Il respingimento dell’emendamento inserito all’interno di una legge elettorale truffa, costruita e portata avanti con modalità tutt’altro che trasparenti, rappresenta l’ ennesimo segnale della crisi politica del governo Meloni e ne dimostra la debolezza.
Già nell’autunno le enormi mobilitazioni che hanno bloccato il paese avevano bocciato il governo della guerra, complice del genocidio del popolo palestinese, una bocciatura confermata dal risultato del No sociale al referendum che ha dato un segnale chiaro al governo Meloni nemico dei lavoratori e dei poveri, oggi il governo dimostra la sua debolezza anche nella stessa maggioranza.
Questa ultima proposta di legge elettorale rappresentava l’ennesimo tentativo di restringere ulteriormente gli spazi di democrazia e di rappresentanza nel nostro Paese ma non nasce dal nulla: è l’ultimo tassello di un processo iniziato con l’introduzione del sistema maggioritario nel 1993, imposto in nome della presunta “governabilità”, e proseguito con una successione di leggi elettorali che hanno progressivamente deformato la rappresentanza, concentrato il potere nelle mani di pochi ed escluso il dissenso dalle istituzioni.
Da anni denunciamo un sistema elettorale costruito per garantire l’alternanza degli stessi interessi e impedire una reale rappresentanza delle classi popolari e delle forze di opposizione sociale quando invece oggi più che mai servirebbe una legge proporzionale che rispecchi il paese reale, che permetta davvero a tutti di essere rappresentati, che riporti a partecipare alla vita politica il numero sempre più alto di astensionisti che non votano più perché “tanto non serve”.

Oggi però il governo Meloni deve prendere atto della realtà: è stato bocciato nelle piazze, nel voto popolare e ora anche dai suoi in Parlamento.
Pretendiamo le dimissioni immediate così come avevamo chiesto alla vigilia del voto al No referendum, serve mandare a casa questo governo e costruire un’alternativa davvero credibile per le classi popolari!