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Giovedì 27, H.16
Presidio alla Prefettura di Torino.
Dopo i tantissimi articoli di giornale, la grande attivazione solidale, l’attenzione di tante e tanti e le proteste, che fine hanno fatto i problemi dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino?
La recente riorganizzazione sembra, a prima vista, aver risolto un problema evidente: le file notturne di immigrati costretti per giorni e notti e notti e notti, al freddo per tentare di accedere in corso Verona sono state in qualche modo “sistemate”. Tuttavia, nonostante l’attenzione e le proteste abbiamo costretto la Questura a correre ai ripari e ad accelerare alcuni cambiamenti, si è visto agire solo sulle problematiche più evidenti, senza nemmeno risolverle davvero e con meri interventi di facciata.
Per essere chiari, non possiamo che esser contenti se una diversa organizzazione e l’inaugurazione (molto lacunosa) della prenotazione online siano state messe in campo – malvolentieri – da parte delle Questura. Ma pur eliminando il disagio più visibile (o per meglio dire, più vistoso), sono state lasciate intatte le criticità di fondo.
I meccanismi di abuso e le richieste illegittime della Questura continuano a persistere, così come il razzismo di fondo che caratterizza tutto il sistema del rilascio dei permessi di soggiorno e che attraversa tutto l’iter amministrativo gestito da Questura e Ministero dell’Interno. In particolare ci preme sottolineare nuovamente le pretese illegittime (come la richiesta del documento di ospitalità) che impediscono a tanti di accedere alla richiesta d’asilo o la documentazione vessatoria, inutile e punitiva che troppo spesso viene richiesta ai chi deve rinnovare il permesso di soggiorno, anche in violazione della legge.
Se gli apparenti cambiamenti hanno coperto la superficie, le verità scomode sul razzismo istituzionale sono rimaste inalterate.
Ma questo è servito quantomeno per eliminare le file la notte al freddo! No, nemmeno questo. Basta passare da via Dorè per vedere gente in fila per tutta la notte, proprio sul retro del palazzo della Questura e a pochi passi da Porta Susa, messi in competizione per tentare di accedere alla possibilità di presentare la domanda d’asilo. La fila è di decine, centinaia di persone. I posti a disposizione solo 8. La situazione di via Dorè non è meno odiosa di quella di corso Verona e anch’essa va avanti da tantissimo tempo, eppure nessun intervento è stato fatto per modificarla.
Diciamo ai giornali che hanno seguito la vicenda che se sembra che tutto vada bene, è perché avete sicuramente trascurato di affrontare qualcosa di fondamentale. Le soluzioni adottate hanno nascosto alla vista uno degli abusi più visibili, ma hanno lasciato intatte le difficoltà profonde e strutturali per tante e tanti di accedere ai loro diritti. Gli interventi messi in campo dalla Questura – seppur frutto della mobilitazione e che la Questura non avrebbe certo messo in campo spontaneamente – non possono avere come risultato solo quello di smobilitare e distogliere l’attenzione.
Per questo continuiamo a tener alta l’attenzione, a dare sostegno attraverso i nostri spazi sociali e a fare inchiesta sul razzismo istituzionale nella nostra città. Continuiamo a portare la nostra solidarietà concreta ai migranti in fila. Continuiamo a pretendere che abusi e pratiche vessatorie siano immediatamente sospese dalla Questura. Continuiamo a mobilitarci contro le leggi razziste e per il diritto di tutte e tutti di accedere a tutti i diritti.
Domani, giovedì 27 febbraio, saremo in presidio dalle ore 16 di fronte alla Prefettura di Torino, per richiedere ancora una volta il permesso di soggiorno per tutte e tutti, e per pretendere che vengano messe in atto misure strutturali necessarie:
- regolarizzazione e permesso di soggiorno per tutti i lavoratori e le lavoratrici migranti
- Apertura di altri Uffici Immigrazione a Torino e nella cintura;
- Semplificazione della burocrazia attraverso un sistema di prenotazioni online disponibile in tutte le lingue, indicando ufficialmente il funzionamento della procedura e la documentazione richiesta;
- Adeguamento delle strutture per la ricezione della popolazione in attesa, con un intervento urgente dello Stato che eviti, come avvenuto finora, che chi è in coda debba dormire per giorni per strada, senza uno spazio coperto e al caldo.