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Potere al Popolo Irlanda

È passato oltre un mese dalle elezioni di marzo e, in quanto Potere al Popolo – Irlanda, vorremmo provare a contribuire, oltre che con la nostra costante attività sul territorio, anche con una riflessione sul percorso futuro di Potere al Popolo.

Lontano dall’essere solo un atto formale e dovuto, vorremmo innanzitutto ringraziare tutti i militanti che si sono impegnati nel lancio del progetto e della campagna elettorale. Vi abbiamo seguito da qua e siamo rimasti tutti colpiti e affascinati dall’energia prodotta, tanto che siamo stati stimolati a trovarci e costruire un pezzetto di Potere al Popolo anche qui in Irlanda.

Questo breve contributo vuole quindi essere uno spunto di riflessione generale e di critica costruttiva sul ‘che fare ora’, come emerso dalle ultime assemblee di Potere al Popolo – Irlanda dopo il voto e l’assemblea nazionale. Non ci interessa qui stare a vedere se l’1,2% raccolto sia o no un risultato soddisfacente per 4 mesi di lavoro. Ci interessa di più far emergere alcune perplessità e necessità, senza dilungarci in complesse analisi teoriche. Anche lasciando il grosso dell’analisi, come è giusto, a chi si trova in Italia a portare materialmente avanti relazioni ed azioni sul territorio.

Un primo elemento, che sappiamo già essere stato preso in considerazione, è quello del radicamento sul territorio in forma stabile. Se il mutualismo è un’arma importante da coltivare ed espandere, temiamo che non per forza si trasformi immediatamente in arma propriamente politica. Piuttosto, crediamo necessario trovare un radicamento sul territorio che sia effettivamente politico, in grado di interfacciarsi con serietà al mondo dei lavoratori. Costruire un mutualismo tanto capillare da raggiungere l’intero territorio è un’impresa estremamente complessa, che richiede molto tempo, e dai risultati spesso nettamente inferiori allo sforzo e alle aspettative.

Il suo connaturato limite è, purtroppo, quello di funzionare con chi ne beneficia realmente, ma di non proiettarsi automaticamente sul soggetto politico di riferimento; o almeno non sempre. Non ci dilunghiamo quindi su questo, ma crediamo che molto vada fatto in questa direzione: la costruzione del soggetto politico al di là della rete sociale.

Legato a ciò però c’è appunto la considerazione del nodo politico. L’insieme di lotte non creano la “promessa” politica in sé. Il lavoro è lungo e nessuno vuole bruciare le tappe. Ma crediamo che accanto al radicamento sul territorio e alla ricucitura di un tessuto sociale, vada anche affinata una proposta politica riassumibile in 2-3 parole d’ordine che indichi chiaramente la meta politica. Senza lasciarsi attirare dalle sirene del populismo, che possono insegnare a vincere, ma non offrono una reale piattaforma di amministrazione della vittoria, pensiamo serva una sintesi che incorpori una promessa politica chiara, condivisibile, appetibile per molti.

Perciò crediamo si debbano individuare 2-3 battaglie nazionali che possano interessare davvero una maggioranza di italiani, intorno alle quali costruire il resto del discorso politico. Il rischio di procedere per emergenze e frammentazione è altrimenti reale, finendo per farci dettare la linea dalle altre formazioni. Da una parte, ogni realtà locale conosce il proprio territorio e le sue esigenze, dall’altra, questa è anche la condizione di partenza che va superata con la costruzione di una forza unitaria.

Sulla questione comunicativa ci sentiamo di evidenziare due aspetti. Il primo è l’eccessiva retorica sulla costruzione del ‘partito degli ultimi’. A meno che non si voglia allargare di moltissimo il concetto di ultimi, i lavoratori non sono gli ultimi. Il rider di Foodora o Deliveroo con una laurea non è l’ultimo, il precario non è l’ultimo, il lavoratore dipendente non è l’ultimo. Ma, cosa più importante, non crediamo che voglia nemmeno autorappresentarsi come ultimo. Quindi, senza dimenticare gli ultimi, riteniamo importante tralasciare una retorica del genere per concentrarci sulle fatiche quotidiane dei ‘normali’ più che ultimi.

