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Potere al Popolo Berlino con il Sudan in lotta!

Berlino 1885 – 2019

Sabato 21 Giugno si è riunita una conferenza che richiama molto alla spartizione dell’Africa avvenuta oltre un secolo fa, proprio qui a Berlino. Legando concettualmente gli eventi che sconquassano il paese africano ai drammi europei perpetrati in nome dell’austerità neoliberista, i sudanesi hanno definito UE, Usa e Norvegia la “loro  Troika”, riunitasi presso la sede dell’Auswaertigaes Amt, il ministero degli esteri tedesco, insieme a rappresentanti dell’Unione africana e della cosiddetta Unione del Corno d’Africa (Igad). Ma soprattutto con la partecipazione insolita, ma purtroppo facilmente comprensibile, di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

COSA STA SUCCEDENDO IN SUDAN

Il Sudan è in una fase cruciale per il suo futuro, e forse per il futuro dell’Africa intera. Quello che stiamo vedendo in questo paese è l’escalation di una rivoluzione democratica pressoché unica. All’austerity del governo, messa in campo dopo le indicazioni del FMI, la popolazione ha reagito con forza, determinazione ed intelligenza. Il paese, già provato da 30 anni di dittatura e da un bilancio che prevede spese militari intorno al 70% mentre il 20% della popolazione è disoccupata, ha deciso di reagire. E lo ha fatto con piazze piene, scioperi, disobbedienza civile ed un programma sociale e democratico “sovrano”, ovvero elaborato dai sudanesi e non “importato” da una democrazia occidentale.
La Rivoluzione, così possiamo chiamarla vista l’entità e la qualità dei cambiamenti che la mobilitazione sta mettendo in atto, ha portato alla deposizione di un dittatore, Al Bashir, sopravvissuto alle guerre civili di Sud Sudan, Darfur, Sud Kordofan e Blue Nile. Non solo, ha imposto il cambio di altri due “presidenti” autonominatisi come suoi successori, fino alla minaccia dell’Unione Africana di espellere il paese dal consesso, se questo non consegnerà il governo ai civili.
Tutto ciò ha portato ad una trattativa tra opposizione e regime militare per stabilire nuove elezioni. Ma al rifiuto dei manifestanti di abbandonare le piazze, la giunta ha reagito col fuoco, uccidendo oltre  100 civili.

La risposta dell’Associazione sudanese delle professioni, un sindacato centrale in questo processo rivoluzionario è stata chiara: disobbedienza civile e unosciopero generale che ha veramente bloccato il paese. Eppure sui media europei poco o nulla appare dei progressi della rivoluzione sudanese.

BREAK THE SILENCE!

Il silenzio dei giornali che hanno mantenuto segreto questo summit diventa complicità con chi vorrebbe la “normalizzazione” (dove normalizzazione secondo i canoni colonialisti è rappresentata da dittature militari o governi fantoccio evidentemente) quando constatiamo che la presenza di un presidio protrattosi ben 24h che ha visto centinaia di partecipanti.
La coalizione sudanese rappresentante delle proteste non è stata né invitata né riconosciuta come soggetto interlocutore, mentre si lascia posto speciale a emirati e sauditi, che finanziano ed armano i gruppi islamisti colpevoli di crimini a spasso per il continente africano, e che appoggiano il regime militare in Sudan. E lo appoggiano certamente, dato che questo fornisce migliaia di giovani sudanesi per la guerra Saudita contro lo Yemen!
Inoltre gli accordi ed gli affari fra Sudan e questi stati sono ricchi. Più ricchi sicuramente dei frutti delle politiche del regime verso la popolazione, sull’orlo di una crisi alimentare.

La forza e la chiarezza degli obiettivi della protesta sudanese è emersa chiaramente durante gli interventi che si sono susseguiti al presidio. Subito è ricordato come questo summit somigli a quello che nel 1884-85 spartì proprio a Berlino l’Africa fra le potenze coloniali europee. Ancora oggi gli africani pagano il prezzo di quella
spartizione, ancora oggi quella spartizione si protrae in tutta la sua crudeltà ed evidenza. È stato inoltre messo in evidenza il ruolo delle donne in questa mobilitazione, guida organizzativa e voce del presidio  berlinese, uno specchio di ciò che accade nelle strade sudanesi, dove molto spesso sono proprio le donne le più agguerrite leader.

CON LA RIVOLUZIONE SUDANESE, POWER TO THE PEOPLE!
Potere al Popolo risponde con accordo totale alla chiamata di solidarietà e unione dei gruppi in diaspora proposto dai fratelli e sorelle sudanesi per dire NO alla “mediazione” Usa e UE della situazione sudanese. Un intervento militare esterno potrebbe segnare la fine della rivoluzione e l’inizio di una fase enigmatica per il futuro dell’area, e lo scopo di aver invitato i governi egiziano, emirati e sauditi, sembra proprio che i paesi occidentali vogliano intervenire indirettamente.

Ci associamo alla richiesta di sanzioni internazionali verso la giunta militare, finchè questa non darà avvio alla fase di elezioni lasciando il governo al popolo.

Ribadiamo anche lo stop ai fondi ed alla cooperazione da parte dei paesi europei con la giunta militare, che fra l’altro dal 2015 riceve milioni di euro per “border managment”, ovvero per terrorizzare i migranti di quell’aera che si mettono in viaggio per l’Europa.

I paesi che quindi vorrebbero mettere le mani in Sudan, con la scusa della distensione delle tensioni, sono invece causa dei problemi che i sudanesi stanno oggi cercando di risolvere, prendendo il potere nelle loro mani.

Oltre a questo ovviamente stiamo tessendo legami con le forze della protesta sudanese, perchè come ricordato nell’incipit, i mandanti delle guerre e della oppressione africana sono gli stessi della miseria europea. La Germania che questo Sabato invitava i governi colpevoli di crimini in Africa proprio allo scopo di supportare la contro-rivoluzione in Sudan, è la stessa che viòla i patti di libera circolazioni vigenti in africa allo scopo di controllare i flussi migranti ma soprattutto per controllare aree africane di interesse geopolitico ed economico (poiché ricche di materie prime utili all’industria militare e tech). È necessario che in ogni paese dell’Unione Europea si sviluppi un forte movimento contro la guerra e contro il nuovo colonialismo!

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