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UN ALTRO ATTACCO ALLE CASE DEL POPOLO ABROGARE L’ARTICOLO 108 ORA!

un altro attacco alle cose del popolo

un altro attacco alle case del popolo

Nel testo della legge di bilancio è contenuto un articolo, il numero 108, che riguarda la modifica del decreto sull’IVA.

Se questa modifica dovesse passare, si applicherebbe alle realtà associative come le case del popolo, la stessa tariffazione Iva delle attività commerciali. Luoghi che svolgono una funzione importante per le comunità in cui si inseriscono – svolgendo attività di educazione popolare, ludiche, di mutuo aiuto, spesso portate avanti in maniera volontaria o a prezzi popolari – vengono considerati come qualsiasi attività commerciale.
I circoli e le case del popolo non vivono di risorse esterne, pubbliche o private, ma fondano la propria autonomia economica sull’autofinanziamento da parte dei soci, che si svolge senza finalità di tipo commerciale o di impresa.
Con questa modifica, sarebbero condannati o a diventare in tutto e per tutto delle attività commerciali, o, in molti casi, alla chiusura definitiva, facendo perdere a tutto il paese una risorsa fondamentale, dei tasselli essenziali per la coesione sociale, per la solidarietà, per la cultura.
Oltre al danno poi c’è anche la beffa: che questo articolo arriva infatti all’indomani di una riforma del terzo settore che ha richiesto grandi sforzi organizzativi all’associazionismo, pur di mantenere il riconoscimento della propria funzione di interesse generale e non particolare. Far rientrare dalla finestra una finalità commerciale che non appartiene alle case del popolo, vanificherebbe questi sforzi.
Il tutto diventa inquietante se inserito nel contesto della pandemia, dove l’associazionismo – che poteva e doveva essere valorizzato per attutire l’impatto della crisi sociale – è stato condannato all’inattività con la circolare interpretativa del dpcm di fine ottobre.
Un comportamento del governo che suggerirebbe che il vero scopo di queste riforme non sia affatto quello di “razionalizzare” le spese, quanto quello di eliminare quelle attività “improduttive” che rivestono un ruolo importante e necessario di tenuta sociale.
Non possiamo permetterlo.
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