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[Appignano] Contro la lista popolare scendono in campo i potenti locali

Immaginiamo un bel borgo di 4 mila abitanti sulle colline maceratesi, nelle Marche. 
Immaginiamo che questo splendido luogo venga nel tempo ferito dall’inquinamento industriale, tra abusi edilizi e silenzi delle amministrazioni.
Immaginiamo che, in seguito alla mobilitazione dei cittadini, nasca il Comitato “Appignano senza amianto” per liberare la città da interi capannoni ricoperti di Eternit e non bonificati, né dai privati né dal responsabile ultimo della salute pubblica, il sindaco. Più di 700 firme, una mobilitazione continua, una forte sensibilizzazione sul tema della riconversione ecologica e della salvaguardia dei diritti alla salute di tutti.

Raccogliendo queste istanze, nasce su spinta dell’assemblea cittadina di Potere al Popolo la lista civica “Vivere Appignano”, che da novembre comincia a raccogliere un sostegno sempre più largo ed elaborare un programma incentrato sul recupero del territorio, la tutela dei beni comuni, la salvaguardia della salute e del lavoro anche a partire da diretti interventi pubblici. A Febbraio viene così lanciata la candidatura dell’insegnante Vittoria Trotta alla guida della città, primo possibile sindaco donna della storia di Appignano. Una sfida tanto alla Lega quanto all’uscente amministrazione del Partito Democratico.

E qui, succede l’impensabile: il sindaco del PD si presenta all’evento di lancio della lista popolare con il chiaro intento di mettere in cattiva luce Vivere Appignano; guarda caso, pochi giorni dopo scende in campo l’imprenditore Gabriele Miccini, proprietario della principale fabbrica del paese, la Giessegi, che dà lavoro a centinaia di appignanesi, autore di alcuni dei discussi interventi di espansione sul territorio. Iniziano così le velate minacce ai membri di Vivere Appignano e a chiunque potesse sostenere questa esperienza di cambiamento, fino all’intimidazione di uno dei lavoratori dell’azienda, colpevole di aver partecipato agli incontri pubblici della lista; alcuni giorni fa, con l’inserimento dei volantini elettorali nella busta paga, il ricatto implicito diventa evidente.

A questo punto, il voto non diventa solo una questione di buon senso e cambiamento, ma una scelta tra la dignità e il ricatto.

Il sogno non si ferma, la spinta per un duraturo rilancio di Appignano non si arresterà dopo le elezioni, comunque vada.

Appignano ha cominciato ad alzare la testa.

PS: Giovedì sera alle ore 20.00 sarà ad Appignano il portavoce nazionale di Potere al Popolo Giorgio Cremaschi, per portare sostegno alle donne e agli uomini di Vivere Appignano.

 

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