Il 24 ottobre è stato una grande giornata di lotta, ora prepariamo assieme la mobilitazione dello sciopero generale del 30 ottobre

Solidarietà a tutte le persone vittime della repressione messa in campo dal Governo

Da Nord a Sud, il 24 ottobre decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro carovita, bassi salari, precarietà, spese militari e la stretta sul diritto di protesta. Tantissimi erano giovani e giovanissimi. Il Governo ha risposto con controlli a tappeto, identificazioni, fermi preventivi e piazze militarizzate, poi con idranti, cariche e lacrimogeni: 371 persone portate in Questura, 110 delle quali minorenni. Eppure la partecipazione non si è fermata e le piazze hanno tenuto. Il tentativo di ridurre la rabbia sociale a un problema di ordine pubblico è fallito.
A chi ha subito questa repressione va tutta la nostra solidarietà. La linea muscolare e l’ottavo decreto sicurezza in quattro anni raccontano un Governo che non sa più parlare al Paese e si chiude in trincea. Ma il manganello non cancella le ragioni della protesta: prezzi e affitti alle stelle, salari che non bastano, precarietà, servizi pubblici sempre più difficili da raggiungere. Intanto i soldi vanno alle armi.
Dietro questa stretta c’è un disegno che va oltre Palazzo Chigi.
L’Unione Europea, con il piano ReArm Europe, ha aperto la strada a 800 miliardi per il riarmo. Ha concesso deroghe al Patto di Stabilità solo per la spesa militare, mentre per sanità, scuola, casa e salari restano i vincoli dell’austerità. Il Governo Meloni ha sottoscritto in sede NATO l’impegno a portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035, ed esegue senza fiatare. Questa è l’Europa reale: non quella dei popoli, ma quella dei mercati e dell’industria bellica, che scarica sulle classi popolari il costo della conversione all’economia di guerra. Non è un caso se la rabbia cresce in tutto il continente.
La protesta è ancora in parte spontanea e poco organizzata. Ma mostra una lucidità sorprendente, se pensiamo all’immobilismo politico di questi anni e all’età di chi riempie le strade. Sono ragazze e ragazzi politicizzati nelle mobilitazioni studentesche e nell’autunno di Blocchiamo Tutto, oppure alla loro prima piazza. Il clima di paura non ha funzionato: la partecipazione si è allargata oltre chi era già mobilitato.
Colpisce, in queste ore, l’atteggiamento di molti sindaci delle città metropolitane, che da Nord a Sud fanno da volano alle ambizioni elettorali del centrosinistra. Da un lato condannano “l’irruenza” delle piazze. Tacciono sulla gestione delle Questure, sulle migliaia di identificati e fermati, sulle centinaia di feriti, alcuni gravi, e si allineano alla richiesta d’ordine del Governo e dei settori più reazionari. Dall’altro scoprono, in ritardo, che dietro le proteste ci sono problemi sociali reali. È un cerchiobottismo che rimuove le loro responsabilità: anni di politiche urbane al servizio della rendita immobiliare e dei grandi investitori, che hanno espulso le classi popolari dai centri, e di città sempre più securitarie, con più controlli e meno spazi pubblici e di conflitto.
Per questo il 30 ottobre è decisivo. Lo sciopero generale si intreccerà con lo sciopero mondiale dei portuali, entrambi nati da una convocazione dell’USB, e legherà la lotta su lavoro e costo della vita all’opposizione all’economia di guerra. Salari, casa, bollette, trasporti, sanità, istruzione, spese militari, libertà di manifestare: vertenze diverse, una sola lotta. Contro la paura e la guerra tra poveri con cui ci bombardano a reti unificate, rimettiamo al centro le condizioni materiali che stanno spingendo tantissime persone a prendere parola. L’autunno è appena cominciato.
Venerdì 30 ottobre, tutte e tutti in piazza. Sciopero generale.