Il secondo aspetto riguarda una certa rappresentazione: dal linguaggio alle grafiche dei cartelloni. Sappiamo essere questione marginale, ma crediamo che alcune grafiche utilizzate in campagna elettorale, per quanto possano suscitare in noi personale simpatia, sembrino parlare a dei militanti del ’73 all’indomani del golpe in Cile. La grafica, che è parte della più ampia rappresentazione politica, dovrebbe essere più a contatto con la realtà quotidiana di oggi, senza la tentazione di recuperare immaginari passati o lontani. In senso più ampio, pensiamo che l’immagine che dobbiamo dare non sia più quella di arrembaggio dai sobborghi, ma di responsabilità, seppur di lotta, per le vite di tanti che faranno la scelta di seguirci nelle acque agitate della politica dei prossimi decenni. Per fare questo, non dobbiamo vendere soltanto un sogno e la nostra passione, ma anche una conoscenza di dove andare a mettere le mani nel meccanismo complesso dell’economia e della politica. Anche quella europea o internazionale e non solo locale. Questo vuol anche dire che essere preparati e volersi proporre come preparati e seri è una nostra priorità.

Riteniamo che da ora la nostra immagine debba ispirare fiducia prima ancora che simpatia. Ma per far questo forse abbiamo bisogno tutti noi di fare un passo in più e accettare, collettivamente e individualmente, che se vogliamo parlare ai lavoratori che non avevano già scelto la nostra strada, qualcosa dobbiamo cambiare per farci riconoscere come interlocutori validi. Altrimenti perché mai dovrebbero sceglierci oggi, quando non ci avevano già scelto ieri?
Infine, una questione riguardante la comunicazione interna ai gruppi. In quanto Potere al Popolo – Irlanda pensiamo che una più chiara comunicazione su qual è il percorso intrapreso – nel senso proprio di quali sono le tappe già in programma – aiuterebbe molto il nostro di lavoro all’estero, evitando di navigare a vista, di riflesso su cosa avviene in Italia.

Quindi, una richiesta è di sapere qual è il percorso strategico che si vuole intraprendere e quali sono i partner politici ufficiali. Inoltre,
riteniamo utile pensare ad una migliore strutturazione interna al fine di avere comunicazioni chiare, efficienti ed affidabili. Ovviamente, tutto questo lo chiediamo in termini di costruzione graduale, consci dell’estrema difficoltà e dello sforzo enorme messo in campo e a disposizione di molti, nonché profondamente e sinceramente grati per l’energia che i compagni in Italia stanno mettendo a tutti i livelli.

Non abbiamo oggi sviluppato una nostra proposta, anche perché siamo consapevoli di essere una realtà periferica. Ma se ci dovesse essere l’interesse ad un confronto su questo tema, anche insieme alle altre realtà europee, saremmo di certo pronti a contribuire per una più efficace ed efficiente strutturazione e organizzazione di Potere al Popolo.

Pensiamo che ogni specificità nazionale della circoscrizione Europa abbia qualcosa da aggiungere. L’Irlanda, che sappiamo essere un paese periferico, è tuttavia strategico. Dopo la Brexit è l’unico paese a lingua inglese rimasto in Europa. Ed un paese particolare. Conservatrice nei costumi (è in corso un’importante lotta per la legalizzazione dell’aborto, a cui si oppone una feroce alleanza cattolica transatlantica: il 25 maggio ci sarà uno storico referendum, al quale vi chiederemo di dare la giusta visibilità e anche di contribuire alla costruzione di un fronte di solidarietà), neoliberista nella politica economica, anche più della stessa Europa, e divenuta patria delle grandi multinazionali, l’Irlanda rappresenta un’avanguardia della penetrazione capitalistica di stile americano. Ed è anche
l’unico paese all’interno della circoscrizione Europa in cui alle ultime elezioni ha vinto il M5S e non il PD.

Noi crediamo che questo voglia dire qualcosa. E questo ci porta di nuovo a trovare il giusto bilanciamento tra una costruzione graduale, capillare, che si affida al mutualismo, e un “momento populista” di costruzione di una narrazione politica facile ma solida, sulla quale lavorare con pragmatismo e che sappia cogliere il momento storico, con le sue nuove trincee e linee di conflitto.

Potere al Popolo ha un grande vantaggio: si è posto prima di altri in uno spazio lasciato vuoto. Uno spazio che potrebbe allargarsi durante la prossima legislatura. Allo stesso tempo sarà uno spazio insidiato ed assediato da nuove e vecchie realtà politiche. Se la prima fase ha riunito i militanti di base, siamo sicuri che ora è il momento di raggiungere anche chi militante non lo sarà mai. Per fare ciò dobbiamo tutti individuare una strategia solida, chiara, efficace, basata sulla competenza ma anche sull’astuzia politica.

Sappiamo che ora c’è la sfida più grande: uscire dal movimento e dai collettivi, per formare un popolo politico molto più ampio. Liberi di farlo sulle macerie che altri prima di noi hanno lasciato, riteniamo che la costruzione di tale discorso politico sia l’unico in grado di proteggere la più lunga costruzione di mutualismo nella sfera del sociale e la capillare connessione delle singole lotte sul versante economico.

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