Qualche mese fa il governo Meloni ha approvato il nuovo Piano Casa. La casa è entrata stabilmente nel dibattito pubblico del Paese e questo grazie ai movimenti di lotta per il diritto all’abitare e a tutte quelle realtà che da anni si battono per garantire una casa a tutte e tutti.

Ma il Piano Casa non è una soluzione.

Primo: non serve a risolvere alcun problema.

È lontano anni luce dal garantire il diritto alla casa, dall’utilizzo sociale del patrimonio immobiliare pubblico, dal permettere a chi una casa non ce l’ha o rischia di perderla di trovarne una, e dal fermare le distorsioni del mercato prodotte dalla turistificazione. Non affronta nessuno dei nodi strutturali della crisi abitativa che stiamo già pagando.

La casa non viene trattata come un diritto da garantire, ma come l’ennesima occasione di propaganda. Un piano che sembra più uno spot politico in vista delle elezioni del 2027.

Ma attenzione: il Piano Casa serve eccome.

Solo che non serve a chi la casa non ce l’ha, rischia di perderla o non riesce più a permettersela.

Serve a chi fa della casa un business e continua a trasformare un diritto in una fonte di profitto. È un piano che se non risolve l’emergenza abitativa per nessuno, garantisce però a chi specula sull’abitare di continuare a guadagnarci sempre di più.

Il decreto infatti prevede un massiccio intervento di attori privati che, attraverso l’ennesima spinta al partenariato pubblico-privato, avranno la possibilità di costruire fino a 100.000 appartamenti e accumulare profitti enormi.

Invece di intervenire sulle tragedie prodotte dal mercato immobiliare, si delega completamente ai privati la gestione della questione abitativa, persino nei suoi aspetti presuntamente “sociali”. L’housing sociale diventa così l’ennesimo terreno di conquista per chi vuole fare soldi fingendo di fare del bene.

Ecco perché a qualcuno questo Piano Casa serve eccome. Non a caso è stato accolto con grande entusiasmo da Confindustria e Federcostruzioni.

La casa diventa sempre più un asset finanziario nelle mani di grandi speculatori e proprietari immobiliari. Si rafforza così la finanziarizzazione del mercato immobiliare: grandi fondi, banche e società finanziarie acquistano abitazioni, palazzi e interi quartieri, trattandoli come strumenti per massimizzare i rendimenti.

Il risultato è diretto: aumento dei prezzi di vendita e degli affitti, soprattutto nelle grandi città. Interi quartieri vengono trasformati ed espellono progressivamente chi non può più permettersi affitti sempre più alti. Molti alloggi restano vuoti, in attesa di aumenti di valore, mentre migliaia di persone faticano a trovare una casa dignitosa.

E mentre interi palazzi vengono tenuti “in cassaforte”, la casa si trasforma sempre più da diritto fondamentale a occasione di profitto per pochi.

Un altro nodo critico riguarda l’incentivo agli investimenti privati nell’edilizia “agevolata”, con la promessa di semplificare le procedure burocratiche per attrarre investitori a patto che mettano a disposizione alloggi a prezzi inferiori a quelli di mercato. Inferiori di quanto? chi decide quali siano i prezzi al di sotto del mercato? E quale mercato? Quel mercato immobiliare totalmente fuori controllo che lo stesso decreto non fa nulla per regolamentare né per limitare nei suoi prezzi folli?

In pratica, con il fumo negli occhi dei non meglio definiti costi “agevolati”, si spiana la strada agli stessi soggetti che in questi anni hanno trasformato e svuotato interi quartieri popolari: palazzinari, grandi gruppi finanziari, operatori del turismo immobiliare. Gli stessi che hanno convertito le case in affitti brevi, studentati di lusso e rendite turistiche, facendo esplodere i prezzi ed espellendo chi quei quartieri li viveva davvero.

E per chi una casa ce l’ha, ma rischia di perderla?
Quali risposte dà il Piano Casa a Sara T., che perde il lavoro e non riesce più a pagare l’affitto?
A Malek J., che riceve uno sfratto perché la sua casa è stata acquistata da un fondo speculativo?
A Miriam L., che vuole lasciare il marito e ricominciare con i suoi figli, ma non ha un reddito sufficiente per permettersi un affitto in città?
A Giovanni D., che deve cambiare casa perché è diventato invalido, mentre la sua pensione non ha seguito l’aumento degli affitti?

E a te? Se il tuo proprietario decide di trasformare la tua casa in un Airbnb, il Piano Casa ti tocca?
E se il tuo stipendio è troppo basso e non hai garanzie sufficienti per affittare, il Piano Casa ti riguarda?
Sì. Purtroppo sì.

Perché questo Piano Casa è anche un’arma contro di noi. Contro Sara, Malek, Miriam, Giovanni, contro di te. E contro tutte e tutti noi.

Prevede infatti strumenti che rendono ancora più facile sfrattare, espellere e lasciare senza casa chi è più fragile, chi si trova in difficoltà o chi non riesce a trovare un alloggio.

In sintesi, rispetto a questo Piano Casa: primo, siamo contro; secondo, non ne abbiamo paura.

Sappiamo che il diritto alla casa è sotto attacco da anni. E sappiamo anche che solo le lotte possono difenderlo e ampliarlo, strappandolo dalle mani di palazzinari e governi che lo trattano come merce.

Organizziamoci insieme. Contro il Piano Casa. Per il diritto alla casa per tutte e tutti.