Africa), Watussi Chief’s Wife in Yellow, 1946.

Il futuro non sarà deciso dai calcoli delle élite o dalla benevolenza delle istituzioni. Sarà deciso dall’organizzazione. Le classi dominanti sono organizzate a livello globale attraverso le multinazionali, le banche, i sistemi mediatici e le alleanze militari. I popoli del mondo devono organizzarsi con la stessa serietà. Ciò richiede pazienza, chiarezza ideologica e fiducia nella politica socialista, non come nostalgia del passato ma come necessità del presente. L’unità è essenziale. Una sinistra viva conterrà sempre tradizioni e dibattiti diversi, ma dobbiamo riconoscere la contraddizione principale tra lavoro e capitale, tra la stragrande maggioranza che produce la ricchezza sociale e la minuscola minoranza che se ne appropria. Come ha detto il segretario generale del SACP, Solly Mapaila, «non siamo nemici nonostante le nostre differenze». Quando la sinistra è frammentata, le forze reazionarie sfruttano la disperazione. Ma quando i movimenti progressisti agiscono insieme attraverso la formazione politica, la mobilitazione di massa e la lotta concreta, i lavoratori cominciano a riconoscere la propria forza collettiva.

Ecco perché ricostruire il potere della classe operaia è il compito strategico che ci attende. Ciò non significa limitarsi ad alleanze elettorali o negoziati dietro le quinte tra élite, ma costruire un’organizzazione radicata tra lavoratori, disoccupati, donne, studenti, lavoratori informali, contadini e comunità. La sinistra deve recuperare le tradizioni della formazione politica, dell’organizzazione democratica di massa, della disciplina collettiva e dell’internazionalismo.

Gerard Sekoto (South Africa), Township Street, 1958.
Gerard Sekoto (South Africa), Township Street, 1958.

Quest’ultimo non è carità tra nazioni, ma il riconoscimento che le classi lavoratrici del mondo affrontano un nemico comune nel sistema dell’accumulazione capitalistica e del dominio imperialista.

Il socialismo non è più soltanto un’aspirazione. È una condizione per la sopravvivenza dell’umanità. Ma il socialismo non arriverà spontaneamente. Deve essere costruito attraverso la lotta, attraverso istituzioni di potere popolare e attraverso movimenti organizzati radicati nella vita quotidiana delle persone. Abbiamo esempi concreti di questa costruzione nelle cooperative create dalla sinistra in Kerala, negli insediamenti del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra in Brasile e nelle Carovane Rosse del SACP. Questi progetti rappresentano il “non ancora”: frammenti di un futuro che non è ancora pienamente arrivato, ma che si sta già costruendo nel presente. Questi esperimenti sono ciò che Karl Marx chiamava “comunismo possibile”.

Dumile Feni (South Africa), Hector Pieterson, 1987.
Dumile Feni (South Africa), Hector Pieterson, 1987.

Ecco perché incontri come questo sono importanti. Non possono risolvere immediatamente ogni questione strategica, ma rappresentano tentativi di ricostruire una capacità politica collettiva dopo decenni di frammentazione. La strada da percorrere sarà difficile. Ma la storia rimane aperta. L’imperialismo è potente, ma non è invincibile. Il capitalismo è violento, ma non è eterno. Le classi lavoratrici e i popoli oppressi restano i veri artefici della storia. Il nostro compito è contribuire a organizzare questa forza storica in modo consapevole, a livello internazionale e con pazienza rivoluzionaria.

Il nostro incontro si è svolto non lontano da Soweto, dove cinquant’anni fa, la mattina del 16 giugno 1976, gli studenti neri diedero inizio a una protesta contro l’umiliazione di vedersi negato il diritto di studiare nelle proprie lingue e di essere costretti a farlo in afrikaans. Mentre migliaia di giovani studenti marciavano, la polizia aprì il fuoco, uccidendo almeno 176 persone e ferendone più di 1.000. Il dodicenne Hector Pieterson fu uno dei primi studenti a essere colpito. Il fotografo Sam Nzima immortalò l’immagine dello studente Mbuyisa Makhubo che trasportava il corpo agonizzante di Hector, mentre Antoinette, sorella di Hector, correva al loro fianco. La fotografia, ormai iconica, ha ispirato il dipinto di Dumile Feni del 1987, mostrato qui sopra. Gli spari non cessarono.

Solo una piccola atrocità, nel cuore della città
Soweto blues
Soweto blues

Queste sono le parole che Miriam Makeba, cantante sudafricana e attivista anti-apartheid, ha cantato in “Soweto Blues”, la potente canzone scritta da Hugh Masekela dopo il massacro. Cinquant’anni dopo Soweto, i bambini del Sudafrica hanno ancora bisogno di una sinistra viva. E ne abbiamo bisogno anche noi.

Con affetto,
Vijay

 

*Traduzione della ventiquattresima newsletter del 2026 di Tricontinental: Institute for Social Research.

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Come Potere al Popolo traduciamo la newsletter prodotta da Tricontinental: Institute for Social Research perché pensiamo affronti temi spesso dimenticati da media e organizzazioni nostrane e perché offre sempre un punto di vista interessante e inusuale per ciò che si legge solitamente in Italia. Questo non significa che le opinioni espresse rispecchino necessariamente le posizioni di Potere al Popolo. A volte accade, altre volte no. Ma crediamo sia comunque importante offrire un punto di vista che spesso manca nel panorama italiano.