Ogni giorno peggiorano le condizioni di vita nei nostri quartieri e nella nostra città. La guerra e il riarmo si rispecchiano direttamente non solo in un attacco ad altri popoli nel mondo, ma anche in una “guerra interna” ai danni delle fasce popolari, dei lavoratori e delle lavoratrici: l’aumento dei prezzi dei carburanti si traduce direttamente nel carovita; il dramma della casa, legato ad affitti e mutui irraggiungibili e all’assenza di tutele per chi deve scegliere tra un tetto sulla testa e un piatto sulla tavola, comporta sempre più sfratti.
Viviamo con salari fermi al palo da 30 anni e con un mondo del lavoro che offre solo precarietà e sfruttamento, mentre gli omicidi sul lavoro continuano al ritmo di tre al giorno. La sanità pubblica è stata smantellata e curarsi è diventato un lusso per chi può permettersi strutture private. La scuola, sfornita di ogni risorsa e scopo emancipatorio, è diventata luogo di indottrinamento e reclutamento per la guerra.
Il governo Meloni, davanti a tutto ciò, continua a sostenere l’aumento delle spese militari, portando il Paese all’interno di un’economia di guerra che sacrifica gli investimenti sociali per il guadagno di chi produce armi. Una dinamica che si nutre dell’assenza di democrazia e reprime ogni dissenso, portandoci verso una “società caserma”, mentre assistiamo all’immobilismo e alla complicità delle opposizioni parlamentari.
Il governo si riempie la bocca della parola “sicurezza” per far tacere chi dissente: decreti sicurezza, scudo penale per le forze dell’ordine e provvedimenti che creano un “nemico” (immigrati, senzatetto, poveri) su cui scaricare la colpa della crisi. Cosa fa il centrosinistra nelle città che amministra? Nulla. A Roma, come a Bologna o Milano, la giunta di centrosinistra insegue le politiche securitarie invocando più telecamere e decreti emergenziali.
La Giunta Gualtieri, in linea con il governo Meloni e la Regione di Rocca, ha intrapreso politiche di messa a valore dei territori, svendendoli al turismo o trasformandoli in discariche del centro “vetrina”. Investimenti milionari vanno a beneficio di palazzinari e speculatori, mentre i quartieri popolari restano senza servizi e tutele. Il “Modello Giubileo” e il PNRR hanno accentuato questa logica, investendo in grandi opere nocive e cementificazione, mentre i poteri commissariali chiudono ogni spazio di interlocuzione democratica.
A Roma, molti territori vivono in uno stato di abbandono: verde pubblico inesistente, strade fatiscenti, trasporti assenti e un disagio sociale che cresce. Tutto ciò genera insicurezza reale, quella che si vive quando si è lasciati soli. Noi non accettiamo questa narrazione: la militarizzazione non rende le strade più sicure.
Vogliamo una reale sicurezza, ovvero sicurezza sociale! Vogliamo investimenti strutturali: fondi per la scuola pubblica, case popolari, trasporti, servizi sanitari, consultori, centri antiviolenza e manutenzione urbana. Chiediamo tutele per i diritti sul lavoro, la fine degli sfratti e il rafforzamento delle reti sociali. La sicurezza si costruisce con la partecipazione popolare e ascoltando davvero gli abitanti.
Parlare di sicurezza oggi significa essere antifascisti, schierarsi contro la guerra e rompere le collaborazioni militari sul nostro territorio. Significa lottare contro il carovita che affama le fasce popolari.
Sta a noi prenderci cura dei nostri quartieri e della città: creiamo una Roma che Si-Cura! Costruiamo un’alternativa autonoma e indipendente all’asse Meloni-Gualtieri!