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STIAMO SEGANDO IL RAMO SU CUI SIAMO SEDUTI

La tutela della vita selvatica animale e vegetale rappresenta la sfida più importante per l’umanità: i sistemi viventi sono le fondamenta della società e dell’economia: il cibo che mangiamo, la bellezza di cui godiamo, l’aria che respiriamo e persino la fertilità del suolo, la purezza dell’acqua e la salute dipendono dagli ecosistemi, viventi e non.

I viventi non umani nella loro complessa interazione sono anche gli alleati più importanti contro il riscaldamento climatico. Secondo le stime dell’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change – gli ecosistemi marini, da soli, tralasciando le foreste, sequestrano tra il 20 e il 30% delle emissioni totali di CO2 in atmosfera.

Uno studio pubblicato da Science Advances ha dimostrato come l’attuale tasso di estinzione dei vertebrati è di circa cento volte più elevato del normale: i tre quarti delle specie animali potrebbero essere estinti nel giro di poche generazioni umane.

Diversi studi, hanno messo in risalto il declino degli invertebrati, in particolare gli insetti impollinatori, con ricadute disastrose oltre che sull’agricoltura anche per la catene alimentari di cui gli insetti sono la base. La lista è lunga: dall’artico alle barriere coralline, alle zone umide e steppiche la situazione appare gravissima.

Ciò nonostante, dal 2013 – anno in cui l’Assemblea delle Nazioni Unite ha stabilito il 3 marzo come giornata internazionale della Natura – si sono succeduti allarmanti appelli per lo più caduti nel vuoto.

Gli organismi internazionali deputati alla conservazione (IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura e la Convenzione per la Diversità Biologica e la FAO) hanno visto fallire tutti gli obiettivi che si erano dati e gli attivisti in difesa della natura uccisi in questi anni sono centinaia: ricordiamo Gonzalo Cardona, che proteggeva i pappagalli in Colombia, Raul Hernández, che difendeva le farfalle Monarca in Messico e dei 13 ranger del Parco del Virunga trucidati in un’imboscata mentre tentavano di proteggere i gorilla di montagna.

Siamo nel pieno di quella che gli scienziati definiscono “la sesta estinzione di massa” nella storia della vita sulla terra ma il nostro modello socio economico resta indifferente alla natura, tuttavia ad essere responsabile non è l’umanità in quanto tale ma l’ideologia antropocentrica e capitalistica del profitto e dello sfruttamento.

Il giornale scientifico PNAS in un recente studio ha messo nero su bianco che la povertà e le diseguaglianze sono legate strutturalmente alla perdita di natura, i fattori socio politici sono determinanti. Oggi che siamo in piena pandemia la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha detto: “E’ tempo di far pace con la natura o rischiamo l’era delle pandemie”.

La zoonosi (il passaggio tra specie dei virus) rende il collegamento tra natura e società ancora più esplosivo. La vita selvatica di cui tanto mettiamo in pericolo l’esistenza è arrivata a casa nostra con un virus. Nessuna sorpresa.

Il modificarsi delle nicchie ecologiche, la distruzione degli habitat e l’antropizzazione degli ambienti sta creando le condizioni anche per nuove pandemie. L’attenzione dovrebbe essere fortissima, l’impegno instancabile, le progettualità in campo massime, ma così non è stato e ancora oggi non è.

In Italia il Governo Conte Bis ha destinato nel Recovery Plan alla biodiversità zero euro. Zero risorse per la biodiversità. Niente.

E questo nonostante l’UE abbia richiesto che il 37% dei fondi del Recovery fossero destinati a clima e biodiversità.

Il neo Primo Ministro Draghi nel suo discorso al Senato ha nominato esplicitamente la parola biodiversità “facendo il verso” alla Von der Leyen. La figura del Ministro alla transizione ecologica Cingolani e le nomine di uomini di Confindustria in settori chiave, invece di provati ambientalisti, non lasciano sperare nessun reale impegno nella conservazione della natura.

Anche in Italia le cose da fare sarebbero tante: una legge sul consumo del suolo, la riforma del piano forestale, un piano internazionale sul mar Mediterraneo, il sostegno economico alle aree protette e la rete natura 2000, una battaglia senza quartiere ai fitofarmaci e agli allevamenti intensivi che implicano un massivo uso di farmaci somministrati agli animali, solo per citarne alcune.

La sonda che la NASA ha inviato su Marte contiene 2 microcip con 10.932.295 di nomi di creature terrestri (sulla terra ne esistono molte di più). A noi piace credere che questo non sia un inconsapevole atto di resa ma un tributo alla natura e alla ricchezza organica del Pianeta che deve essere protetta ora e subito.

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