Giorgio è stato riammesso su Facebook e Instagram dopo nove giorni di sospensione, arrivata a seguito della pubblicazione di un post sulla condizione dei bambini palestinesi e sulla tragedia che si sta consumando a Gaza.

Una buona notizia, che accogliamo con soddisfazione e che dimostra ancora una volta quanto sia importante non accettare passivamente i provvedimenti di censura e continuare a denunciare ciò che accade.

Resta però un fatto: Giorgio era stato sospeso con l’accusa di essere una “persona o organizzazione pericolosa”, senza che venisse fornita una spiegazione trasparente e puntuale delle ragioni di una decisione tanto grave, che avviene peraltro a pochi giorni dalla messa la bandi di Autistici / Inventati da parte dell’amministrazione Trump.

La riattivazione del profilo di Giorgio non cancella quindi le domande che questa vicenda pone sul potere delle grandi piattaforme di decidere cosa possa essere detto e cosa possa essere oscurato, soprattutto quando si parla di Palestina, guerra e genocidio.

E non è un problema che riguarda soltanto i social network.

Viviamo una fase nella quale il dissenso contro la guerra viene sempre più spesso delegittimato e compresso: dalle piazze alle università, dall’informazione alla richiesta di trasparenza sulle armi che transitano attraverso i nostri porti.

La vicenda di Ravenna è emblematica: persino la richiesta di conoscere informazioni sul traffico di materiale bellico viene ricondotta alle esigenze della sicurezza nazionale e al quadro di una guerra nella quale l’Italia sarebbe coinvolta.

Noi questa logica la respingiamo.

La democrazia non può essere sospesa in nome della guerra. Il diritto di informare, di manifestare, di fare domande e di dissentire non può diventare un ostacolo da rimuovere quando si mettono in discussione le politiche di guerra e il sostegno italiano a Israele.

Continueremo insieme a denunciare la guerra, il genocidio del popolo palestinese e le responsabilità del nostro governo e delle istituzioni italiane, e a difendere il diritto di tutte e tutti di informare, manifestare e dissentire.