Mentre i salari restano fermi, il costo della vita aumenta. Fare la spesa è diventato insostenibile. Sempre più spesso ci troviamo davanti a una scelta che nessuno dovrebbe fare: pagare le bollette, comprare le medicine o mangiare. Pensionati che rinunciano a curarsi perché la pensione non basta, giovani che pur lavorando non possono permettersi un affitto, interi settori in ginocchio per l’aumento dei prezzi del carburante, e nel mentre cresce il numero delle famiglie costrette a rivolgersi alla Caritas.
Ma noi sappiamo che il carovita non è un fenomeno naturale e inevitabile. È la conseguenza diretta della guerra, delle politiche antipopolari della Unione Europea e delle scelte politiche degli ultimi governi.
La guerra in Medio Oriente e il blocco delle rotte commerciali hanno fatto impennare i prezzi dell’energia: a causa del conflitto iraniano, innescato da Trump ma sostenuto da UE e Meloni, l’inflazione continuerà a crescere soprattutto per effetto del costo dell’energia che si trasmette a tutti gli altri beni. Kaja Kallas ci dice candidamente che per i cereali i prezzi globali hanno raggiunto il livello più alto dal febbraio 2022 per i bombardamenti sui porti ucraini.
Il governo Meloni continua a inviare armi in Ucraina, ha permesso l’utilizzo delle basi NATO per i bombardamenti in Iran, sostiene il piano ReArm Europe che punta a mobilitare 800 miliardi di euro per gli armamenti entro il 2030. Il governo italiano ha già attivato la clausola di salvaguardia per destinare alla difesa 6–7 miliardi di euro l’anno nel 2027 e nel 2028, risorse sottratte a sanità, scuola, casa e salari. Anche la (falsa) opposizione di PD e 5 Stelle parla sempre più di un esercito comune europeo, di industrie riconvertite al “dual use”, di infrastrutture civili utilizzabili per scopi militari. Ogni euro che va in missili, radar e batterie antiaeree è un euro che non va a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi sceglie tra medicine e spesa, a chi aspetta mesi per una visita. La guerra non è lo sfondo del carovita: è la sua fabbrica.
Ma qualcosa si muove. Gli agricoltori protestano contro i rincari e i prezzi imposti dalla grande distribuzione. Gli autotrasportatori bloccano il Sud da giorni contro il caro gasolio. Le periferie del Nord esprimono una rabbia che non trova rappresentanza. Gli studenti occupano le scuole e le università come in Francia, in Spagna, in Grecia, Albania e in tutta Europa. Le giovani generazioni non accettano più di essere private del presente e del futuro.
E qual è la risposta del governo alle mobilitazioni e alle condizioni di vita insostenibili? La repressione, oppure il silenzio. Dopo i cortei contro il carovita, Palazzo Chigi ha riunito i vertici delle forze dell’ordine e dell’intelligence e ha varato l’ennesimo decreto sicurezza che introduce nuovi reati, criminalizza le lotte e si accanisce sui giovani. Meloni “condanna le violenze” ma tace sui salari che non bastano, sugli affitti impossibili, sulle pensioni che costringono a scegliere tra cure e cibo. Il governo vede crescere la rabbia e il dissenso, e sceglie di armarsi contro di essi invece di ascoltarli.
E non veniteci nemmeno a parlare del “patto sociale rotto” come se fosse una scoperta dell’ultima ora. Il campo largo, i sindaci di centrosinistra che oggi blaterano di frattura tra istituzioni e cittadini: dove hanno vissuto fino ad ora? Il patto si è rotto quando hanno votato bilanci che tagliavano la sanità per finanziare le armi, quando hanno approvato l’aumento delle spese militari senza battere ciglio, quando hanno gestito città dove gli affitti sono insostenibili rispondendo con sgomberi invece che con case popolari. Non accettiamo lezioni da chi è co-responsabile della situazione.
Per questo lanciamo un appello: costruiamo una mobilitazione nazionale contro il carovita, contro la guerra e contro la finanziaria del Governo Meloni. Una carovana che attraversi ogni città: organizziamoci dai quartieri e dai mercati alle scuole e alle fabbriche fino ad arrivare ad una mobilitazione nazionale in cui far sentire la nostra voce.
Chiediamo:
– Calmierazioni sui prezzi dei beni di prima necessità
– Ripristino della Scala Mobile
– tetto sul prezzo dei carburanti
– trasporti pubblici gratuiti
– tetto sui costi degli affitti
– blocco immediato degli sfratti
– soldi a ospedali e scuole e non alle armi
– salario minimo
Costruiamo una reale opposizione alle politiche della UE e mandiamo a casa il Governo Meloni!
Fermiamo la spirale guerra-carovita!
POTERE AL POPOLO!